La “Pasta Nucleare”, nuova evidenza di Sua Spaghettosità all’interno delle stelle di neutroni

Da space.com arriva l’ennesima prova dell’esistenza del Flying Spaghetti Monster. Come se ce ne fosse bisogno, dirà ormai la gran parte di noi fedeli pastafariani, abituati a vedere conferme della Sua Esistenza in ogni entità naturale, dalle più grandi alle più piccole. E forse perché dopo il bosone di Higgs ancora qualcuno ha dubitato di Sua Altissima Sugosità, ecco una nuova apparizione per chi non è del tutto convinto, o per chi ancora sta aspettando da qualche migliaia di anni la vaga manifestazione di altre divinità minori latitanti. Si parla di “Pasta Nucleare“, ovvero la materia presente nel nucleo delle stelle di neutroni.

 

pasta nucleare nelle stelle di neutroni

 La pasta nucleare ci una stella a neutroni, con un eloquente ingrandimento

Gli astronomi, da atei consumati come ci hanno capire che sono, si ostinano a girare intorno alla questione, usando però termini clamorosamente inneggianti al Divin Sugo come “strati di lasagne” o “spirali a fusillo“. La spiegazione sarebbe clamorosamente più semplice ammettendo l’origine divina e firmata delle stelle a neutroni.

 


Inoltre questo spiega anche con estrema semplicità la causa che tiene così vicini gli atomi di tali stelle, quando normalmente svolazzano ad enormi distanze gli uni dagli altri: la maglia glutinica! Di seguito un’immagine elaborata in computergrafica del glutine, in cui si mostra come interagiscono le glutenine, o parte spaghettosa, con la gliadine, o parte del sugo al ragù, per formare il glutine con la presenza di acqua. A seguito ovviamente di vigorosa azione di impastatura.

 

maglia glutinica

La maglia glutinica, semplice come una carbonara

 

Considerando queste molteplici e disparate evidenze, si fa largo sempre di più tra gli scienziati seri la teoria che la maglia glutinica non sia solo una evidente manifestazione del Flying Spaghetti Monster, ma che possa essere anche la forza che secondo le teorie quantistiche moderne unifica in un unico concetto le quattro forze che governano l’universo: la forza gravitazionale, la forza elettromagnetica e le forze nucleari debole e forte. Per dimostrare questa Sacra Teoria che oltre alle quattro forze unirebbe Fede e Scienza, invito tutti gli esponenti del mondo fisico accademico a lavorare con più serietà sotto l’effetto di massicce quantità di alcool, quale prova di fede per Sua Spaghettosità.

Hasta la Pasta.

Il Flying Spaghetti Monster non fa le pentole e nemmeno i coperchi

Commedia in due atti

con venditore di pentole AMC alla regia e nel ruolo di attore protagonista

FSM in pentola

Poco tempo fa io e la mia amata abbiamo avuto l’onore ed il privilegio di essere invitati ad un evento sensazionale: una presentazione di pentole AMC presso una coppia di amici.

L’invito è arrivato dal mio amico con una telefonata diverse settimane prima, per di più con un velo di mistero. Roba tipo:

“Alberto, vi invitiamo ad una serata a casa nostra per una cosa che riguarda molto la tua scuola, non ti vogliamo dire niente di più, ma siamo sicuri che ti interesserà molto.”

L’alone di mistero già rendeva affascinante l’evento. Ho pensato fosse una nuova versione domestica di una cena con delitto, ma dopo alcune vaghe e circospette affermazioni del nostro amico abbiamo intuito che doveva trattarsi di una presentazione di un qualche prodotto della cui validità il nostro ospite era fermamente convinto. Al punto di credere di farci un grosso favore invitandoci a casa sua, e che i miei tre anni di scuola alberghiera mi sarebbero stati ancora più utili per confermare quanto a lui era già stato spiegato. Questo genere di inviti in genere mi fa un po’ innervosire, ma la mia amata mi ha detto di non preoccuparmi, che in ogni caso sarebbe stata una bella serata con amici e che ci saremmo sicuramente divertiti. Con l’unico accordo reciproco tra me e lei di “non comprare niente!”.


Abbiamo quindi confermato la nostra presenza, ansiosi di assistere a questo evento esclusivo.

La sera prevista ci presentiamo, già nutriti, a casa dei nostri ospiti. L’atmosfera è elettrizzante: il tavolo della cucina è stato spostato da un lato della stanza, ed è ricoperto con una elegante tovaglia di velluto blu. Sopra di questa una serie di tovaglioli dello stesso colore nascondono oggetti misteriosi e affascinanti, e subito il mio pensiero corre a dei prototipi miniaturizzati della prossima Ferrari di Formula 1. Accanto alla tavola c’è un cavalletto, e ai bordi della stanza, a semicerchio, le sedie su cui a breve prenderemo posto. Su due di queste già c’è una coppia di amici in comune, che salutiamo cordialmente. In piedi a dominare tutta la scena ci sono i due giovani conduttori della serata, riconoscibili dai completi studiatamente casual ma non troppo: camicia neutra, giacca ma non cravatta, jeans ma non rovinati, scarpe a punta. Il tutto per dirci: “siamo gente per bene, e gente come voi, cari amici presenti, e non volgari venditori che vi hanno attirato con l’inganno e con l’ignara complicità dei vostri amici in una trappola per farvi il lavaggio del cervello e convincervi a comprare oggetti di cui non avete bisogno ad un prezzo assolutamente fuori mercato. No: noi siamo sono come voi”.

I due venditori si presentano. Prima quello che chiameremo Giorgio, poi l’altro che chiameremo Piero. Giorgio parlerà molto nel corso della serata, mentre l’ultima parola che dirà Piero sarà proprio il suo nome durante la presentazione. Salvo brevi interruzioni, la sua funzione sarà quella di puntellare il frigorifero per evitare che in caso di rottura di un piedino possa rovinare sugli ospiti.

Giorgio parte subito a farci capire quanto lui sia effettivamente come noi: infatti la presentazione inizia con una inattesa digressione: l’azienda di cui si vanta di fare parte, la AMC, va a gonfie vele, perché i suoi clienti sono felici, i prodotti validi ed i venditori hanno un successo altissimo ogni volta che mettono il naso fuori della porta. A dimostrazione di questo Giorgio ci mostra alcuni grafici ed un paio di vedute aeree di una fabbrica in Germania che ci rassicura che qualsiasi cosa stia per essere pubblicizzata non è prodotta in Cina, autentico spauracchio industriale temuto da tutte le persone per bene. Ed infine l’annuncio: la AMC cerca personale in zona: per far fronte alla grande mole di lavoro decine di persone devono essere rapidamente assunte. Sì, abbiamo sentito bene: anche noi, o qualcuno che conosciamo, può rapidamente entrare in questa grande famiglia, e garantirsi un futuro con un lavoro costruito portando la felicità alla gente, come Giorgio e Piero stanno facendo adesso con noi. Insomma, ancora non so bene dove andranno a parare, ma le premesse sono assolutamente delle migliori.

Finalmente si entra nel vivo. Giorgio gira il foglio e si scopre il motivo per cui questo sabato sera non sono in un’osteria a bere birra: sto partecipando ad una presentazione di pentole. Ma di pentole di grande qualità: sono fatte in Germania, ma le vendono in tutto il mondo. Una serie di pallini distribuiti in un planisfero non vuole ricordarci la presenza di mine antiuomo nel mondo, ma l’efficiente capillarità di questa florida società. Grafici gagliardi delle pentole in sezione mostrano una serie di frecce colorate che vanno nelle direzioni migliori, formando alcuni voluttuosi yin e yang rossi e blu della termodinamica. Uno alla volta i tovaglioli di velluto vengo alzati per mostrare quelle che a prima vista appaiono come normali pentole o coperchi, ma di cui Giorgio rapidamente spiega le eccezionali caratteristiche, uniche al mondo. Di ogni componente o accessorio vengono decantate le doti stupefacenti, accompagnate dal nome roboante che ufficio marketing della AMC ha scelto per racchiudere nel modo migliore l’alta tecnologia di questi prodigi della tecnica. Cose come i manici studiati per non ustionarti, o il fondo incredibilmente tecnologico, o il coperchio con il termometro sopra, o il cronometro sonoro che ti chiama quando la pasta è cotta. Oggetti che sono talmente evoluti da parlarsi tra loro: il termometro parla col fondo, e confrontano le temperature. Poi le comunicano al cronometro, a cui è stato impostato dal cuoco umano il tipo di pietanza. Il cronometro quindi decide se mettersi a suonare o no, per richiamare l’attenzione del cuoco sul procedere delle sue cotture. Un po’ come il pentolame e umanizzato che ho visto in almeno tre film della Walt Disney.

torta magica della bella addormentata

Ma chi mai comprerebbe un oggetto solo perché un astuto presentatore ce ne ha decantato le lodi? Nessuno. Ed infatti Giorgio ci anticipa che a breve gli uomini delle tre coppie invitate (uno sono io) verranno chiamati a cucinare. La frase di Giorgio è ammiccante, e ovviamente procura tra le coppie presenti l’ilarità attesa. Si parte infatti dal presupposto assodato che qualsiasi uomo in cucina ha la stessa grazia e disinvoltura di un rinoceronte in una merceria, e che se questi trogloditi riescono a produrre qualcosa di commestibile con un sapore anche lontanamente decoroso, significa che queste pentole sono davvero miracolose.

E’ difficile però dimostrarsi dei giovani Gualtiero Marchesi, quando come compito mi viene chiesto solamente di prendere un petto di pollo da un piatto e di appoggiarlo sul fondo di una pentola. Ma nonostante l’imbarazzo di sentirmi osservato e giudicato credo di eseguire il compito senza troppi problemi. Giorgio mi ringrazia e mi chiede di riaccomodarmi.

Il nostro amico dell’altra coppia ha un compito simile: deve spostare delle verdure già pulite e tagliate da un contenitore ad una seconda pentola. Lui non è preparato come me, ma con l’aiuto di Giorgio riesce lo stesso nell’impresa senza far cadere a terra alcun ortaggio. A Giorgio il compito più difficile: con teatralità taglia una pera in due metà, e ne mette una in pentola con le verdure. Ci viene detto che scopriremo più avanti il significato di questo gesto arcano. A me che ho letto almeno quarantadue volte Le avventure di Tom Sawyer, il pensiero vola al sistema per togliersi le verruche dalle mani tagliando a metà un fagiolo e nascondendone una delle due parti.

Si prospetta anche un riso alle verdure. Giorgio si ostina a chiamarlo risotto, forse perché suona meglio, ma a casa mia se voglio un risotto come prima cosa devo fare tostare il riso, e ogni altra cosa la chiamo riso bollito o come mi pare, ma non risotto.

Non voglio interrompere Giorgio con questi inutili dettagli di teoria della cucina italiana perché è lanciatissimo, e già ci anticipa che nel giro di pochissimi minuti potremo gustare il suo ottimo non-risotto. Ma roba tipo sei minuti, e non i classici quindici – venti minuti di attesa che, Giorgio lo sa bene, nella frenesia della vita moderna tendono ad essere troppi. Perché il nostro tempo è prezioso. Ma comunque abbiamo diritto a mangiare sano!

La salute è importante per Giorgio, e ce lo fa notare continuamente mentre il suo non-risotto cuoce: vuole essere sicuro che lo sia anche per noi. A scanso di equivoci ci chiederà anche di stimare quanto vale per noi la salute in una scala da uno a dieci. La domanda è difficile, di quelle che fa molto pensare, ma alla fine tutti concordano per il dieci. Ogni coppia scrive il numero dieci nell’apposito quadratino di un fogliettino colorato che ci è stato dato. Questi dati serviranno probabilmente per una statistica presso gli uffici tedeschi della AMC, dove un’equipe di brillanti analisti li elaborerà e ne trarrà importanti conclusioni, che verranno esposte al consiglio dei soci per decidere le politiche future della multinazionale.

Perché Giorgio insiste tanto sulla salute, e non, che ne so, sul colore delle pentole? Ma perché le pentole che ci sta mostrando sono senza ombra di dubbio le migliori in assoluto in questo campo. Infatti cuociono tutto quello che vogliamo senza usare grassi: né olio né burro. Caspita. Sono pentole studiate per far girare l’aria all’interno in un modo così mirabolante e a temperature così attentamente controllate che non si brucia mai niente: tutto cuoce benissimo senza i temuti grassi aggiunti, e dato che non si usano liquidi conduttori viene da sé che tutte le proprietà nutrizionali ed organolettiche degli alimenti rimangono all’interno. Magari non proprio tutte, come continua ad insistere Giorgio, visto gran parte delle vitamine di cui parla tanto al minimo accenno di calore se ne vanno senza troppi complimenti. Ma perlomeno i sali minerali sì: quelli saranno ancora lì, e non saranno finiti nell’acqua di cottura e che poi alla meglio va nel vaso dei gerani, o alla peggio nel buco del lavandino.

Fosse solo quello della perdita di sali e liquidi il problema! No: in realtà Giorgio, con fare cospiratorio, ci dice una cosa che purtroppo già sapevo: l’antiaderente è cancerogeno! Cioè, non proprio l’antiaderente, ma la colla che usano le grandi multinazionali del padellame per fissare il teflon alle padelle. Adesso infatti che si inizia a sapere in giro, tutti i produttori stanno cercando di svuotare i loro malvagi magazzini di morte rifilando pentole antiaderenti con infinite promozioni, sapendo che quanto prima la gente sarà costretta a passare alla ceramica. Ma, c’è un ma! Giorgio ci anticipa l’orrenda verità: le pentole in ceramica sono anche peggio, perché anche lì viene usata la stessa colla che c’è nelle antiaderenti. Accidenti, che brutta prospettiva. Se non approfitto subito di quello che Giorgio sta per propormi, morirò in ospedale di una morte orribile, come padron ‘Ntoni dei Malavoglia.

Aci Trezza

Vogliamo fare la prova? Presto fatto: Giorgio chiede un padellino antiaderente pulito e ci fa bollire un po’ d’acqua. Quindi con un gesto elegante versa in contenuto in un bicchiere. L’acqua è decisamente torbida: molti piccoli corpi biancastri sono in sospensione nel bicchiere. LA conclusione di Giorgio è tranciante: è l’antiaderente che è andato nell’acqua! E’ come bere un bicchiere di piombo sciolto nel mercurio, e noi cuciniamo con queste antiaderenti tutti i giorni! Io ho contestato la cosa, facendo notare che l’acqua che bolle cambia la sua capacità di trattenere i sali disciolti, e possibilmente quello che si vedeva non era teflon e colla in sospensione, ma piuttosto qualche cosa già presente nell’acqua ricca di calcare che esce dai nostri rubinetti. Giorgio non ha perso la calma di fronte alla mia sciocca contestazione, e si è diretto a grandi passi verso di me porgendomi il bicchiere e pronunciando parole hanno atterrito la platea: “E allora, la berresti?” Diciamo che ero più preoccupato di dover bere dell’acqua bollente, che non dei misteriosi corpi in sospensione. Questo perché, teflon o no, non passa giorno che io non assuma dei cibi che sono passati da una padella antiaderente, per non parlare di tè e tisane varie. Non credo che un bicchiere avrebbe fatto la differenza. Ma Giorgio mi impedisce di morire lì sul colpo ritirando all’ultimo momento la mano che mi porge il bicchiere, e spiegandomi con parole sue che il mio sarebbe stato un sacrificio inutile. Oltre che probabilmente la perdita di un possibile cliente. La sua spiegazione è però abbastanza minimale, per non dire ridotta ad una sola parola: “fìdati”. Già, molto professionale: dopo tre anni di scuola alberghiera in cui si alternano professionisti della ristorazione e dell’alimentazione ad insegnarmi cosa è giusto e cosa è sbagliato in cucina, è chiaro che io debba fidarmi di un ragazzo con le scarpe a punta che in una serata mi racconta una bella storia sulle pentole che vuole vendermi, e che zittisce le mie obiezioni con un “fidati”. Va bene, Giorgio, mi fido.

Oltre al risotto Giorgio fa partire la cottura delle verdure. Qui decide anche di fare una prova comparativa, e per far questo si abbassa a compiere un gesto che chiaramente lo ripugna profondamente: ricorre ad un pentolino della nostra padrona di casa per far bollire delle carote.

Mentre le cotture marciano, Giorgio inizia a spiegarci che non è solo questione di nutrimenti. Cosa viene dopo la salute, quando si parla di cucina? Ovviamente il sapore! E la conseguenza di una sana cottura che trattiene nell’alimento i migliori nutrimenti è un alimento più buono: il sapore non se ne andato nell’acqua dei gerani insieme ai suoi sali, e noi avremo modo tra poco di verificare personalmente come questo sia vero. Ci viene chiesto quindi di segnare quanto vale per noi il sapore quando si parla di mangiare, sempre con la stessa scala che va da uno a dieci. Qui non volevamo apparire dei viziosi, dando al sapore lo stesso punteggio che abbiamo dato alla salute. Cerchiamo quindi di dare un buon punteggio, credo otto, giusto per non complicare troppo la vita allo staff di scienziati tedeschi che valuteranno le nostre scelte.

Ma se fosse finita qui, sarebbe ancora semplice. Eh no! Cosa viene dopo la salute e il piacere di una buona pietanza? Ovviamente il risparmio! Soprattutto di questi tempi. E cosa diciamo se scopriamo che l’intelligenza sopraffina di queste pentole ci permette di risparmiare il gas, dato che lavorano sempre a coperchio chiuso e ottimizzando la distribuzione del calore? Diciamo che magari non diamo dieci come alla salute. Facciamo otto, come al gusto. Ecco fatto: un otto, a pari merito.

Tra una pentola e l’altra Giorgio trova il tempo di stupirci con una serie di prodotti corollari. Come la macchina del sottovuoto, per esempio.

pistola sottovuoto

Qui Giorgio ancora una volta dà sfoggio del suo fine umorismo, proponendoci di indovinare cosa possa essere quella specie di pistolone di plastica che ha appena estratto da sotto uno dei suoi tovaglioli blu. Giorgio lo propone spiritosamente come un aspiratore da tavole che trasforma le briciole raccolte in gustose polpette. La battuta divertente aiuta a rompere il ghiaccio, e quindi i nostri  tentativi, sebbene infruttuosi, sono tutti abbastanza spiritosi. Per conto mio mi trattengo dal dire che mi sembra un intrusore anale per esuberanti presentatori di pentole.

Dopo il sottovuoto, che ci permette di risparmiare un po’ di soldi semplicemente impacchettando per bene tutto quello che non mangiamo e mettiamo il frigo, arriva il turno di una specie di piastra termica elettrica. La sua estrema funzionalità sfiora il grottesco, quando Giorgio inizia a cuocere le cose mettendo la piastra sopra la pentola al posto del coperchio, e il coperchio capovolto sotto la pentola, come supporto. La tesi di Giorgio è di mostrarci come anche il forno diventi inutile e dispendioso, quando si dispone di queste tecnologie. E consuma pochissimo! Tralascio i dettagli scolastici di termodinamica, per cui per quanto possa essere efficiente, è comunque un generatore elettrico di calore, e se pretende di essere così veloce a cuocere, significa che forse non è il caso di accenderlo quando sto facendo andare anche la lavastoviglie. Trovo però il tempo di obiettare che mi sembra strano che io possa fare proprio tutto quello che facevo in forno con quella bizzarra e pericolante struttura futurista. Ma Giorgio è pronto a farmi capire quanto mi stia sbagliando, pronunciando ancora una volta la parola “fìdati”.

Non ci sono più domande, meno male, perché puntuale come solo una sveglia da coperchio sa essere, il risotto è pronto: il simpatico suono del cicalino montato sul coperchio ci fa venire già l’acquolina in bocca.

Finalmente entra in campo la professionalità di Piero, che abbandona temporaneamente la sua posizione strategica a ridosso del frigorifero per distribuire con prontezza ed abilità i piatti porzionati da Giorgio. Il parere all’assaggio è unanime: questo risotto è decisamente ottimo! Le verdure sono saporite e croccanti, ed il riso è cotto alla perfezione. E tutto in soli sei minuti, senza l’aggiunta di grassi! La giuria approva a pieni voti.

Al riso segue il petto di pollo cucinato senza grassi e aromi, per mostrare quale possa essere il vero sapore di un pollo se trattato nel modo ideale. Piatto non senza insidie il pollo, facilmente reso stopposo da una cottura eccessiva. Ma niente paura, perché la cottura intelligente non sbaglia: il suo sapore è gradevole, e le carni morbide.

Segue quindi il piatto di verdure miste. Queste offrono spunti diversi. Abbiamo diversi ortaggi, che nonostante abbiano tempi di cottura diversi, escono tutti perfetti dalla pentola. Veramente interessante. Si apprezza in particolare il paragone con le carote che Giorgio ha bollito nel pentolino col metodo classico. Mentre le carote fatte con le pentole AMC risultano saporite e croccanti, quelle bollite sono assolutamente molli, brutte a vedersi ed insapori. Complice probabilmente il fatto che sono state bollite tre volte più del necessario, magari. Io mi astengo dal mangiare carote bollite o comunque cucinate: sono infatti della vecchia scuola dei conigli e le carote le amo crude e croccanti, dal sapore ricco e con tutte le loro vitamine al posto giusto.

 

carota

 

Noi forse ci stavamo dimenticando della pera, ma non Giorgio. Con sagace maestria estrae la mezza pera dimenticata dalla pentola, ma non per farcela assaggiare, ma per ricongiungerla alla sua dolce metà cruda. E sorprendentemente, le due metà combaciano perfettamente. Ergo: la pera cotta non ha perso niente, si è cotta senza disperdere liquidi e nutrienti. Sorprendente: è la dimostrazione che finalmente potremo comprare una pera e cuocerla e sapere che ce la mangeremo tutta, senza lasciare niente di ciò che abbiamo comprato a quel puzzone del bidone dell’umido o ai gerani. Non che mi aspettassi che una pera cotta in una pentola col coperchio chiuso si disidratasse come in un forno, ma credo che questa dimostrazione fosse da estendere a un po’ tutti gli ortaggi cotti. E magari non alle pere, che la gente normale in genere mangia crude anche più delle carote.

Dopo una cena così sana, gustosa e straordinaria, Giorgio intende cavalcare il nostro entusiasmo aiutandoci a tirare le somme. Ancora ci chiede di ribadire il valore che diamo alla salute, al gusto ed al risparmio. Per l’ennesima volta il pubblico recita la sua filastrocca, asserendo che sono tutti e tre molto importanti. Mentre interpreto la mia non difficile parte nella recita, il pensiero va subito a cercare di immaginare se qualcuno si sia mai sbagliato, dicendo che della salute non gliene può fregare di meno, perché lui mangia solo pizze surgelate, e quando esce va solo da McDonald’s. E magari anche che le sue verdure cotte gli facevano schifo, perché quelle del McVerdur Menu sono molto più gustose e saporite. Chissà come reagirebbe Giorgio ad un individuo del genere. Probabilmente ricorrerebbe a qualche procedura non standard per le emergenze, chissà.

Non capisco come mai Giorgio non tira fuori l’argomento spinoso, ovvero il costo di tali meraviglie. Anzi, si prodiga a parlare di regali e possibilità che ci vengono offerte se noi decidessimo di offrirgli la possibilità di tenere una serata analoga casa nostra. E qui veramente ci ingolosisce, perché come prima cosa fa scegliere alla padrona di casa un prezioso oggetto tra un piccolo assortimento. Roba di classe, come un set di coltelli, un thermos di acciaio, una minicentrifuga manuale per fare la maionese e chissà cos’altro, o anche dei portaspezie (senza spezie). Poi ci dice che ovviamente lo stesso accadrà a noi se volessimo a nostra volta mettere a disposizione casa nostra per invitare tre o quattro coppie di amici per una nuova presentazione. E, sorpresa delle sorprese, se una di noi tre coppie presenti dovesse davvero fare questo, automaticamente la coppia che ci ha ospitato la prima volta riceverà un ulteriore regalo di quelli mostrati! Subito Giorgio chiede quindi alla padrona di casa quale secondo oggetto gradirebbe ricevere, per questa eventualità. Mentre la nostra ospite sceglie il suo eventuale regalo di cui Giorgio prende nota, io ripenso alla golosissima offerta: basta rinunciare a tre ore della propria vita e alla credibilità che godo presso tre coppie dei miei amici, ed in cambio riceverò uno, ma forse anche due oggetti esclusivi di cui ho avvertito subito il bisogno non appena li ho visti, per valore stimato al fornitore che così a occhio va dai cinque ai dieci euro. Ma scopriamo che non è tutto: se di coppie ne vengono quattro e non solo tre, avremo in regalo una vacanza “fuori di testa”, dice Giorgio: a scelta nell’ampio catalogo che ci viene fatto passare rapidamente di mano in mano da Piero, il presentatore muto. Potremo scegliere di andare in un residence tendenzialmente in Italia per una settimana! Proprio la vacanza dei miei sogni, vero. Devo solo riconsiderare per un attimo la mia idea di vacanza dei sogni, ma va benissimo lo stesso. Giorgio è anche onesto: ci fa sapere subito che le spese delle donne delle pulizie nel residence non sono comprese, e che alla fine del soggiorno da sogno, sia questo nella Valle dei Templi come ai piedi delle Dolomiti, ci verrà chiesto un piccolo contributo di qualche decina di euro per questo servizio.

Giorgio ci tiene a spiegarci il perché di tutti questi regali. Semplice: perché la AMC è una azienda che va bene. Ma anche onesta e amica dei suoi numerosi e affezionati clienti. E quindi preferisce distribuire una buona parte dei suoi utili tra le persone che gli accordano la fiducia. E quale modo migliore che non regalare un po’ di utili regali e vacanze in posti esclusivi?

Giorgio non parla di prezzi e di costi, ma di risparmi. E di grossi risparmi. Perché le sue pentole aiutano a risparmiare. Cosa che a noi interessa, perché sul fogliettino che Giorgio ci ha dato abbiamo messo otto come voto al risparmio. E Giorgio ci chiede di compilare un’altra parte di questo fogliettino. C’è un elenco di quattro voci, ben quattro, che ogni coppia deve compilare personalmente, anche se seguiti da Giorgio. Perché è importante che noi manifestiamo la nostra opinione esprimendo le nostre idee sul risparmio domestico, e il fogliettino per la raccolta dati è fatto proprio per questo. Ma Giorgio ci tiene che la nostra opinione sia quella corretta, e ci indica quindi con precisione quale deve essere il valore giusto che noi decidiamo di mettere in ogni casella.

 

 – Primo punto: il gas usato: ne va molto di meno. E via qualche euro. Giorgio è generoso e modesto: arrotonda sempre per difetto, ed il qualche euro al giorno diventa magicamente un euro al giorno, se non ricordo male. Fanno 30 euro al mese. Non poco. 30 euro di differenza tra la gestione sprecona di una pentola tradizionale e quella ottimizzata di una pentola AMC.

Il conto però è un po’ discutibile, visto che sovrastima leggermente il consumo di metano in cucina rispetto ad altre voci, come il riscaldamento della casa o dell’acqua per lavarsi. Basti pensare alla differenze delle bollette del metano tra estate ed inverno per capire un attimo se consuma di più una caldaia o un fornello. Al momento lasciamo correre, visto che Giorgio sta già affrontando di petto il punto due, ma poi mi prendo la mia bella bolletta del gas di aprile e faccio due conti. Il riscaldamento era già spento e ci semplifica i calcoli. Il totale in consumi di metano è di 16,52 euro. Mezzo euro al giorno, e non uno, e stiamo parlando solo di consumi, e non della differenza tra usare una pentola ed un’altra. Comprensivo inoltre dell’acqua calda usata per le docce più o meno frequenti di due persone. Forse Giorgio fa una stima per famiglie numerose munite di forno a gas, con numerosi biberon da sterilizzare, conserve di frutta e verdure fatte in casa, bollitura di vestiti ad uso di sterilizzazione e chissà cos’altro. Mi riservo di chiederglielo, la prossima volta che lo vedo, visto che per risparmiare trenta euro con le sue pentole, dovrei arrivare a spenderne almeno trenta con le mie. Per intanto, considero questa piccola differenza di stime come almeno venticinque euro al mese che NON risparmiamo.

 – Secondo punto: le pere non si disidratano e non perdono sali minerali e vitamine, quindi sono più nutrienti, quindi ne mangiamo di meno. E non solo le pere, chiaramente: tutto quello che cuciniamo. Stima di Giorgio: il 20% della nostra spesa mediamente subisce disidratazione. Quando andrò la prossima volta da salumiere, potrò ordinare una salamina il 20% più piccola, senza temere di morire di fame.

Qui non solo io, ma un po’ tutti facciamo timidamente notare più volte che molti cibi non sono necessariamente soggetti ad una cottura in pentola che ne faccia perdere il peso. E la loro lista è lunga, non credo che basterebbe un frigorifero.

Stiamo parlando di:

   – insalata

   – salame e affettati in generale

   – pasta (che al contrario il peso lo acquisisce)

   – polenta (stesso della pasta)

   – liquidi in generale quali birra, vino, acqua, latte, rum, succhi di frutta, gazzosa, grappa, grog, caffè, te, tisane, infusi eccetera

   – formaggio, sia grattugiato che da pasto, quando non impiegato in cottura

   – farine varie, che non potrebbero perdere mai l’acqua che non hanno

   – pane

   – cibi confezionati pronti all’uso come patatine, chips al formaggio, pop corn, piadine, bruschette, arachidi tostate, pistacchi, grissini, sfogliatine, merendine, eccetera

   – mais da pop corn

   – salse, marmellate, conserve e creme varie, dolci e salate, come la celebre crema di nocciole, la maionese, la salsa tartara, rosa, verde, cocktail, al rafano eccetera

   – croccantini del gatto, perché anche il gatto fa parte degli abitanti della casa, e anche per lui sosteniamo delle spese alimentari

   – cibo del cane, per chi ha il cane e non gli dà solo gli avanzi

   – mangime per criceti, pappagalli, pesciolini rossi e di altri colori, conigli ed altri degni esponenti del mondo animale

   – tartara

   – il pesce marinato, o più in generale tutte le preparazioni di pesce che non implichino la cottura

   – biscotti e prodotti confezionati per la prima colazione

   – tutta la frutta con l’esclusione delle mele cotogne, ovvero l’unico frutto che mi sembra ricordare che di regola vada fatto al forno, quindi grande perdita di peso

   – carote, che io mi ostino a mangiare crude, quindi né stracotte né vaporizzate, e gran parte degli ortaggi che possono fare a meno di passare da una padella per essere commestibili, come i pomodori, il sedano, alcuni tipi di cipolla, i ravanelli, i peperoni, l’aglio quando viene grattugiato sulle bruschette e non messo nel soffritto, e altre verdure che non ricordo

   – verdure precotte e inscatolate, come i fagioli o i piselli

   – mais precotto ed inscatolato ed i suoi simili

   – tonno, sgombri, alici ed in generale ogni forma di pesce o di frutto di mare in scatola

   – uova

   – caramelle e gomme americane

   – cioccolatini e prodotti vari confezionati a base di cacao

   – gelati e ghiaccioli

   – torte confezionate

   – spezie e gli aromi, ovviamente se usati a fine cottura o a crudo

   – olio usato a crudo, che quindi non rimane in padella

Oltre a ciò dovremmo considerare il fatto che già da tempo esiste la cottura al vapore, e da tempi più recenti anche quella al microonde. Quindi ci sono molti altri alimenti qui non inclusi, come carne, pesce, verdure, patate e prodotti dell’orto in generale, che possono essere cotti senza perdita di peso anche senza le pentole AMC.

Così a occhio, se guardiamo la lista di alimenti qui sopra, c’è qualcosa di più del 20% della spesa. Banalmente mi sembra di capire che gran parte degli alimenti che compriamo non passa necessariamente in una padella a rilasciare acqua e nutrimenti. Ma questo Giorgio lo sa, ed infatti insiste col dire che il 20% è proprio la quota che va a tener conto di questi alimenti che non perdono peso. E gli altri alimenti che perdono peso, allora, quanto ne perdono? Non riesco più a capire bene: sono il 100% degli alimenti che perdono il 20% del peso, o il 20% degli alimenti che perdono il 100% del peso? Non è chiaro, ma ancora una volta Giorgio ci aiuta, draconiano: è il 20%. “Fidatevi”. Grazie Giorgio.

Quanto viene stimato al mese questo risparmio fiducioso? mi sembra di ricordare un po’ meno di un centinaio di euro, più o meno. Non male.

 – Terzo punto: non si usa più il burro e l’olio in cottura. Calcolo presto fatto. Via qualche euro anche lì, ovvero la spesa mensile in grassi da cottura. Se poi siamo anche tra quelli attenti alla salute che preferiscono i grassi insaturi e salutari dell’olio a quelli saturi e colesterolici del burro, ci rendiamo conto come il risparmio è ancora più elevato, dato che un litro di olio extravergine di oliva costa molto di più di un panetto da un chilo di burro.

 – Quarto punto: non mi ricordo bene, ma potrebbe essere il fatto che non compreremo più una pentola in vita nostra. Anche questo è un risparmio. Non so se l’ho già detto, ma le pentole che Giorgio ci ha mostrato sono garantite 30 anni!

I quattro numeri vengono sommati, e otteniamo il risparmio mensile. Magari la memoria mi ha ingannato sui parziali, ma il totale me lo ricordo bene: 115 euro, come il numero da chiamare in caso di cotture eccessive. Ed è sorprendente come cambiare l’efficienza del pentolame in cucina possa farci risparmiare ogni mese queste cifre.

C’è da dire che i 115 euro sono comprensivi delle leggere sovrastime dei punti uno e due, vero. Ma i nostri amici padroni di casa, già fortunati acquirenti, ci dicono che attendono con ansia la prossima bolletta, come prova lampante dei conti fatti da Giorgio. Per conto mio non mi ricordo di aver mai atteso con ansia una bolletta, ma dato che non è la mia, chiedo di essere gentilmente tenuto informato.

Giorgio ad un certo punto ci aiuta a capire meglio le sue intenzioni quando asserisce di aver bisogno di dimostrare alla sua azienda di aver tenuto una serata con i presenti. Per fare questo, deve farci compilare un modulo con i nostri dati anagrafici, uno per coppia. La compilazione di questo modulo inspiegabilmente deve avvenire presso la casa di ognuno di noi. Ma come? Non può farlo qui? Siamo tutti presenti e pronti, e lui si ritroverebbe la sua provvigione a serata, risparmiandosi anche di dover andare tre volte in giro per la provincia nei giorni a seguire. Quanto stima Giorgio da uno a dieci il risparmio di carburante? E il valore del suo tempo libero la domenica? E il nostro tempo libero, visto che l’intrusione domestica a brevissimo preavviso di un semisconosciuto non compare nell’elenco delle cento cose più piacevoli da fare nel proprio tempo libero? Insospettito chiedo a Giorgio se per caso lui non prenda provvigioni sul venduto, e se questo inatteso secondo incontro non centri proprio con un tentativo di vendita mirato alla coppia. No, non è così. Lui viene pagato solo per le serate di presentazione, e non su quante pentole vende. Fìdati.

Una volta appurato questo, parte la grande gara allo scantonamento. Le altre due coppie cercano di svignarsela verso la domenica sera, ma Giorgio non si fa spaventare, e dimostra grande disponibilità nei suoi orari. Noi di conseguenza tastiamo il terreno per vedere quanto Giorgio sia mattiniero. Ma qui ci frega alla grande, e siamo i primi a cadere nella sua trappola: appuntamento fissato a casa nostra per le nove e mezza di mattina. Gioisco mostrando i denti: la nostra prevista gita domenicale è parzialmente rovinata. Giorgio segna sul suo taccuino, e poi torna quindi rapidamente ad occuparsi delle due coppie di fuggiaschi. il terreno di battaglia sembra spaziare anche sul lunedì, ma la nostra coppia di amici ha sfruttato il tempo di distrazione di Giorgio intento a scrivere nel taccuino per concordare tra loro una astuta manovra a sorpresa, ovvero di fissare l’appuntamento ad appena mezz’ora dall’orario dell’altra coppia. Tempo in teoria più che sufficiente a Giorgio per firmare il foglio di presenza, unico scopo del secondo incontro. Giorgio tentenna un attimo, e questo temporeggiamento sembra far capire che serva più di mezz’ora per scrivere due dati anagrafici sopra un foglio di presenza. C’è forse dell’altro che non ci hai detto, Giorgio? Ma alla fine si salva in calcio d’angolo, dicendo che anche se le due case sono nello stesso comune, lui preferisce non prendere appuntamenti troppo vicini, perché sarebbe poco professionale. L’ultima cosa che vuole è fare troppa fretta mettendo a disagio le persone che incontra, il tutto solo per un suo semplice tornaconto di comodità personale. Per la nostra coppia di amici è la resa: evidentemente ponevano tutte le sue speranze nell’arma dell’incontro ravvicinato, e senza questa possibilità devono cedere all’ostinazione del vincitore, Giorgio, a cui rilasciano per terzi indirizzo e numero di telefono.

L’aspettativa per la giornata a venire è abbastanza bassa, come se tutte e tre le coppie presenti avessero subodorato qualcosa di strano e poco lineare nella necessità di questo secondo incontro. Ma Giorgio crea subito aspettativa parlando di un progetto ambizioso: “tenete con voi il fogliettino che vi ho lasciato, perché AMC potrebbe realizzare il sogno della vostra vita!” Eh, sì, usa proprio queste parole, il sogno della nostra vita. Che AMC sembra seriamente intenzionata a soddisfare. Un po’ penso ancora alle vacanze in residence dell’inizio, ma non può essere: Giorgio ha parlato proprio del sogno di una vita, e un settimana in un residence pulizie non comprese io la chiamo più una piacevole vacanza di relax. Chissà cosa salterà fuori da questa cosa. Nel mio caso so già quale è il mio sogno: avere una nave pirata con base a Montisola, per veleggiare e compiere imprese piratesche nel lago d’Iseo, da Lovere a Clusane. Spero vivamente che la AMC voglia aiutarmi a realizzarlo.

Nave pirata del lago di Garda

L’unica  nave pirata presente al momento nei laghi bresciani, al momento alla fonda presso Castelnuovo del Garda

Seguono saluti, strette di mano e forzati arrivederci. Poi appena fuori dell’uscio di casa si improvvisa una brevissima riunione estemporanea non supervisionata da Giorgio e Piero tra le tre coppie invitate: siamo tutti contenti della cena buona e salutare, ma siamo tutti un po’ perplessi riguardo a queste cifre misteriose, a dire la verità. E facciamo delle prove di OK il prezzo è giusto per cercare di indovinare il costo di quanto visto.

La mattina dopo Giorgio irrompe in casa nostra, con l’aria di uno che non potrebbe essere più a suo agio ad autoinvitarsi a casa di sconosciuti la domenica mattina. Ho conosciuto dei testimoni di Geova più educati e rispettosi. Piero non c’è, ma la sua assenza non sembra condizionare troppo l’incontro.

Giorgio inizia rifiutando cordialmente un caffè, nonostante io abbia sottolineato che per farlo avrei usato una caffettiera non antiaderente. Mentre ci accomodiamo ci scappano due chiacchiere amene sul suo leggero ritardo, dovuto all’ennesima gara di ciclisti intenti a paralizzare il traffico domenicale della gente per bene e di Giorgio. Esaurito il rito dei convenevoli necessario a far finta che la sua sia una visita di cortesia, ritorniamo rapidi a dove eravamo rimasti la sera prima, giusto per essere sicuro che la notte non ci abbia fatto dimenticare quanto dichiarato nell’incontro precedente. Giorgio ci chiede di ripetere le nostre dichiarazioni su quanto per noi sia importante mangiare sano, gustoso e di risparmiare mentre lo facciamo. Ancora una volta. Inizio ad essere un po’ irritato: accade spesso dopo che mi viene posta la stessa domanda in un breve intervallo usando un tono da teletubbies. Giorgio facilmente non è pratico a leggere le espressioni facciali, e prosegue imperterrito a farci recitare i suoi ragionamenti guidati.

Il ripasso viene per nostra fortuna esaurito abbastanza in fretta, così come la compilazione del foglio di visita: teoricamente lo scopo della sua visita è terminato. Ma dalla grossa cartelletta che Giorgio maneggia si capisce che siamo solo all’inizio perché, chi l’avrebbe mai detto, Giorgio non fa solo le presentazioni, ma è autorizzato dalla sua azienda anche a proporci l’acquisto dei suoi pregiatissimi prodotti!

Ma niente di quello che fa Giorgio è prevedibile. Magari ho pensato che potesse tirar fuori un bel listino patinato dalla sua borsa di Mary Poppins per sventolarcelo minacciosamente sotto il naso, ma non avrei potuto sbagliarmi di più. Ed infatti avviene proprio il contrario: è Giorgio a chiedere a noi quale pensiamo che sia il valore (o il prezzo? c’è una bella differenza tra le due cose) dei suoi prodotti. Come riferimento per la nostra stima c’è un classico dépliant con foto di gruppo dei meravigliosi oggetti in classica formazione a ventaglio. Gli oggetti di corollario come le macchine del sottovuoto, il pentolame speciale, le piastre elettriche o i cronometri fischianti contornano la squadra principale, a lasciare una cerca ambiguità su cosa sia incluso o meno in ogni offerta, e quindi in quella che dobbiamo fare noi al volo. Non è molto facile fare una stima, visto che si parla di una massa di oggetti non indifferente: tra pentole, coperchi, supercoperchi, sottovuoti ad altre cose che poco ricordo. Ma forse non siamo così gonzi, visto che una ricerca in Internet siamo riusciti a farla tra un incontro e l’altro. Anche se sembra a prima vista che Internet tuteli i prezzi AMC con il segreto di stato, basta sviscerare qualche blog non ufficiale o qualche asta online per avere una idea indicativa. Se quindi era previsto un momento in cui dovevamo spaventarci di fronte a queste cifre, questo è accaduto in assenza di Giorgio, nella calma notturna tra i due incontri. E qui non vorrei dire scemate, ma così a occhio, facendo una stima proprio un tanto al chilo, mi sento di dire che riferito all’oggetto pentola più coperchio si parla di circa circa un buon cinquecento o seicento euro. Stima fatta molto ma molto alla buona, e mai sull’oggetto singolo. Se si compra AMC, si compra in massa.

Giorgio insiste: vuol sapere la nostra idea del costo/valore di questo ben di dei. La mia amata rompe per prima l’impasse, e spara sui tre o quattromila euro il pacchettone. Io sto basso, perché va bene tutto, ma, che diamine, sono solo pentole. E anche un po’ per tirare su un prezzo che ancora non è dato sapere. Dico un duemila o un po’ di più. Giorgio ovviamente ci guarda come se già sapeva che sia io che lei avremmo risposto così.

Finalmente arriva qualcosa che possiamo chiamare prezzo, anche se annegato in un mare di salsa a base di rate non ben definite per tempo, tassi e durata. Non che Giorgio non ci abbia fatto vedere tali valori, ma il problema è che fin dall’inizio della serata precedente, tutto ciò che Giorgio mostra e dimostra tende ad essere abbastanza fugace, e così come nelle nostre mani e ai nostri occhi si materializzano velocemente volantini, grafici, numeri e dimostrazioni, così scompaiono senza lasciare traccia, se non un’idea confusa e vaga nella nostra memoria. Per me che sono abituato ad uscire dalle fiere e dai concessionari di automobili con carriolate di volantini che poi in genere uso per accendere il fuoco, questo modo volatile di fornire informazioni mi risulta abbastanza faticoso, anche se è in linea con quell’idea di grande segretezza che aleggia intorno all’AMC. Se avessi saputo che era così, credo che mi sarei munito di matita e blocco degli appunti, o dei più moderni occhiali da guardone.

Mi sembra di ricordare che la rata proposta da Giorgio fosse qualcosa come 80 euro al mese, su tre o quattro anni. O forse c’erano diverse soluzioni, più o meno ardite, in base alle esigenze di ogni coppia. Lo so che c’è una bella differenza tra 80 euro al mese spalmati su tre o su quattro anni, ma mi sorprende già di essermi ricordato tutte queste cose. E la differenza non è poi così significativa, visto che stiamo parlando di una cifra completamente assurda contrapposta a una stratosferica. Di tutte le brevi permanenze alla vista delle informazioni fornite da Giorgio, quella delle rate ha fatto il record assoluto. Lesto come un consumato venditore, Giorgio ha ripreso subito il controllo del discorso tornando al suo cavallo di battaglia, ovvero che basta usare queste pentole per risparmiare 115 euro. Ancora. Basta prendere per buona questa affermazione, che già sappiamo che qualsiasi rata inferiore a 115 euro al mese ci procura un risparmio immediato, sia essa anche una rateizzazione di 110 euro per trent’anni! Questo per convincere gli irriducibili come me che pensano che il giorno in cui dovrò fare un mutuo pluriennale per comprarmi un set di pentole significa che sono proprio messo male.

Inoltre quando Giorgio ci ha elencato i vari oggetti inclusi nella sua di offerta, non è stato facile capire cosa fosse effettivamente incluso, cosa fosse un regalo eccezionale, cosa veniva messo dentro con un ridicolo contributo e cosa invece godeva di offerte straordinarie di durata brevissima. Devo dire che se l’intenzione di Giorgio era quella di far sentire i suoi ospiti dei perfetti idioti a disagio nella loro stessa cucina, ci è riuscito veramente bene. Col senno di poi credo che avrei preferito, per citare il Manzoni nel primo capitolo di Promessi Sposi, di accarezzargli le spalle per insegnargli la modestia, o come direbbe una qualsiasi altra persona meno letterata, di indicargli la direzione della porta con vigorosi calci nelle terga. Ma sicuramente anche se non ci sono state né carezze né calci, non mi ha certo ben disposto ad alcun acquisto.

Ma abbiamo già fatto notare come Giorgio fosse impermeabile a qualsiasi espressione facciale avversa. Dicendogli che non intendevamo fare un mutuo per delle pentole ammettevamo implicitamente di essere degli idioti, perché solo dei subnormali masochisti non approfitterebbero della fortuna che ci veniva offerta. Ma lui mostra la pazienza tipica degli educatori di animali, e prova ad ingolosirci con nuove opportunità eccezionali. Tra queste sono sicuro che c’era l’aggiunta di un pentolone dal fondo ovale, prezzo di listino 800 euro (con o senza coperchio pensante?), che a noi sarebbe stato regalato. Ma questo è niente rispetto all’opportunità che ci offre in seguito: se rottamiamo tre padelle antiaderenti lui ci fa uno sconto su tutto del 30%! Questa è grossa, e trattandosi di un risparmio e non di una spesa Giorgio è veloce a scriverlo bello in grande, davanti a noi. Siccome credo di ricordare una cifra intorno ai 1200 euro, deduco che il prezzo totale sia di 4000 euro.

Nemmeno questa offerta è sufficiente a smuovere me e la mia signora dalla nostra ostinata stupidità. Questo imbarazza un po’ il povero Giorgio, che si trova costretto a ripetere e a farci ripetere prima la filastrocca della triade “salute, gusto e risparmio”, e poi quella dei 115 euro. Compare una nuova frase ambigua: “se ve le regalassi, le usereste?” Beh, sì, che scoperta. E via di nuovo a farci capire che tutte queste cose ad un prezzo così di favore lo si può considerare di fatto un regalo.

Inizio ad essere stufo di Giorgio nella mia cucina, e Vorrei che se ne andasse. Credo che ormai le sue padelle non le prenderei nemmeno se me le facesse pagare dieci euro. Quindi alla sua ennesima pretesa che noi dovessimo accettare la sua generosa offerta, esco con un classico: “ci dobbiamo pensare”. Mi sembra una affermazione verosimile detta da una persona che la sera prima non sapeva nemmeno il motivo di un invito a casa di un amico, e che in meno di dodici ore gli viene chiesto di stipulare un mutuo per comprare degli oggetti di cui non aveva avvertito il bisogno. Cosa ribatte Giorgio? Che non è possibile pensarci, perché, incredibile ma vero, l’offerta della rottamazione, che mi lasciava in tasca un migliaio di euro in più, non sarà più disponibile. E’ una offerta in cinque esemplari, generosamente donata dalla AMC, ma due di queste possibilità sono già andate, e Giorgio dubita seriamente che ci siano ancora l’indomani. Quindi Giorgio, fammi capire: se dovessi chiamarti tra tre giorni per dirti che ho deciso di comprare le tue pentole, facilmente dovrai dirmi sconsolato che devo pagarti per intero i 4000 euro? Già, è così. I 4000 euro li valgono tutti, per carità! Ma l’occasione è unica e irripetibile.

E’ incredibile: faccio notare a Giorgio come lui abbia dichiarato chiaramente più volte che si sarebbe introdotto in casa nostra solo per farci compilare il suo fogliettino della presenza, ed è qui e chiedermi dei soldi, possibilmente con una decisione istantanea, su due piedi. Proprio lui, che ancora una volta ci ripete di non prendere provvigioni sul venduto. Ci dice che se ha fatto questo era solo perché abbiamo la fortuna sfacciata di poter approfittare delle già dette offerte, e non per altro. Che fortunati. Normalmente se ne sarebbe andato lasciandoci l’incombenza di cercare bramosi il numero verde della AMC sull’elenco delle pagine gialle.

Tornano a fare la loro comparsa viaggi ed altre opportunità del genere, ma francamente non mi ricordo più nemmeno se era un modo di Giorgio per ricordarmi cosa accadeva se avessi voluto invitare quattro coppie di amici a casa mia, o se c’era anche un qualche viaggio compreso nel regalo. Forse era una manovra disperata di Giorgio, che inizia a capire che il suo ruolino di presentatore di pentole verrà rovinato dalla nostra ottusa ostinazione di non comprare niente. Per invogliarlo a prendere prima possibile la direzione della porta sfoderiamo un coro dei più classici “ti faremo sapere”. E finalmente Giorgio è di nuovo nel posto giusto, ovvero fuori di casa nostra.

Conclusioni, più di una:

  1. Meglio un morto in casa che un venditore alla porta.
  2.  Se volete invitare qualcuno a lasciare rapidamente casa vostra, agitare nervosamente un oggetto contundente di uso quotidiano, sia esso un matterello, uno sparachiodi o un martello da dio vichingo.
  3. Non fidatevi di una persona che trae guadagno dalla fiducia stessa, soprattutto quando come unica argomentazione ha la parola “fìdati”
  4. Non fidatevi degli inviti a sorpresa dei vostri amici. O, come direbbe Piero Pelù: “Non voglio più amici, voglio solo nemici“.
  5. Se avete un dubbio su un acquisto, pensate sempre a cosa farebbe Tex Willer in questi casi. O, meglio ancora, Henry Morgan, Edward Teach o qualsiasi buon pirata che si rispetti.