Il pedalatore pazzo

Da quando vado al lavoro in bicicletta ho molto più tempo per pensare: circa un’ora al giorno! Questo succede perché mentre pedalo non ascolto la radio come facevo in macchina e non chiacchiero con eventuali altri passeggeri: la mia principale occupazione è proprio pedalare e ovviamente evitare di finire sotto le ruote di un’automobile. Sono comunque cose che riesco a fare senza troppi sforzi mentali su gran parte del percorso, ed ecco quindi che per un’ora al giorno posso pensare liberamente a quello che mi passa per la testa.

Avere tutto questo tempo per pensare mi ha portato a comprendere una cosa strana, che neanche a dirlo è proprio una considerazione sui mezzi di trasporto: durante i miei spostamenti incontro altri ciclisti, ma sono molto, ma molto di meno delle automobili che mi sfrecciano continuamente e rumorosamente accanto. Non solo questo: di tutti i ciclisti che incontro ce ne sarà uno al massimo che ha l’aria di aver preso la bici per andare a fare qualcosa da qualche altra parte come faccio io. Il tipico ciclista che incontro è quello che ha indossato la sua sexy tutina aderente e si è messo a gironzolare a caso per le strade senza altro scopo che non quello di farsi un giro. Non è sbagliato, ma c’è una differenza di fondo tra me e lui: io sto togliendo una automobile dalla strada, la mia, mentre lui sta aggiungendo un ingombro. Magari è pure uno che la bici la usa solo per spassarsela ma poi al lavoro ci va ancora in macchina.

Quindi quello che penso è questo: usare la bici per andare da un posto all’altro è una cosa stranissima più o meno per chiunque, mentre la cosa giudicata normale è di usare un’automobile. La prova di questo è una serie di strane battute che devo subire e conversazioni che devo sostenere con più o meno chiunque mi veda con un caschetto in testa. A riassumere tutti dialoghi imbarazzanti cito una mia amica divertita che un giorno mi ha sbattuto in faccia il suo:

Ma sei pazzo!?

Di fronte alla sintesi di questa affermazione ho capito davvero che per le persone normali la bici non è un mezzo di trasporto, ma solo uno strumento per svagarsi quando si ha del tempo da perdere usando rigorosamente le ciclabili, perché per tutto il resto se c’è una strada deve esserci sempre e solo l’automobile. Posso capire benissimo perché anch’io la pensavo circa così, prima di iniziare a prendere la bicicletta e quindi ad avere tutto questo tempo per pensarci.

Ecco qui di seguito le mie considerazioni da pedalatore pazzo.

Le automobili sono ingombranti

Non ci pensiamo mai ma sono una delle cose più ingomgranti che possediamo, sicuramente la cosa più ingombrante di quelle che teniamo in casa. Sono molto più ingombranti di oggetti che di solito rinunciamo a possedere a causa del loro ingombro, come i pianoforti a coda o i biliardi. Non solo: le automobili più sono ingomgranti più sono oggetto di vanto per molti di noi, e spesso sono talmente ingombranti che non ci stanno neppure in garage, ovvero quella stanza speciale della casa fatta apposta per loro con un ingresso largo dedicato.

Le automobili ingombrano quando stanno ferme e ingombrano le strade quando si spostiamo. Quando si spostano tutte insieme o quando alcune finiscono una sopra ad un’altra l’ingombro si trasforma in un ingorgo. Quando raggiungono la meta del viaggio devono essere parcheggiate, ed ecco un nuovo problema di ingombro perché non c’è posto dove piazzarle se prima di loro ne sono arrivate molte altre che hanno già ingombrato tutto lo spazio dedicato.

Tutta questo problema dell’ingombro appare ancora più grottesco se si pensa a cosa devono trasportare queste automobili. La tipica automobile ha cinque posti più un bagagliaio. Cosa trasporta la tipica automobile? Un essere umano alla guida e a fare tanto la sua borsa appoggiata sul sedile del passeggero. Di fatto stiamo usando una o due tonnellate di ferraglia per spostare poche decine di chili di carne e ossa. Siamo talmente tanti a fare così che ci sembra la cosa più normale del mondo, ma a ben vedere così normale non è.

Si va dagli 850 chilogrammi di questa cosa qui:

ai 1000 di questa qui:

per poi passare ai 1400 di questa qui:

e ai 1600 di questo obrobrio qui:

quindi eccoti all’autentico orrore di questi 1800 chilogrammi:

e finalmente arriviamo alla soglia delle 2 tonnellate con questo monolocale su quattro ruote, nel cui bagagliaio potremmo infilare tranquillamente la prima vettura dell’elenco:

Ovviamente le due tonnellate per i più ambiziosi non sono ancora un traguardo quanto uno spunto per nuovi e più stimolanti obiettivi. Soprattutto se ci troviamo ad affrontare imprese ai limiti dell’umano come portare i bambini a scuola e poi fermarci a prendere il pane. Per non esagerare con le foto di automobili mi limito ai 2700 chilogrammi di questa mostruosità qui:

Da notare come pesa più di tre volte la prima automobile, ma non stiamo parlando di un pulmino o di una vettura ad uso esclusivo dei ranger nei grandi parchi del Kenya: è ancora una automobile con cinque sedili e un bagagliaio, come tutte le altre. Sono automobili che vediamo sulle strade tutti i giorni, usate da persone all’apparenza normali per le loro necessità quotidiane. Può anche essere che una volta abbandonata la loro auto in un parcheggio, questi guidatori tornino ad essere persone indistinguibili dalle altre. In questi contesti cittadini le uniche differenze tra chi compra la prima vettura dell’elenco e l’ultima sono il disperato bisogno di autostima dei loro possessori e la loro capacità di buttare un bel po’ di soldi nel cesso.

La mia bicicletta elettrica pesa molto meno di me e pure quando finisco la batteria in salita mi sembra che pesi una tonnellata, con le auto che continuano a sfrecciarmi accanto velocissime e a sputarmi in faccia i resti delle loro combustioni, incuranti della pendenza e del loro peso.

Se ci fosse una legge come per le bici elettriche per cui una parte dell’energia di spostamento deve essere fornita mediante pedali, o se anche solo togliessimo un piccolo confort acquisito come il servosterzo o l’apertura agevolata delle portiere sono certo che faremmo più attenzione a comprare obrobri del genere.

Le automobili sono sempre più sicure, ma solo per chi ci sta dentro

A volte mi chiedo pure da cosa dipendano questi pesi impressionanti, visto che stiamo parlando sempre di una scatola con quattro ruote, un motore e qualcos’altro. Non è che l’ultima ha il triplo delle ruote o dei volanti rispetto alla prima, è evidente. Ma poi attingendo ai ricordi della mia infanzia penso a quanto erano piccole una volta le automobili e a quanto sottili le loro portiere, che avevano tutta l’aria di essere un semplice strato di metallo pressato con poco più di un po’ di imbottitura interna. La regola era proprio di vedere dei bei pezzi di carrozzeria colorata anche quando si stava dentro l’automobile. Adesso le portiere sono spesse e pesanti, e credo che non siano solo quelle ad essere ingrassate. Adesso si parla di sicurezza, ovvero che in caso di incidente le automobili devono preoccuparsi di mantenere in vita sopratuttto chi sta al suo interno perché quell’automobile l’ha pagata, e quindi sono tenute a diventare sempre più simili ai carri armati della seconda guerra mondiale. Con un simile peso serve un motore più potente, ed un motore più potente porta ad avere velocità più sostenute, che a loro volta portano riconsiderare il problema della sicurezza interna. Ma pochissime volte si fa menzione alla sicurezza di chi viene travolto, che a questo punto diventa poco più che un ostacolo. E quyali categoria di viaggiatori in tutti questi anni non hanno seguito con foga questa gara alla sicurezza di chi sta dentro alle spese di quella di chi sta fuori? Ovvio: quelli che non stanno dentro a niente, ovvero i pedoni, i ciclisti e i motociclisti.

Diciamo che più è alta la sensazione di sicurezza all’interno di un veicolo, più è bassa per chi sta fuori. Per chi non sta sul marciapiede ma condivide lo stesso spazio con una bicicletta questa sensazione è particolarmente opprimente.

Le automobili consumano

Movimentare tutte queste tonnellate di metallo e accessori alla moda ha un effetto diretto sui consumi. Se pure dovessi montare il motore a scoppio di un tosaerba su una bicicletta, per quanto inefficiente che possa essere non avrei problemi a consumare molto, ma molto di meno della più moderna delle cose qui sopra. Potranno anche essere ultraefficienti nei consumi, ma comunque ogni volta che vengono spostate avranno necessariamente bisogno di una quantità smodata di energia per una banale considerazione sul lavoro fisico: spostare una tonnellata di peso da un posto all’altro è cento volte più oneroso che spostare dieci chili. Quella dei motori efficienti, elettrici e ibridi è una barzelletta che amiamo raccontarci per farci sentire a posto con la coscienza, ma ogni volta che decidiamo di adoperarli per spostare il nostro corpicino da un posto all’altro, ecco che stiamo consumando molto, ma molto di più di quello che accadrebbe se ci andassimo con un mezzo di trasporto più leggero, tipo le nostre scarpe o una bicicletta.

La automobili non sono così belle e necessarie come ci dicono nelle pubblicità

Tempo fa è stata proibita la pubblicità delle sigarette, perché incoraggiava le persone ad usare qualcosa di dannoso per se stesse, per gli altri e per le finanze del ministero della salute. La pubblicità delle automobili non è proibita, nonostante siano dannose per tutte le stesse cose delle sigarette. Alle morti causate dall’inquinamento vanno aggiunte quelle per incidente stradale e quelle indirette provocate dal cambiamento climatico, che poi non riguarda solo noi umani, ma tutta la biosfera, quindi ben altra portata rispetto al tabacco. Per quanto si voglia condannare una sigaretta accesa, i suoi effetti sul clima sono del tutto trascurabili rispetto a quelli di una automobile.

Nonostante questo ad oggi in ogni striscia pubblicitaria ce ne è sempre almeno una che esalta le qualità di una certa vettura rispetto alle altre. Non cercano mai di convincere le persone a comprarla spiegando a cosa serve, o ai vantaggi rispetto a chi va a piedi, perché tutti quanti noi dei posti ricchi ne abbiamo già un numero più che sufficiente in ogni famiglia. In più quelle che abbiamo fanno esattamente le stesse cose di quelle che vorrebbero farci comprare: come già datto hanno cinque sedili e un bagagliaio. Siccome non abitiamo nella tundra, nella giungla o su un’isola deserta come vorrebbero farci credere i pubblicitari e non dobbiamo fronteggiare alluvioni e animali feroci quanto una città già piena di altre automobili, averne una più grossa e potente non ci permette di essere più veloci o più realizzati, ma al limite di sopravvivere nel caso in cui tutta questa potenza non ci faccia finire addosso a qualcos’altro. Ecco quindi che le pubblicità per si ritrovano a fare leva su concetti umani ancestrali come la passione, le emozioni e la libertà, o a limite per i meno temerari la (vostra) sicurezza. A sentire loro solo usando quel modello di automobile possiamo dare sfogo a questi sentimenti. Guidare ogni altra automobile, compreso il modello precedente di quella reclamizzata, non è altro che un’esperienza imbarazzante se non traumatica e le altre persone vi guarderanno schifati. Siate voi a guardare schifati loro!

Più queste automobili diventano grosse, più prendono nomi intrepidi e altisonanti: Freelance, Discovery, Cherokee, Tuareg, Freemont… Come se con un nome del genere ci si dimentica che il loro unico scopo è quello di spostare le nostre terga da un posto all’altro con la minima fatica e la massima comodità. A questi nomi già fuori luogo poi vengono aggiunti allestimenti come SPORT, ADVENTURE o DYNAMIC. Di fatto aggiungono imbarazzo ad un nome già di suo imbarazzante, perché andare in giro in automobile è proprio il contrario di essere sportivo, avventuroso o dinamico. Sarebbe più coerente chiamarle PIGRIZIA, QUOTIDIANITA’ o SEDENTARIETA’, ma anche qui il marketing fa del suo meglio per sviarci dalla verità e cercare di venderci a corredo di automobile inutile anche l’idea sottintesa che possedendo quel veicolo la nostra autostima aumenterà con la stessa facilità con cui premeremo l’acceleratore. Andare a fare la spesa a piedi o con una utilitaria è da persone meschine, ma farlo alla guida di un poderoso fuoristrada mi dà la sensazione di stare vivendo solo una parentesi temporanea della mia vita, ma in realtà il mio scopo è di cacciare il bisonte nelle grandi praterie, o attraversare il deserto sul percorso delle oasi. Ovviamente in automobile, chiaro, mica certo a cavallo o su un dromedario.

Le automobili sono rumorose

Quando si sta all’interno di una automobile non ci si accorge di quanto siano rumorose perché ormai abbiamo tutti l’aria condizionata e i finestrini sono sempre chiusi. Così c’è un mondo silenzioso e controllato interno separato da quello caotico e e rumoroso di fuori. D’altra parte i motori a scoppio, lo dice anche il nome, per funzionare hanno bisogno di continue esplosioni, e le esplosioni sono rumorose. Le auto elettriche non vanno a esplosioni, così hanno deciso di mettercele finte, per non diminuire il disagio da rumore di chi sta all’esterno ed evitare che i pedoni si buttino sotto un’auto che passa senza guardare. Evidentememente diminuire la velocità nei centri abitati non è nemmeno lontanamente pensabile.

Andando in bici però mi sono accorto di questa cosa: quando faccio una stradina secondaria sono solo e sento il rumore delle mie ruote sui sassolini del percorso. Ovviamente si sente comunque l’immancabile brusio della automobili in lontananza, ma a quello come all’inquinamento correlato siamo tutti rassegnati. Però nella vicinanze c’è un silenzio a cui non sono abituato.

Quanto poi torno sulla strada principale e mi immergo di nuovo nei rumori costanti delle auto, che per per comodità di ciclista ho diviso in due gruppi:

  1. quello delle macchine che vedo arrivare sull’altra corsia
  2. quello delle macchine che si avvicinano alle mie spalle per sorpassarmi

Le auto del primo gruppo vedendole mi preoccupano di meno, mentre quelle del secondo cerco di capire quanto grosse e veloci siano in base al tipo di rumore che fanno. Anche queste di solito non mi fanno preoccupare, a meno che i due rumori non arrivino insieme, con l’idea che si incontrino proprio dove sono io. A questo punto devo pure cercare di scansarmi il più possibile sul bordo della strada, perché so già che l’automobilista della mia corsia mai e poi mai aspetterà a sorpassarmi solo quando avrà lo spazio per farlo. Se non avrà lo spazio per passare nell’altra corsia si rassegnerà a rischiare di rovinare la sua carrozzeria facendomi un pelo al gomito col suo specchietto retrovisore o alla peggio a rovinare il suo paraurti con il mio corpo. Fino ad oggi non è ancora successo, ma se devo elencare i miei possibili tipi di morte imminente in base alla loro probabilità, questo sarebbe senz’altro al primo posto. Da questo punto di vista non posso lamentarmi troppo del rumore delle automobili, perché se non altro aumenta sensiblmente le mie probabilità di sopravvivere ogni volta che prendo una bicicletta.

Su quest’ultimo punto, ovvero la mia possibile morte in bicicletta, l’opinione comune ne vedrà la causa nell’uso ostinato di una bicicletta sulle strade usate dalle automobili, vedi titolo. Ma voglio essere chiaro: non sto parlando di usare la bicicletta in tangenziale, che è proibito, ma su una normalissima strada di paese, per giunta una strada senza piste ciclabili alternative verosimili. Il fatto che le automobili siano in maggioranza schiacciante e il fatto che occasionalmente i comuni più attenti ci forniscano di questi ghetti per pedalatori non rendono le strade di paese a loro uso esclusivo. Se finisco sotto una macchina io sono quello che ci rimette di più, ma la colpa non è solo della mia incoscienza, ma dell’incapacità e arroganza dell’automobilista. Le persone che considerano colpevole il ciclista che finisce sotto una macchina sono sicuramente le stesse che condannano le donne quando inducono gli uomini allo stupro con vestiti troppo provocanti.

Le automobili hanno bisogno di strade altrimenti non funzionano

Se uno compra una macchina poi di solito vuole anche usarla. Quando te la vendono te la mostrano sull’Himalaya, poi mentre attraversa il ponte di Brooklyn completamente sgombro al tramonto, quindi mentre fa alzare in volo uno stormo di fenicotteri presso un lago africano ed infine parcheggiata sulla più esotica spiaggia caraibica. E’ chiaro che ci serve una strada asfaltata e comoda per arrivare in tutti questi posti.

Ogni volta che facciamo una strada per andare da un posto ad un altro di fatto stiamo facendo un’altra bella cicatrice sul nostro pianeta. Che stiamo passando in un bosco, in un campo o in una prateria, di fatto stiamo separando quello che c’è a sinistra da quello che c’è a destra. Agli animali che già ci stavano in questo posto sicuramente darà fastidio, sia che questi facciano parte della fauna selvatica o che siano umani con una fattoria. Poi su questa strada inizieranno a passarci automobili il più velocemente possibile, ed ecco che di un ecosistema ne abbiamo creati due. Magari non ci si pensa, ma non tutti gli animali volano o scavano buche. Quelli che ironicamente sono più simili a noi per spostarsi devono usare le zampe: avere un’autostrada con spartitraffico che separa la propria tana da quella della della propria amata è proprio quel tipo di intralcio che può portare a fare scelte stupidamente drammatiche, tipo cercare di attraversare lo stesso e finire intorno alle ruote di un camion. La maggior parte di noi i porcospini li avrà visti sempre e solo spalmati sull’asfalto.

Le strade hanno una controindicazione anche per noi umani: più ne stendiamo per raggiungere nuovi posti affascinanti, più le useremo per andarci e più questi posto perderanno il loro fascino per diventare come tutti gli altri. Un conto è raggiungere un tempio nella giungla facendoci largo per giorni con un coltellaccio, rischiando di finire avvelenati, masticati, traditi dai nostri servitori o chissà così’altro, un conto è trovare un parcheggio non troppo lontano, visitare in fretta il sito per evitare le ore più calde e le maledette zanzare e quindi sedersi a mangiare qualcosa di vagamente esotico al ristorante tipico nel centro commerciale.

Alla fine quando tutti saremo stati in questi posti particolari e non potremo più vantarci con i nostri conoscenti di avere fatto qualcosa di diverso, inizieranno a prendere senso le farneticazioni di Elon Musk sui suoi viaggi extraterrestri, e tutte le nostre ambizioni dovranno essere ricalibrate.

Le automobili fanno ingrassare

Tutte le volte che prendiamo l’auto per andare da qualche parte non lo facciamo usando nel modo previsto gli straordinari strumenti gratuiti che ci ha fornito la natura. A fare così si consumano molte meno calorie di quello che si dovrebbe. Siccome molti di noi non si guadagnano da vivere con lavori di movimento come può essere la caccia a mammuth e smilodonti, ecco che nella nostra quotidianità è facile ingrassare. Ingrassare andava bene una volta, quando si dormiva nelle caverne, faceva fredddo perché stava giusto finendo una glaciazione ed era comodo portare sul proprio corpo un po’ del cibo accumulato da una stagione di caccia ad un’altra. Ma oggi che è facile procurarsi il cibo in ogni stagione dell’anno essere fortemente sovrappeso è solo che un problema e provoca una serie di malattie da benessere molto fastidiose, quali il diabete e l’ipertensione. Siamo tutti d’accordo che le modelle troppo magre fanno un po’ senso, ma questo non ci giustifica a dire che grasso è bello. Sicuramente non è sano.

E andare un automobile in palestra scusate ma è una cosa da cretini.

Le automobili hanno bisogno di carburante

Ho messo questo punto verso il fondo, ma a bene vedere è una nota positiva: prima o poi il carburante finirà e allora saremo costretti per forza a cambiare il modo in cui ci spostiamo. Fino a quanche anno fa l’idea di finire il petrolio mi angosciava terribilmente, perché vedevo film tipo Mad Max o cartoni come Ken Shiro con l’umanità violenta e abbruttita intenta a contendersi le ultime risorse in un mondo devastato. Speravo solo che se mai quel giorno dovesse arrivare, fosse solo dopo la mia morte, anche perché tutti i miei studi accademici sarebbero serviti poco se si fosse trattato di affrontare un branco di punk psicotici esaltati dall’uso di lanciafiamme e catene.

Ormai però vedo che il problema più grande non è solo che le energie non rinnovabili per definizione finiranno, ma che usandole stiamo surriscaldando e alterando terribilmente l’unico pianeta che abbiamo. Per come la vedo ora prima finiranno tutte le energie non rinnovabili e prima la smetteremo di fare cose stupide e incoscienti come continuare a spostare automobili, camion, navi e aerei da un posto all’altro del pianeta con lo scopo principale di mantenere il nostro attuale stato di benessere a basso costo. Possiamo dire che non è così basso se a pagare il conto è l’ambiente. La mia speranza è che si arrivi ad una condizione di sostenibilità ambientale prima che noi esseri umani riusciamo a distruggere irreversibilmente tutto quanto. E complicato e mi rendo conto già mente lo scrivo che ci sono talmente tante implicazioni e conseguenze in queste parole da farle sembrare nient’altro che incoscienti farneticazioni. Se le scrivo lo stesso è perché farlo non costa niente, e perché non c’è molto altro a cui pensare per come stanno andando le cose, con un’umanità che continua a pretendere il lusso trattandolo come se fosse un bene di prima necessità, ed ignorando la drammatica realtà dei fatti. Per conto mio prima iniziamo a comportarci come se il petrolio fosse già finito e meglio sarebbe per tutti.

Le automobili sono costose

Sono costose sotto quasi ogni punto di vista. Alcuni punti li abbiamo già visti, tipo il fatto che costino in termini di occupazione di spazio, di carburante per farle muovere o in temini di salute. In più costano un’esagerazione quando le si compra, al punto che se dividessimo il loro costo sugli anni che le useremo, finisce che più di uno stipendio all’anno finisce nel possesso di una automobile. Hanno dei costi fissi che si pagano anche se non se si usa. Poi costano perché vanno continuamente riparate e soprattutto costano all’ambiente per tutta la mostruosa quantità di anidride carbonica che generano ogni volta che le si muove.

Purtroppo sono tutt’ora adorate da tutti i governi dei paesi che dipendono economicamente dall’industria dell’automobile. E non si parla solo delle grosse fabbriche di auto, ma anche di tutte quelle aziende che girano loro intorno fornendogli quella roba necessaria per costruire queste mostruosità tecnologiche. Senza le automobili il PIL crolla, e sappiamo tutti che per essere autorizzati ad essere felici al giorno d’oggi il PIL deve aumentare, anche se significa consumare il nostro pianeta in modo sempre più incontrollato.

Viviamo in un’epoca un po’ strana in cui pochi hanno idea di cosa bisogna fare. Molti portano ancora avanti il credo sacro per cui per essere felici dobbiamo semplicemente produrre un po’ di più di quello che abbiamo prodotto l’anno prima, senza per forza guardare a quello che si produce e senza preoccuparsi sugli effetti disastrosi che questo ha sul nostro pianeta. Altri iniziano a dire che è il caso di smettere di produrre cose senza senso quando quelle che già abbiamo funzionano ancora o magari vanno solo riparate, anche se questo significa dover affrontare concetti brutti come la disoccupazione e la stagnazione economica. La pandemia ci ha sbattuto di fronte a questo dilemma e tutti i governi del mondo hanno dovuto scegliere velocemente se salvare l’economia o la pelle dei propri elettori. Questo è stato solo un assaggio inaspettato di quello che sta inesorabillente accadendo nel mondo, ma nonostante tutte le drammatiche evidenze la stragrande maggioranza dei governi non vede l’ora di sconfiggere il virus e di ripartire il prima possibile a produrre per far ripartire l’economia a pieno regime. Il virus non è il vero problema, vorrei considerare il virus come un messaggio di quello che sta arrivando e per cui non esiste la scappatoia comoda del vaccino.

A ben vedere una cosa delle automobili che costa poco c’è, ed è il carburante. Nei posti che costa di più non arriva comunque ai due euro al litro e già molti si lamentano che costa troppo, sopratutto quelli che si sono accorti di quanto consumano i loro miniappartamenti su ruote. Ma voglio ricordare che stiamo parlando di un liquido che per essere prodotto deve decantare sotto terra per centinaia di milioni di anni. Facciamo un paragone con il vino Franciacorta, che costa circa quindici euro a bottiglia. Il vino se ne sta un po’ di mesi nelle vigne in forma di acini d’uva. Poi viene raccolto, spremuto e messo a fermentare in botte. Quindi passa in bottiglia e ci rimane almeno tre anni, prima di essere etichettato e messo in vendita. Alla fine quei tre quarti di litro mi costano meno di cinque euro all’anno. Per fare il carburante bisogno seppellire dei resti organici ad adeguate condizioni di isolamento, pressione e temperatura per qualche centinaio di milioni di anni, quindi estrarlo con delle strumentazioni più costose di un lavoratore stagionale, raffinarlo e portarlo ai distributori in giro per il mondo. Se dovessimo pagare una azienda per produrre nuovo petrolio innanzitutto ci troveremmo ad aspettare alcune ere geologiche che venga pronto, e in secondo luogo un pieno verrebbe a costarci un miliardo di euro. Se ad oggi costa un miliardo di volte di meno è solo perché stiamo saccheggiando senza criterio le scorte del passato, e sappiamo benissimo che non potremo fare così per sempre. Nessun possessore si automobile si è mai preso la briga di seppellire il proprio gatto morto in condizioni tali da regalare un bicchiere di petrolio ai propri pronipoti. Peccato solo che ora che finirà il petrolio il cambiamento climatico avrà passato il punto di irreversibilità da tempo, grazie soprattutto all’uso indiscriminato del petrolio e di tutti gli altri idrocarburi fossili.

Ho scritto tutto questo per mostrare che usare l’auto tutti i giorni per fare cose che si possono fare a piedi o in bici non è una cosa normale. Non è nemmeno normale perché la fanno tutti, ma casomai non è normale ma pericoloso proprio perché lo fanno tutti. Quello che deve tornare ad essere normale è l’uso della bici o dei propri piedi per spostarsi. Da ciclista dell’ultim’ora vorrei iniziare a vedere le strade piene di biciclette, e non piene di automobili puzzolenti, rumorose e pericolose. Sarei molto, ma molto felice se tutti quanti trovassimo il coraggio di prendere le nostre biciclette per riconquistare le strade così che non abbiamo più la scusa di dire che siamo obbligati a prendere la macchina per portare i miei figli a scuola perché le strade non sono sicure. Le strade non sono sicure anche perché tutti ci portano i propri figli a scuola in macchina. La mancanza della famigerata ciclabile non deve essere una scusa, perché le strade non sono solo delle macchine: le strade sono anche delle bici, e le macchine questo devono impararlo. Se iniziamo ad usare la bici porteremo un po’ di normalità nelle strade del nostro paese e lo aiuteremo a farlo tornare un ambiente sicuro anche per i nostri figli. Perché questo deve tornare ad essere la normalità in tutto il mondo, e non una cosa da pedalatori pazzi.