I celebranti laici, questi sconosciuti

Una cosa strana ad essere iscritti all’UAAR, almeno per chi lo è da poco come me, è che si viene coinvolti in cose un po’ strane ed inaspettate. Voglio dire: ho quarant’anni, e ho vissuto molti più anni da cattolico che da ateo, agnostico o pastafariano. In tutti quegli anni da devoto al papa non ho mai ricevuto una mail dal vescovo o da chi per lui che mi invitasse a fare un corso per diventare prete o anche solo celebrante di matrimoni e funerali cattolici. Ecco quindi il motivo della mia sorpresa quando un bel giorno l’UAAR mi manda una email per propormi di frequentare un

Corso per celebranti laici!

E che cos’è, un celebrante laico? E’ un personaggio che organizza cerimonie laiche. Affascinato vedo di informarmi un po’ meglio cliccando per esempio qui, e mi rendo conto che si opera principalmente su tre tipi di eventi, tra il fausto e l’infausto:

  1. Benvenuti
  2. Unioni
  3. Commiati

Per risparmiare tempo, è utile fare un parallelo con quello che accade normalmente in Italia ad una persona nella parentesi tra la sua nascita e la sua morte:

  1. Quando due cattolici hanno un figlio si dà per scontato che voglia esserlo anche lui, come se si trattasse di una malattia trasmissibile che opera su scelta volontaria di due untori. Un po’ lo è, in effetti: se non si facesse così non credo che avrebbe tutto questo successo. Comunque, l’ignaro infante viene rapidamente battezzato, pena l’inferno per l’innocente o peggio la maturazione di una volontà personale. Rito di nessun valore legale, ma che se non altro permette ai genitori di presentare il pargolo in famiglia e al prete di aggiungere tacitamente un altro nome al misterioso registro dei parrocchiani.
  2. Se arriva alla maggiore età che è ancora cattolico e decide di sposarsi allora viene sposato. Ovviamente dopo aver trovato un partner che sia d’accordo, tenendo però conto che tale partner non deve aver contratto lo stesso tipo di accordo con altri, a meno di non averli seppelliti tutti, e soprattutto deve essere di sesso opposto. Suona un po’ strano a dirsi, ma è più o meno così. Qui il rito ha valore legale, perché pare che la formula recitata in chiesa valga anche per lo stato italiano, ma soprattutto perché a sposi e testimoni viene fatto firmare un registro gentilmente prestato dal comune che del prete si fida abbastanza. Strano a dirsi, considerando che stiamo parlando di un adulto che ama vestirsi in modo equivoco e fare uso di alcolici per evocare misteriosi esseri trascendenti.
  3. Se quando muore il nostro cattolico è ancora tale oppure non c’è nessuno parente ad impedirlo, allora viene unto. E qui la religione dà il meglio di sé, con processioni, ostentazioni, messe e tutto il resto. La liturgia accumulata in duemila anni sul tema della morte ha tutto quello che serve per affascinare ed emozionare il pubblico, tra diavoli dell’inferno, porte del paradiso, trombe del giudizio e fantasiosi draghi stellari dalle sette teste con sopra undici corna, che vai a capire come sono sparpagliate. Credo che un funerale condotto sotto effetto di LSD non potrebbe mai essere grandioso ed evocativo come lo è il rito cattolico. Per fare un paragone impietoso i battesimi, con la chiesa semivuota e quei grotteschi involti di panni bianchi tra il sonnolento e lo scocciato, non si avvicinano ad un buon funerale neppure per sbaglio. Non parliamo poi dei funerali più suntuosi, in cui la chiesa cattolica riesce a toccare livelli assoluti.

E il problema è un po’ questo, per noi non-cattolici italiani: con il matrimonio possiamo far finta di chiamare cerimonia quello che in realtà è un misero atto pubblico in un ufficio del municipio, ma quando veniamo al mondo e poi ce ne andiamo siamo un po’ anonimi. Nel caso della morte poi c’è pure il rischio che chi eredita i diritti legali del nostro cadavere abbia le idee un po’ confuse o non ci voglia abbastanza bene da rispettare le nostre volontà, ed ecco che ci ritroviamo istantaneamente ad essere protagonisti involontari delle pagliacciate citate qui sopra, a morire da buoni cristiani dopo una vita orgogliosa da atei bestemmiatori, con tutto il paese a darci degli ipocriti senza che si abbiano più i mezzi per difenderci.

Sarà che ho due bimbi piccoli, ma per adesso sono pure focalizzato sulle questioni di chi nasce. Succede un po’ questo: alla nascita in ospedale i parenti e gli amici stretti vengono a trovare il nuovo arrivato, un po’ alla volta. Ma è pur sempre un ospedale. Il papà fa quello che può per intrattenere gli ospiti, ma non è certo al suo meglio, per quanto euforico (si spera) ed eccitato. La madre, che nell’immediato ha avuto un ruolo da protagonista decisamente più attivo a cui probabimente avrebbe rinunciato volentieri, ha validi motivi per riposarsi un poco. Forse preferirebbe stare un po’ sola col suo bambino d al massimo con sua madre, giusto per quei due consigli rassicuranti. Certo non con le zie rumorose ed invadenti che sui due fronti fanno a gara a trovare somiglianze frankensteiniane con parenti misteriosi, magari dimenticandosi che se somiglia al prozio è solo perché non ha i denti e poche ore prima si è fatto largo con la testa per un passaggio molto stretto. Finita la drammatica questione dell’ospedale la mamma ed il papà portano l’infante a casa, e non ci si vede con i parenti fino al primo compleanno. Niente festicciola ufficiale con un neonato finalmente gonfio di latte, florido e ben vestito, ed è una cosa un po’ triste.

Un giorno eravamo a trovare i bisnonni del piccolo che aveva già quasi un anno ma di battesimi non c’era traccia. Al che il bisnonno mi chiede allarmato:

Scusa, ma non lo battezzate?

Eh, no. Sa, non siamo credenti, e non ci sembra il caso.

Sì, ma sai… la festa, il ristorante!

Un po’ mi fa piacere che ad una certa età si smette di pensare alle superstizioni animiste del cristianesimo, quei miti in cui si parla di metaluoghi misteriosi e di spiriti eterni che se a parlarne è Scientology ci facciamo tutti delle grasse risate, ma quando è il cristianesimo allora diventiamo seri, ci facciamo il segno della croce e ci diciamo che non è proprio il caso di scherzare. Comunque il bisnonno aveva ragione: niente festa! Come se avessimo adottato un gatto. Anzi: sono sicuro che qualcuno la cerimonia di benvenuto al gatto la fa. Avevamo un bambino da quasi un anno, e il peso sociale a questo evento straordinario è stato pari a quello di quando abbiamo comprato l’asciugatrice.

Con i funerali va anche peggio, perché se una festa in casa ad un bambino non è così difficile da pensare, anche senza rito celebrativo, con i funerali è un po’ più difficile, per via della poco pratica gestione del caro estinto. Ovviamente i comuni italiani non sono dei più solleciti a mettere a disposizione delle sale del commiato a chi cattolico non è: o ti adatti a sopportare la vista del dio dominante che imperversa incurante in quasi tutti gli ambienti pubblici, o ti limiti a buttare il corpo in un forno o in un buco nel terreno senza tante storie. Se poi il personaggio è pubblico è anche peggio, perché sicuramente salterà fuori un prete sollecito che in cambio di un po’ di pubblicità non vedrà l’ora di mettere a dispozione tutta la baracca, tra locali, processioni, messa e coro di voci bianche, sottintendendo un mendace ravvedimento del moribondo in ultima istanza. Già non è facile vivere da non credenti in Italia, ma morire è ancora peggio.

E qui, a risolvere tutte queste fastidiose situazioni, arriva la figura del celebrante laico: un essere umano che si preoccupa di onorare i cambi di stato della nostra vita (vivo, unito, morto) con delle degne cerimonie. Cose concordate con i committenti e quindi fatte su loro precisa misura e non su quella del prete, della sua religione o di un vecchio parente che ci tiene molto, in genere lo stesso che pretende che diate il suo orribile nome al primogenito. In più, essendo che non ci sono vincoli di nessun tipo se non la propria moralità e la legge dello stato, si possono anche pensare cerimonie di altro genere. Per esempio:

  • Un’assunzione a tempo determinato
  • L’abbandono ufficiale di una religione imbarazzante mediante sbattezzo
  • Una separazione da un marito alcolizzato e violento
  • La morte naturale di un marito alcolizzato e violento per mano di un albero piantato davanti alla sua veloce automobile proprio alcune decine di anni prima dell’urto
  • La piantatura di un giovane albero sulla curva di una strada, a ricordare il sacrificio di un altro albero della stessa specie nel porre fine alla vita di un marito alcolizzato e violento
  • L’abbandono del nido di un figlio maggiorenne (da stabilire nel caso chi vuole festeggiare)
  • L’adozione di un cane
  • L’adozione di un bambino
  • L’adozione di uno stile di vita più sano

Eccetera eccetera. Insomma, non ci sono sacramenti, quindi si può celebrare tutto quello che si vuole. Al limite un problema del celebrante può essere la questione morale di dover gestire committenti un po’ discutibili, ma fortunatamente qui la religione cattolica ci viene incontro, mantenendo saldamente il monopolio sulle celebrazioni ai politici ed ai mafiosi.

La varietà dei riti laici poi è fuori discussione, perché viene da sé che non ci sono solo persone che scelgono liberamente la cerimonia laica, ma ci vanno a finire tutti i casi che non rientrano nei canoni dell’esclusivo rito cattolico. Magari da celebranti non credenti un po’ ci imbarazza di dover organizzare e celebrare un rito pagano per Belenos, dio celtico del sole, soprattutto se ci ritroviamo a doverci vestire come il druido Panoramix. Ma se va bene ai committenti e nella pozione magica non sono presenti sostanze psicotrope che non intendiamo sperimentare in pubblico, allora è più una scelta personale.

Gli omosessuali che vogliono una cerimonia di matrimonio decente non possono fare a meno di rivolgersi ad un celebrante laico. O anche alla Chiesa Valdese, a dire la verità, o ad altre religioni fondate sull’amore di dio e non sulla discriminazione. Se si vogliono sposare sulla linea 13 dell’autobus, perché è lì che si sono conosciuti, non ci sono impedimenti, se non quello di ricordarsi di vidimare il biglietto. Con il classico rito cattolico ci sono già due motivi per cui questo non è fattibile.

Ne esce chiaramente che le celebrazioni laiche sono per loro natura personali e variopinte. Il rito cattolico è certo suntuoso, ma è sempre lo stesso: stesso locale, in genere molto lussuoso, stessa cerimonia, un solo libro da cui vengono scelte le letture, un solo canzoniere da cui vengono attinte le musiche e le canzoni. Con il rito cattolico non è il celebrante che deve preparare una cerimonia come fosse un abito su misura dei committenti, ma i committenti che devono adattarsi alla forma del rito.

Ti piace Gianni Rodari e vuoi sentire un suo racconto letto da un tuo amico, con un sottofondo di musica rock?

Non si può!

Vuoi essere seppellito in un bosco?

Non si può!

Vuoi un matrimonio in spiaggia?

Non si può!

A meno certo di un cataclisma particolarmente fortunato in una località costiera.

Comunque: Non si può, non si può e non si può: facciamo prima a dire come può o deve essere la cerimonia cattolica dei propri sogni: dovrà sempre e comunque passare da un prete che con ogni probabilità non sa nemmeno chi sono i due committenti. Questo sconosciuto se avrà chiesto un incontro con gli sposi sarà più che altro per rassicurare se stesso che non abbiano la barba tutti e due o altre sorprese difficili da gestire all’ultimo momento, non certo per cononscerli meglio e preparare di conseguenza una cerimonia più adatta. I brani che leggerà o farà leggere saranno tutti tratti dal grande libro delle avventure di Gesù o dal suo imbarazzante prequel, non certo da una raccolta di poesie di Alda Merini. Inoltre saranno alternati alle canzoni del coro di vecchie o di amici dell’oratorio che cantano il loro amore incondizionato non per i due sposi, ma per un evanescente essere pandimensionale di cui si può solo ipotizzare la presenza al rito. Non ci si sente rappresentati da questa cerimonia? Allora sarà il caso di farsi un esame di coscienza, meglio se ad opera di un prete in un confessionale.

Ma in Italia tutto questo è normale, mentre farsi fare una cerimonia su misura da un professionista è una cosa ignota o stravagante che o si è costretti a fare perché non si rientra nei canoni della chiesa cattolica, o che la si evita a priori perché metterebbe in imbarazzo la nonna, che è un po’ all’antica. Poi ci si chiede perché la cosa che interessa di più alla fine di un matrimonio è il capo di abbigliamento della committente, un dettaglio a mio parere marginale come pochi in un contesto importante come l’unione di due persone. Voglio dire, è normale che siamo abituati a sentire più questa conversazione:

Curioso assente: Come è andato il matrimonio di Giuseppe e Maria?

Presente: Benissimo!

CA: E come era il vestito di Maria?

P: Stupendo: un abito lungo e bianco che difficilmente potrà riusare per andare a fare la spesa o per una camminata nei boschi, ma che metteva in giusto risalto le doti caratteriali della sposa e che ha destato l’invidia di un gran numero di amiche zitelle

di questa?

Curioso Assente: Come è andato il matrimonio di Giuseppe e Maria?

Presente: Benissimo!

CA: E che lettura ha scelto il celebrante cattolico per descrivere al meglio i due sposi, giudato dalla sua particolare sensibilità e dalla conoscenza della coppia?

P: quella in cui Gesù dà fuori di matto e scaccia i mercanti dal tempio: un grande classico che non manca mai di commuovere ed emozionare e che ben si adatta ai due innamorati ed al loro appassionato rapporto di coppia

Io dico che la nonna semplicemente non sa che si può fare qualcosa di diverso e che potrebbe apprezzarlo in modo particolare dopo uno sproposito di funerali e matrimoni in chiesa fatti con lo stampino. Io di sbadigliare in chiesa ho smesso già da un pezzo, e preferisco visitare i bar della piazza durante la cerimonia: ci si diverte molto di più, ci si può alzare e sedere tutte le volte che se ne ha voglia, si può parlare tutti insieme e non bisogna aspettare mezz’ora per avere qualcosa da mangiare. Dimenticavo di dire che non sono mai solo. In Italia si parla spesso delle percentuali geografiche di matrimoni in chiesa ed in municipio. Dovrebbero anche parlare della percentuale sempre crescente di persone che trascorre il tempo del matrimonio bevendo un pirlo al bar.

Forse è ora che le cerimonie stravaganti diventino quelle cattoliche, e che sia considerato normale nascere, unirsi e morire nel modo che vogliamo noi. Riprendiamoci le nostre celebrazioni, chiamiamo un celebrante laico!

O pastafariano, certo.

Non me, non sono ancora pronto. Ho finito il corso, ma devo ancora fare l’esame.

Preti molesti che suonano campane moleste – atto II

Quando si pensa ad un prete molesto, il pensiero corre ad un altro genere di molestia. Nel mio caso è sempre coinvolto un bambino piccolo, ma solo perché viene disturbato nel sonno dalle campane moleste che il prete molesto del mio paese pretende di avere il diritto di suonare, anche in orari improbabili, tipo la mattina a venti alle sette.

E così circa un mese fa, seguendo le istruzioni che ho trovato qui, ho scritto una lettera al sindaco e ne ho parlato qui, sollecitando un intervento da parte del comune.

E la risposta è arrivata. Incredibile a dirsi, la risposta del prete alla lettera del comune mi è arrivata quattro giorni prima della lettera del comune a cui ha risposto. Forse è che siamo già nell’anno del futuro di Ritorno al Futuro, ed iniziano i primi scombussolamenti temporali. Oppure la realtà è più semplice: abbiamo a che fare con le poste italiane, che ci mettono dieci giorni a consegnare la mia raccomandata al comune che sta dall’altra parte della strada, e già avevano dato grande prova di loro qualche anno fa, con la mia lettera di sbattezzo. Apprendo infatti del’esistenza di una lettera del comune prima ancora di riceverla solo perché il prevosto mi ha fatto al cortesia di inoltrarmela.

Il tutto è un bel pacco di 11 fogli fotocopiati (male) e graffettati. Li riporto qui di seguito, per il vostro piacere intellettuale.

La lettura è in linea di massima piacevole, a tratti esilarante, se non fosse che rappresentano la versione cartacea della prepotenza di un rappresentante delle gerarchie cattoliche. Molte parti sono però noiosi elenchi di citazioni burocratichesi di altri documenti che vogliono suffragare l’autorità del prete di scampanare a sua discrezione.

Siccome di mestiere non faccio il giurista, ho pensato che la prima cosa da fare fosse contattare l’ufficio SOS laicità dell’UAAR per aggiornarlo sul mio problema. Gli ho chiesto se sia il caso che io intervenga nello scambio epistolare tra chiesa e comune o se devo aspettare a vedere se quest’ultimo ha a cuore il mio problema ed intende portarlo avanti con la dovuta autorità.

Se dovessi intervenire io, magari non avrei la forma che ha il reverendo, ma sicuramente di cose da rispondergli ne avrei un bel po’. Potrei giusto elencarle qui di seguito.

Come prima cosa, non ho niente contro le campane che suonano di giorno. Certo non sono un grane amante della scampanata, a prescindere dal suo significato. Ma dal momento che porto sempre con me il telefono, sul telefono c’è l’orologio e quindi non considero vitale il servizio di segnale orario del campanile. Allo stesso modo, non essendo né un anziano né una comare di paese, poco mi interesso a chi è morto, e se mai la cosa dovesse riguardarmi, ho dei canali di informazione alternativi. Anche qui mi vengono incontro vari modernismi tecnologici che sono stati inventati dopo il campanile. Per citarne alcuni: i giornali, Whatsapp, ancora il telefono.

Non sapevo che le campane debbano o meno suonare durante i temporali. Mi chiedo che senso debba avere la cosa, anche se mi lascia abbastanza indifferente. Quasi mi dispiace che l’attuale prevosto si sia fatto capo di una revisione delle scampanate, e sia stato ripreso da un comitato di parrocchiani con tanto di avvocato che vigila sulle antiche tradizioni del paese. Forse il prevosto li ha citati anche a scopo intimidatorio, come a dire che se anche noi blasfemi dovessimo vincere il primo round contro le campane moleste, la cosa non passerebbe certo inosservata a questi signori. Vedremo.

La nota dolente è all’inizio di pagina due:

In alcune Solennità o feste e in alcune celebrazioni tradizionali alle ore 6,30 si vuole ripristinato il suono dei concerti che durano tre minuti. Trascrivo a seguire il calendario concordato. Circa le Solennità e feste sono state scelte: NATALE – EPIFANIA – MERCOLEDI DELLE CENERI – DOMENICA DELLE PALME – PASQUA – ASCENSIONE – PENTECOSTE – SS.MA TRINITA’ – CORPUS DOMINI – SANTI PIETRO E PAOLO – ASSUNTA – SOLENNITA’ DEI SANTI – COMMEMORAZIONE DEI FEDELI DEFUNTI – SOLENNITA’ DELL’IMMACOLATA. Circa le celebrazioni tradizionali: si suonano le campane alle ore 6:30 durante la settimana eucaristica quella che va dalla SS.MA TRINITA’ al CORPUS DOMINI (da lunedì a Sabato) e durante l’OTTAVARIO DI PREGHIERA PER I DEFUNTI celebrato dal 1 all’8 novembre ( in questi giorni si suona il campanone dei morti).

Sembra che ogni occasione è buona per fare un concerto mattutino per un pubblico non pagante. Non ho ben chiaro per quale di queste feste abbiamo avuto l’onore ed il privilegio di essere svegliati per tre giorni di fila. Certamente so che l’Assunta è a ferragosto, quindi posso prevedere che se per allora la cosa non si sarà risolta come vorrei, saremo svegliati all’alba dal concerto.

giove-pluvioSegue una breve considerazione sui temporali. Un’altra. Come se io mi fossi lamentato che durante i temporali non ho niente di meglio da fare che lamentarmi perché c’è un campanile che suona. Se credessi in Thor, Giove Tonante o altro dio dei tuoni e fulmini potrei lamentarmi con il mio sacerdote perché non lo prega abbastanza o nel modo corretto, al punto da provocare l’arrivo della temuta Sarneghera, calamità dei campi e delle vigne. Da amante del Franciacorta e devoto Pastafariano, mi guardo bene dal voler rimuovere un servizio tanto utile alla produzione di vino e cereali.

Ma questo era solo riscaldamento. Il bello arriva qui: le considerazioni di un prete bigotto ed in malafede riguardo a ciò che a me deve dar fastidio o no:

Ciò che mi sorprende è che dalle 6 del mattino in via Chiesa, in Piazza Morganti, in Via Pevvi transitano autoveicoli molto rumorosi e fino a mezzanotte il traffico su queste strade e sulla Piazza è molto intenso e l’inquinamento acustico giornaliero dal lunedì al sabato si protrae per ore e ore. Durante l’estate in Piazza Morganti all’aperto si tengono concerti, proiezioni di film, conferenze, manifestazioni culturali che iniziano alle ore 20,30 e durano fino alle 23 e spesso dalle 23 alle 24 si smontano le attrezzature provocando rumore. Oggi si arriva al punto di far tacere le campane (che suonano pochi minuti, massimo tre) per non disturbare la quiete pubblica, dopo essersi ingozzati dal mattino a sera di autoveicoli fracassoni e assordanti, di clacson sfrenati e violenti, di rumori televisivi e radiofonici. Un’armonia quieta e serena come quella delle campane sicuramente disturba, diventa sgradita, eccessiva ed irritante perché invita alla riflessione, alla poesia, alla preghiera, ma soprattutto fa pensare alla dimensione religiosa della vita

sbatttezzatoMi piace pensare a quanto sia realmente sorpreso il prete di fronte alla mia richiesta di non fargli suonare le campane. Non credo che faccia fatica a ricordare il mio nome, visto che mi sono fatto sbattezzare da lui tre anni fa. Dovrebbe aspettarsi che io sia un po’ prevenuto nei suoi confronti, non essendo più ufficialmente parte del suo gregge di pecorelle.

Comunque è vero: via Pevvi è molto trafficata. Sarei contento se un giorno un sindaco illuminato dovesse decidere di trasformarla in una zona pedonale.

Voglio però far notare che chi si sveglia per il rumore non sono tanto io, quanto il mio bambino di due anni. Certo, questa informazione non gli è stata passata dall’ufficio tecnico del comune, ma sono certo che converrà che mio figlio, per quanto sia ateo come me e come tutti i bambini della sua età, sicuramente non è in cattiva fede come lo sono io nei confronti di un campanile molesto, e che se non si sveglia per il traffico ma lo fa per le campane, non lo fa in aperta contestazione con la chiesa cattolica.

La famosa Pimpa rincorre una causa di traffico frenato e violento
La famosa Pimpa rincorre una causa di traffico frenato e violento

Posso anche capirlo: il traffico rumoroso è giornaliero, e quindi anche se un camion dovesse passare sotto la finestra aperta di casa nostra e suonare il suo clacson sfrenato e violento durante la merenda, al massimo gli farà perdere una battuta della Pimpa impegnata in una delle sue straordinarie avventure.

Sarà poi forse che la sera è più stanco della mattina, ma mio figlio ignora anche tutti gli schiamazzi serali dei clienti della pizzeria di via Pevvi, come pure i motorini scoppiettanti dei ragazzetti dell’oratorio che non possono fare a meno di sgasare mentre decidono ad alta voce dove fare il secondo giro. Non dà peso nemmeno ai numerosi matti del paese, mattinieri o nottambuli che siano, quando vengono a cantare le loro canzoni improvvisate ad orari impossibili. Probabilmente il suo è un adattamento naturale ai rumori dell’ambiente più ricorrenti.

Il mio posto il prima fila per il concerto dell'Assunta
Il mio posto il prima fila per il concerto dell’Assunta

Ma è difficile non svegliarsi quando nel dormiveglia della mattina ci sono una decina di campane che fanno a gara a quella che fa più rumore fuori della propria finestra. Già, perché il nostro piacevole parroco lo definisce un’armonia quieta e serena. A me ricorda più il suono angelico che farebbe il carretto di un robivecchi che si rotola giù da una scarpata. Chissà perché lo stesso Dante Alighieri non fa mai riferimenti alle campane per descrivere le voci di angeli e santi della Divina Commedia, quanto piuttosto alle canne di un organo. Se i frequentatori di chiese di Gussago non la pensano come il Sommo Poeta, allora suggerisco di cambiare di posto tra loro l’organo che c’è nella chiesa con le campane, così che il prete e la sua assemblea possano apprezzare appieno ad ogni celebrazione la piacevolezza che invita alla riflessione, alla poesia, alla preghiera, ma soprattutto fa pensare alla dimensione religiosa della vita.

Grazie al calendario fornito premurosamente dal nostro prevosto posso premunirmi e registrare il prossimo concerto dell’Assunta a Ferragosto, di modo che chiunque possa valutarne la bellezza sublime. Magari a noi atei sfugge la poesia del suo concertino mattutino, ma gli garantisco che quando sento le sue campane di riflessioni ne faccio un bel po’, condite da numerosissime preghiere rivolte alla somma divinità suina ed al suo nutrito pantheon di semidei accessori.

A pagina tre iniziano le questioni tecniche burocratiche. Quelle per cui voglio sperare che l’ufficio tecnico abbia la forza e la volontà di prendere in mano, o che se non altro lo facciano spronati dall’intervento dell’ufficio SOS laicità dell’UAAR. Il prete, bontà sua, ammette che le campane, spesso situate in pieno centro abitato. possano rivelarsi fonte di disturbo per i residenti delle zone limitrofe. Dopo aver detto questo parte il lungo elenco di citazioni di casi a riguardo, nell’ordine:

  • Articolo 2 del concordato, 1984, quello per cui va bene suonare le campane, ma che questo non pregiudichi i beni e la salute degli italiani.
  • CEI, maggio 2002: si cerca di uniformare il disturbo alla quiete pubblica da scampanamento. Forse per evitare che il prete un po’ troppo solerte faccia fare delle figure meschine a tutta la chiesa cattolica.
  • 13 maggio 2002, sempre la CEI decide che sono i vescovi a decidere l’entità dei disturbi alla quiete pubblica da campanile, il tutto distinguendo tra scopo liturgico o religioso (quale è la differenza?) , ed in base ad orari, intensità, modalità e durata del disturbo.
  • Finalmente una legge dello stato e non della chiesa: siamo nel 1985, e la legge 121 articolo 2 dice che bisogna guardare all’esercizio del culto. Credo significhi che c’è differenza dal suonare le campane alle sei e mezza perché il prete vuol far sapere a tutti che il suo dio è risorto anche quest’anno, e il suonare le campane perché è in corso una messa. L’impiego non liturgico per questa legge non gode di particolare tutela. Ma pensa un po’, significa che fuori delle messe un rumore è un rumore, a prescindere che a produrlo sia un campanile o una ambulanza.
  • L’articolo 844 del codice civile viene citato paragonando il suono delle campane ad altri fastidi quali fumo, calore, esalazioni, rumori e scuotimenti, tutti vincolati a certi limiti di legge. Chiaro. Non a caso per queste cose si fa intervenire l’ARPA. Mi metterò d’accordo col tecnico dell’ARPA per farlo assistere al concerto di Ferragosto direttamente da un posto in prima fila, quale la finestra della cameretta di mio figlio.
  • Purtroppo però il nostro prelato, attraverso la citazione di diversi casi di cassazione, ci fa sapere che non esistono criteri precisi per capire quando questi limiti vengano oltrepassati, e che vada valutato il caso ogni volta.
  • Il secondo comma dell’articolo 844 del codice civile ci parla però che in caso di necessità produttive il giudice può alzare la soglia del disturbo. sicuramente lo scampanamento non rientra in un caso di produzione, quindi dovrei essere a posto.
  • Purtroppo però il nostro ci fa notare che nel caso delle campane che annunciano la celebrazione, non vada conciliato l’aspetto produttivo delle stesse, quanto l’aspetto religioso, perché il tipo di disturbo non è modificabile. Certamente, se abitassi a Monza e mi stessi lamentando dei disturbi del Gran Premio, allora il patron della Formula 1 chiederebbe di valutare non tanto l’aspetto produttivo o religioso, quando automobilistico.
  • A questo punto inizia un rincorrersi tra appelli e cassazioni in giro per i tribunali di tutta Italia. La sensazione mia è che la legge non è chiara, e quindi sta al giudice interpretare quello che vuole, a seconda dei suoi sentimenti politico-religiosi o dalla distanza della sua camera da letto dal campanile del paese.
  • Da questa gran confusione tribunalistica ne esce però una conclusione chiara, all’inizio di pagina 6:

… la contravvenzione non è configurabile nei casi in cui siano offesi solamente i soggetti che si trovano in un luogo contiguo a quello da cui provengono i rumori …

Quindi una conclusione finale:

In linea generale, deve, tuttavia, escludersi che le campane costituiscano, di per sé, fonte rumorosa con riferimento al suono prodotto per richiamare i fedeli al culto. Lo scampanio, infatti, rientra nelle consuetudini della vita di comunità, e costituisce fatto periodico e di breve durata, normalmente privo di intensità da porre problemi inerenti al disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone a norma del citato articolo del codice penale. (Cass. n. 848/ 1995).

Tanto dovevo per dovere di chiarimento. Mi auguro che questa risposta possa costruire ponti e non muri. Rimango a disposizione per qualsiasi ulteriore chiarimento, che condividerò in un dialogo mite, franco e determinato.

Firma e data.

Certo, se fossi io il prevosto non sarei tanto propenso ad accontentare al volo il primo ateo che brontola per una scampanata quando ha traffico, spettacoli e concerti sotto casa. Posso capire le sue idee, e ne va della sua dignità di prete e di tutta la forte organizzazione che ha alle spalle.

Da parte mia sento di dover far valere i diritti miei e della mia famiglia, a prescindere dalle sue considerazioni su cosa debba disturbare o no. Non essendo cattolico, perdo gran parte dei diritti che lo stato dà agli aderenti di questa religione tramite il concordato. Cercherò di farmi bastare i miei diritti civili.

Ponti e non muri. A noi amanti dei Pink Floyd quando ci si parla di muri ci mettiamo subito in preallarme. Spettacolo-ZAC-2015A dare ragione alle considerazioni del prevosto, sabato sera in piazza c’era un rumoroso spettacolo teatrale per bambini, a base di enormi conigli manovrati da attori con costumi un po’ retrò. A dare ragione a me, mio figlio ha deciso che lo spettacolo non era sufficientemente interessante, e ha dormito della grossa per tutta la sua durata. A darmi un segnale interessante, la scelta bizzarra per la musichetta di stacco dell spettacolo: nientemeno che la canzone Alan’s psychedelic breakfast dall’Album Atom Heart Mother, al netto dei rumori di Alan che frigge la pancetta e maneggia le stoviglie, chiaramente. Stiamo comunque parlando di Pink Floyd. Stiamo parlando di un segno: c’è un muro da abbattere.

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Campane moleste

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Abitare in centro al paese è bello, per tanti motivi, tipo che per fare una bella passeggiata non si deve prendere la macchina.

Abitare in centro può però essere anche brutto, se si ha a che fare con un campanile.

Il campanile è un edificio tutto particolare, uscito direttamente dal medioevo. Serviva a comunicare gli orari della vita religiosa e privata degli antichi cristiani, sprovvisti di orologio. Per la più classica delle tradizioni che siccome si è sempre fatto così, allora andiamo avanti senza pensarci troppo, non vi è chiesa che non venga costruita senza campanile, e non vi è campanile che non tenga fede al suo nome ospitando sulla sua cima un po’ di campane. A questo punto le campane possono comunicare a tutto il paese i loro messaggi, che più o meno sono questi:

  • serie di rintocchi bassi a distanza di circa un secondo, seguiti eventualmente da rintocchi più alti: è il segnale orario. I primi sono le ore, gli altri i quarti d’ora o le mezzore a seconda della convenzione del luogo.
  • Rintocchi alti e distanti: è la chiamata al rito, fatta in genere pochi minuti prima. Magari chi è ancora in casa arriverà tardi, a meno che non sia un sacrestano ritardatario, ma può essere utile per chi sta leggendo il giornale al bar della piazza, o è indeciso se parcheggiare o meno in seconda fila
  • Scampanate di sabato mattina: una coppia ha deciso nonostante tutto di sposarsi in chiesa, per far contenta la vecchia zia bigotta, ma zitella e benestante
  • Rintocchi funerei: è morto qualcuno. Forse la zia qui sopra, alla notizia che l’ultimo nipotino rimasto è gay ed è andato a sposarsi in Friuli

Più ancora altri segnali vari ed eventuali, ad indicare cerimonie, feste comandate e quant’altro. Ce n’è per tutti i gusti.

Uno di questi segnali in particolare mi risulta molesto ed incomprensibile. L’ho chiamato la scampanata fracassona e senza senso a 20 alle 7 di mattina. Proprio non ne colgo il significato: la prima messa è alle 7, ed è ovviamente dotata già dei suoi rintocchi di rito a 5 alle 7. La scampanata fracassona è un’altra cosa. In particolare:

  • non sembra seguire nessuna regola di armonia: forse si tratta di musica dodecafonica, ma è più probabile che sia solo cacofonica
  • è sempre uguale nel suo fracasso, quindi anche se potrebbe far pensare ad un collaudo mattutino del parco campane ad opera di un diacono pazzo, in realtà segue una sua misteriosa costanza
  • è rumorosissima. l’attacco in particolare viene fatto da quasi tutte le campane contemporaneamente, per poi proseguire in una sbrodolata furiosa di ardite dissonanze. Una spiegazione verosimile è che è passato un po’ di tempo dall’ultima volta che hanno fatto la pulizia dello spartito nel tamburo rotante della macchina campanaria, e nel frattempo ci siano finite alcune generazioni di mosche morte ad arricchire la melodia iniziale. Qualcosa del genere:
Il Signore delle  Mosche ha colpito ancora
Il Signore delle Mosche ha colpito ancora
  • è una gran rottura di scatole: molta gente a quell’ora è già sveglia, come il sottoscritto, ma c’è chi può dorme ancora volentieri, come la mia amata, o chi potrebbe dormire ancora un poco, ma al primo rumore si sveglia con grande entusiasmo e voglia di fare, come il nostro pirata di due anni, costringendo tutta la famiglia all’inizio ufficiale delle attività
  • c’è anche di sabato e domenica, giorni in cui tutti vorremmo dormire un po’ di più, e ci troviamo invece ad intonare un’ode mattutina per voci e campane a base di bestemmie ed imprecazioni

Non ho ben chiaro se queste scampanate ci siano tutte le mattine o se invece coincidano con eventi particolari dell’anno liturgico dei cattolici. So solo che da quando fa molto caldo e le finestre stanno aperte di notte, la mattina la sveglia è questa qui. Che poi sfortuna vuole che la posizione della finestra della camera da letto dell’infante filibustiere particolarmente esposta:

Il campanile molesto, ben visibile dalla finestra
Il campanile molesto, ben visibile dalla finestra

Insomma, un po’ è sfortunato. O meglio: lo siamo noi, visto che lui prende sempre la sveglia mattutina con un certo entusiasmo. Ma non intendo farlo dormire in cucina o in bagno solo per via di un prete con un concetto un po’ medievale sui disturbi alla quiete pubblica.

Quindi, dopo una breve navigazione nei mari procellosi dell’Internet sono approdato, come spesso accade, sull’isola di rancorosa serenità dell’ateismo italiano. Qui ho trovato conforto ed assistenza al mio problema in una pagina intitolata, neanche a dirlo, campane.

La spiegazione della questione è semplice: in Italia vige il concordato tra chiesa e stato. Lo stato è quello italiano, e la chiesa è quella cattolica, in situazione di privilegio. Se un muezzin si mettesse a salmodiare 5 volte al giorno da un balcone in centro al paese, sicuramente le autorità interverrebbero con più zelo che non a legare delle campane spaccatimpani.

Secondo il concordato, il parroco di turno può molestare tutto il paese con il suono delle campane esclusivamente durante le celebrazioni di un rito. Quindi, se c’è una messa alle 3 di notte, allora può renderne partecipe tutti quelli che per un motivo o per l’altro non sono riusciti a parteciparvi. Altrimenti deve rispettare le regole sull’inquinamento acustico. Anche lui, come ogni altro bravo cittadino. A 20 alle 7 di messe non ce ne sono, grazie al Flying Spaghetti Monster, quindi niente scampanate moleste, per favore.

A questo punto si può chiedere un intervento dell’ASL o dell’ARPA. Ma la cosa migliore, suggeriscono gli amici miscredenti dell’UAAR, è di fare intervenire il comune, che così si sobbarca lui le questioni tecniche. Basta chiedere il modulo e il resto viene da sé.

Gli amici dell’UAAR hanno prontamente risposto alla mia lettera per la richiesta del modulo da mandare al sindaco del paese, ed io l’ho adattato alle mie esigenze. Ecco qui quello che è stato infilato nella busta della raccomandata per il sindaco:

Campane moleste: un documento per il sindaco
Campane moleste: il documento per il sindaco

Qui il testo ad uso dei copia ed incolla:

Al Sindaco
del Comune di Gussago

a mezzo raccomandata a/r
Oggetto: immissioni acustiche provocate dal suono di campane della parrocchia di Santa Maria Assunta – richiesta di intervento.
Dalla nostra abitazione, sita in piazza Enrico Morganti 42 a Gussago, ci troviamo in una condizione di forte disagio dovuto al frastuono generato dal campanile della parrocchia di Santa Maria Assunta, sita in via Don Mongotti 1. In particolare ci siamo resi conto che, dovendo tenere le finestre aperte per il caldo, è già il terzo giorno di fila ad oggi che le campane iniziano a suonare all’impazzata alle 6 e 40 di mattina. La cosa ci disturba particolarmente, avendo noi un bambino di quasi due anni che viene sistematicamente svegliato da questo fracasso. La camera da letto del piccolo è posizionata proprio in vista del campanile molesto.

Tali immissioni sonore appaiono superiori ai limiti di cui al d.P.C.M. 14 novembre 1997, recante la Determinazione dei valori limite delle sorgenti sonore.

Si ricorda che anche le immissioni sonore prodotte dalle campane sono tenute a rispettare i limiti di legge, dal momento che nessuna disposizione esonera le chiese dall’osservanza di tale normativa, come del resto ha più volte riconosciuto la giurisprudenza civile e penale.

Si ricorda inoltre che il Comune, ai sensi dell’art. 7, comma 1, lett. g) e dell’art. 14, comma 2, della legge 26 ottobre 1995, n. 447, Legge quadro sull’inquinamento acustico, è tenuto a svolgere il servizio di vigilanza per l’inquinamento acustico derivanti da sorgenti fisse.

Pertanto si invita codesta amministrazione a verificare, anche attraverso le competenze tecniche delle agenzie regionali dell’ambiente, se le immissioni sonore generate dalle campane della parrocchia di Santa Maria Assunta superino i livelli massimi consentiti dalla legge; ad attivare il proprio potere sanzionatorio in materia; ad adottare tutti i provvedimenti necessari, anche ai sensi dell’art. 9 della legge n. 447 del 1995, per garantire la tranquillità e la salute delle persone, pregiudicate dall’inquinamento acustico proveniente dalla suddetta sorgente.

Avverte che, in difetto di un sollecito intervento di codesto Comune, si agirà contro l’inerzia dell’amministrazione.

Con osservanza.

6/6/2015
Devoto Alberto

Mi piace il concetto di mettere il sindaco contro il prete, in un moderno scontro tra potere secolare e temporale, impero contro papato, persona eletta dal basso democraticamente contro persona nominata dall’alto per intercessione divina. Sempre che il sindaco faccia il suo dovere, ma per questo l’UAAR ha aggiunto giusto un’ultima frase minacciosa appena sopra la firma. Questo probabilmente per le esperienze passate riportate sulla loro pagina in cui alcune giunte si sono rivelate particolarmente baciapile nei confronti dei diritti dei preti di esercitare la loro rumorosa arroganza. Ma, si sa, questi politici sono sempre a caccia di voti, e da quelle parti se ne trovano parecchi.

Che si fa? Si aspetta la risposta del sindaco, massimo sessanta giorni. Ne parleremo quindi tra massimo sessanta concerti.

Perché gli atei sono più antipatici dei testimoni di Geova

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Già, perché? Perché questo gruppo di persone che si riconoscono nei più fini valori umanistici, che danno tutta questa importanza ad un etica libera dalle religioni, al progresso della scienza e tutto il resto, perché sono così antipatici?

Probabilmente perché alcuni di loro trovano piacere a sbatterti tutto questo in faccia non appena ti azzardi a dire che tra le priorità della tua vita c’è quella di soddisfare i desideri di un essere pandimensionale particolarmente schivo, al fine di scansarne le punizioni e, magari, di ottenere qualche ricompensa già adesso o da morto. Questa arroganza nei confronti dei credenti non va bene, perché è un atteggiamento poco conforme con lo spirito da illuminati che questi atei dovrebbero avere.

Non fanno tutti così. Il titolo magari è un po’ esagerato, ma se scrivevo:

Perché alcuni atei riescono ad essere antipatici quasi come il tipico testimone di Geova che ti suona il campanello di sabato mattina

Probabilmente l’articolo veniva letto da ancora meno gente del solito. ateo-al-campanelloCerto, se anche gli atei prendessero il brutto vizio di suonare i campanelli dei credenti di sabato mattina, sicuramente diventerebbero ancora più antipatici dei testimoni di Geova. E non credo che questo aiuterebbe molto nella loro causa. Se poi finissero a suonare ai testimoni di Geova sarebbe pure tempo sprecato, perché non ci troverebbero nessuno ad aprirgli.

E poi: se un ateo dice di sentirsi discriminato, direi che c’è chi sta molto peggio. Tipo le donne, che non possono andare in giro la notte o meno vestite di una suora di clausura senza che qualcuno possa sentirsi in diritto di avere rapporti sessuali con loro. O gli omosessuali, che c’è chi si ostina a volerli curare come se fossero dei malati, o a pensare che siccome sono differenti dai non-omosessuali, allora questa diversità deve essere pagata in termini di riconoscimento dei diritti fondamentali. Ma anche chi ha un colore della pelle diverso spesso viene mal giudicato per questo, come se essere di un certo colore altro non è che una indicazione per gli altri che in certe condizioni non mancherai di comportarti in certi modi poco graditi, e che se gli altri si comportano di conseguenza non è per razzismo, ma solo per prevenzione.

Insomma, ci sono tanti modi per essere discriminati, ma tra questi essere ateo è quello che fa più ridere. Faccio un elenco delle cose per cui vengono discriminati gli atei in Italia.

  1. Non possono dare l’8 per mille alla loro non-religione. Al massimo possono dare il 5 per mille alla loro associazione non religiosa. L’8 per mille è fatto per le religioni, e quindi se non credi in una religione sono fatti tuoi, e puoi solo scegliere la religione più simpatica, o la meno antipatica. Se consideri che lo stato in un modo o nell’altro poi dà comunque tutto alla chiesa cattolica, finisce che si sceglie la chiesa valdese, che se non altro usa l’otto per mille non per restaurare la casa in centro dei suoi cardinali, ma esclusivamente per fare beneficenza.
  2. Non possono ascoltare alla radio nazionale le prediche del loro non-papa o dei loro non-preti riguardo ai precetti morali consoni alla loro situazione di senza-dio.
  3. Non possono bestemmiare come si deve. Non credendo in dio, il nominarlo in modo ingiurioso perde tutto il gusto ed il significato. Tanto vale prendersela con il caso, la sfortuna o con la propria incapacità di prevedere gli eventi. Se lo si fa solamente per dar fastidio a chi in dio ci crede, allora si è solo dei cretini e maleducati, vedasi il titolo di questo articolo.
  4. Se sono minorenni non possono ricevere i regali che i parenti credenti forniscono generosamente in occasione dei vari riti religiosi di consacrazione: niente bicicletta, smartphone e oggetti costosi vari. La cosa ti fa rabbia, caro figlio di premurosi genitori miscredenti? E’ un problema tuo. E non puoi nemmeno bestemmiare.
  5. Se sono maggiorenni, devono comunque fare un regalo ai figli minorenni di amici e parenti che incorrono nel sacramento di turno, con in più la fregatura di doverlo fare controvoglia e col rischio che qualcuno te lo rinfacci. Se non altro se si è anche sbattezzati si evita l’onere di essere padrino/madrina e di dover quindi fare il regalo più grosso e costoso. Sembra poco, ma ci sono sacramenti cattolici per tutte le età, letteralmente da quando si nasce a quando si muore, e molti di questi sacramenti pretendono il regalo. Lo sbattezzo può salvarti in una buona percentuale di queste occasioni.
  6. Quando si sposa un amico metà delle volte questo avviene ancora in chiesa, e l’ateo o entra a disagio in questi luoghi lugubri e misteriosi, o aspetta al bar più vicino portandosi leggermente avanti con gli aperitivi. Ho messo questo punto tra gli svantaggi, ma credo che allo stato attuale delle cose in realtà molti credenti invidiano la possibilità di starsene fuori dalla messa come un privilegio esclusivo di chi non crede ufficialmente in quel dio.
  7. Quando muore una persona cara è brutto passare il tempo della messa al bar, anche perché comunque non c’è un ricco buffet a cui imbucarsi alla fine della cerimonia. Quindi o si fa la figura dei caproni che non vanno al funerale del caro amico, o si va alle veglie funebri, sperando di non incontrare il prete in visita, o si fa lo sforzo e si entra nel tempio, cercando di mettersi un po’ nascosti nelle ultime file. Altrimenti vi verrà rinfacciato.
  8. Se un ateo prova a candidarsi a qualche carica pubblica e si mette a distribuire volantini in cui si professa orgogliosamente ateo, sicuramente prenderà ancora meno voti che non se scriverà che è una lesbica di colore. Perché gli atei sono antipatici a chi non lo è. Magari sono simpatici agli agnostici e ai pastafariani, ma è ancora poco. Soprattutto se si parla di voti, anche perché un buon credente non vota un ateo a prescindere, perché sa già che chi non crede in dio è sicuramente una cattiva persona, mentre un ateo prima di votare un ateo magari si informa anche un po’ sul suo programma elettorale.

Di motivi ce ne saranno ancora, ma sono tutte sciocchezze, e derivano tutti dal fatto che gli atei sono pochi, e se sono pochi è perché quei pochi che ci sono sono pure antipatici e presuntuosi, e questo fa sì che rimangano sempre pochi.

tumblr_lbh2m2kpAX1qdbblao1_400In conclusione, se voi siete credenti, abbiate pazienza nei confronti degli atei: sono solo un po’ frustrati perché tutte le statistiche danno loro ragione, dicendo che sono persone più intelligenti, più attente, di migliore estrazione socioculturale, più aperte al dialogo, meno aperte ad ogni forma di delinquenza e così via, ma nonostante questo sono sempre pochi, mal sopportati e guardati con un misto di pena e timore da tutte le persone per bene.

Se siete atei, magari è ora di smetterla di stufare e di iniziare a godervi un po’ la vita. Alla fine siete nati in un’epoca buona per voi, visto che non vi bruciano al rogo e non vi torturano come era buona prassi della chiesa fino a pochi secoli fa. Oppure fate la cosa migliore, che è quella di convertirvi al Pastafarianesimo, la religione giusta per quelli come voi, per vari e validi motivi. Il primo tra tutti è che non è strettamente necessario che si creda nell’esistenza del divino, ovvero Sua Sugosità il Flying Spaghetti Monster, per ritenersi dei buoni Pastafariani; di conseguenza, sia che ci crediate o meno, ai fini pratici siete già seguaci del Divin Carboidrato. In secondo luogo, i suoi precetti morali sono abbastanza blandi, ma si trovano comunque a combaciare perfettamente con quelli di atei, agnostici e miscredenti vari; non dovrete cambiare idea in niente. Terza cosa, ci si ritrova ad appartenere alla religione più moderna e simpatica di tutti i tempi, che fa della filibusta e dell’ebrezza sociale la sua bandiera. Potrete andare avanti a professare il vostro ateismo senza problemi e senza la frequenza fissa di nessun luogo di culto, ma lo farete indossando dei simpaticissimi abiti pirateschi. Che, diciamocelo, a differenza di quegli stracci che vendono nei negozi del centro, questi non passano proprio mai di moda e tengono lontani i malintenzionati. Soprattutto se li si lava secondo il costume dell’epoca.

Breve manuale di Pastafarianesimo per cattolici dubbiosi o delusi

Incipit

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Il grosso problema dell’umanità è la paura di cambiare opinioni. Lo dice anche il poeta: se è difficile cambiare partito ed è quasi impossibile cambiare squadra di calcio, figurarsi la religione, dal cui esito spesso dipende nientemeno che la lunga eternità del dopomorte. Anche quando ci si rende conto che la propria religione ha dei difetti congeniti gravi da cui ogni persona pensante non può che prendere le distanze, comunque ci si limita a lamentarsene sommariamente con gli amici all’osteria, giusto per mettere a posto la coscienza con una vaga presa di distanze, ma alla fine ci si consideri sempre tra gli adoratori di quel dio un po’ imbarazzante.

 

La mia obiezione però è semplice: non si può andare avanti così, e non basta un nuovo capo simpatico e alla buona per distrarci e far finta che tutto adesso va bene o ci andrà nel giro di poco tempo. Con queste vecchie religioni, niente cambia mai davvero, e anche se qualcosa cambia non lo fa mai con lo stesso ritmo con cui cambia il mondo. Si rimarrà sempre più indietro, e non c’è proprio niente di strano, quando chi decide le novità da adottare è un gruppo di ottuagenari amanti delle lingue morte e dei vestiti da donna. Per chi fa parte di questo tipo di religioni non è sufficiente prenderne le distanze: ci si è dentro fino al collo. Le curie d’Italia e del mondo sono piene di registri con sopra una serie di nomi e cognomi e di date di battesimo, e per gli anziani signori questo è sufficiente: sono nomi dei sessanta milioni di italiani e del miliardo di persone nel mondo per cui ogni giorno preti, vescovi, cardinali e papi si sentono autorizzati a dire ogni bene su ogni mezzo di comunicazione, per poi fare ogni male nella vita privata. Prima ci si dissocia e meglio è per tutti, e anche per loro, che non è mai troppo tardi per trovarsi un lavoro onesto.

 

Flying Spaghetti Monster Icon by TestingPointDesignHo voluto scrivere questo manuale per indicare quella che secondo me è la strada più semplice per abbandonare in modo pacifico e indolore la religione ancora più in voga in Italia, ovvero quella cattolica, per passare a quella invece più moderna e in crescita di consensi. Ma come si passa da quella religione datata alla più sfavillante religione di tutti i tempi, il Pastafarianesimo? Può non essere facile cambiare un dio come quello cattolico, che basa la devozione dei suoi fedeli sul rispetto della gerarchia e su una serie di mortificazioni e privazioni in vita con la promessa di un futuro migliore, con un dio divertente e moderno come il Flying Spaghetti Monster, che non pretende nessuna forma di devozione, dà chiare indicazioni su come divertirsi fin da subito e promette un vulcano di birra fresca e spumeggiante a quelli che si saranno pure comportati un po’ meglio. Ahimè, ancora pochi sono i fortunati che nascono tra le amorevoli braccia di genitori pastafariani, e la maggior parte di noi si trova ancora a dover individuare la Sugosa Via da soli. Spero che questo mio manuale possa accelerare questo percorso con l’indicazione di un probabile cammino. In parte è stato anche il mio percorso e, incredibile a dirsi, passa nientemeno che dalla negazione della religione, il temuto ateismo.

Primo passo: il credente non praticante

Dorothy-shoesDiciamocelo, al giorno d’oggi è difficile sentirsi cattolici integralisti. Anche se il papa Seph-shoesattuale è tanto buono e simpatico e non ha le scarpe rosse come Judy Garland nel Mago di OzDi cattolici integralisti ce ne sono, certo, ma nessuno di loro ha vinto dei premi Nobel per la pace o in discipline scientifiche. Il Nobel per l’omofobia non c’è, fortunatamente. E difficile sentirsi cattolici integralisti perché la chiesa cattolica assomiglia ogni giorno di più ad un sistema di raccolta e distribuzione di potere e capitali, più che ad una pia associazione per il bene, la carità e la salvezza dell’anima. E quando invece di parlare di liste di preti pedofili consegnate alle autorità dello stato si parla di un altro discorso pieno di frasi fatte pronunciato ai propri fan da qualche parte nel mondo, o dell’ennesimo incontro con la celebrità baciapile del momento, l’impressione è quella di trovarsi dentro una colossale campagna di marketing, in cui tante cose vengono dette continuamente per evitare di dovere iniziare a farne altre più utili. Gesù, campione storico del cristianesimo da cui la religione stessa prende il nome, disapproverebbe gran parte dell’attuale sistema organizzativo del vaticano e delle varie assemblee dei vescovi. E’ chiaro ormai anche ai fedeli, che storcono un poco il naso al pensiero che il prete dell’oratorio a cui hanno appena affidato il proprio bambino possa essere un pedofilo noto e impunito, protetto silenziosamente dal vescovo di turno.

 

In principio è il dubbio: forse la macchina religiosa è un po’ tarlata: ci sono delle mele marce. Un po’ tante, si è perso il conto. Può andare bene quando ci si limita a leggerne sui giornali nella cronaca nazionale, meno quando è nella cronaca locale. Ma dà sempre fastidio quando queste mele marce vengono protette dall’alto, magari giustificate, spesso spostate in un altro cestone. E quindi si inizia a pensare che non è questione di quali mele sono marce, ma che forse c’è un modo migliore di passare le domeniche che non stare a sentire in noioso silenzio le prediche a dir poco anacronistiche di un prete senza il senso della realtà: non siamo più nel medioevo, e certi sistemi non funzionano più. E con un po’ di senso di colpa si inizia a trascorrere la domenica mattina in modi alternativi a quello di correre a pregare un po’ dio, trasgredendo ad un comandamento esplicito: forse non si sta facendo la scelta giusta, ma nemmeno quella sbagliata. Ci si ritrova tra le schiere biasimate di quelli che vanno a messa solo a natale e a pasqua, mal visti da quelli che invece ci vanno tutte le domeniche, e che si lamentano quando alla messa di natale arrivano al loro solito orario e trovano tutti i posti occupati. A questo punto è lecito ritenersi comunque credenti, ma non più praticanti. Il rapporto con dio è diventato più personale: se stessi, lui e niente complicate gerarchie di ecclesiastici arroganti a pretendere di fare da tramite. Ci si parla come prima, con dio? Probabilmente anche meglio. non ci sono più tutti quei fastidiosi disturbi dovuti alle interferenze di ripetitori un po’ vecchi.

Secondo passo: dio interventista o dio menefreghista?

La domanda che prima o poi arriva però è questa: In cosa credo? Chi è questo dio per cui occorre attenersi ad un certo comportamento morale per farlo contento? Evidentemente è un dio presenzialista, un dio che dopo la creazione ha deciso di mantenere un contatto costante con la sua creatura preferita, quella che con somma modestia si è definita a sua immagine e somiglianza. monty-python-godQuesto dio richiede costanti attenzioni dai suoi adoratori nella forma di riti periodici presieduti da sacerdoti autorizzati. Oltre a questo chiede una cura attenta che pensieri, parole e azioni siano conformi ai suoi dettami. Se ci si comporta bene, una volta morti si riceve come premio di poter stare nella sua squisita presenza per l’eternità. Se invece non ci si è comportati bene o si ha avuto la sfortuna o la colpa di adorare il dio sbagliato, allora si finisce all’inferno, il posto peggiore di qualsiasi incubo, dove si espieranno le proprie colpe per sempre. Se ci si accorge per tempo di aver sbagliato basta pentirsi riferendo tutto ad un prete, e ci penserà lui a sistemare le cose con dio per il perdono e la scelta della punizione; in genere è sufficiente una salva di preghiere scelte tra i grandi classici, da ripetere a pappagallo nell’immediato futuro. Esempi di peccati perdonabili: il furto, la menzogna, l’omicidio, lo stupro, ogni violenza in generale. Esempi di peccati non perdonabili: la convivenza e il divorzio, dal momento che sono situazioni permanenti in cui il peccato è parte integrante. Per i conviventi ed i divorziati è probabile che ci sia un girone apposta all’inferno. Trattandosi di peccati contro la famiglia, la punizione sarà di star vicino al girone dei testimoni di Geova.

 

Questo dio che richiede costanti attenzioni non si limita a restituire le colpe ed i meriti dopo la propria morte. E’ un dio interventista, per cui basta pregare a sufficienza e con una certa onesta convinzione o lui o uno dei suoi santi e beati migliori, che egli potrebbe decidere di modificare la struttura fisica dello spazio/tempo compiendo un miracolo, ovvero un evento che in quanto tale non ha spiegazione scientifica.orval-beer Questi miracoli sono in genere di carattere medico, e sono tutti quanti dimostrati da una commissione scientifica di preti. Sono quindi assolutamente inattaccabili da scienziati esterni non credenti. Tra questi miracoli si annoverano fatti straordinari, come la guarigione da malattie giudicate irreversibili o cose del genere. Difficilmente però accadono cose più particolari e appariscenti, come resuscitare una persona morta da una settimana, far ricrescere in una notte un arto amputato, trasformare una cisterna di birra Beck’s in Orval, ricostruire un ponte o paese distrutto per errore divino in un terremoto. Queste cose sono tutte giudicate come pagliacciate appariscenti dal modesto dio cattolico, e come tali ignorate. Si preferiscono episodi più sottili e contestabili, di quel tipo che i non credenti catalogano impietosamente sotto la voce autosuggestione.

 

Per farla breve, se si crede ancora nel dio che interviene dietro preghiere, allora c’è ancora un po’ di strada da fare per cambiare religione. Ma forse è solo questione di tempo: se dio è grande, superiore ed infinito, avrà ben altro a cui pensare che star lì a controllare che quando fate la pipì non ci mettiate troppo tempo ad asciugarvi il pistolino, o a favorire alcuni devoti rispetto a altri in base al numero di preghiere pronunciate a raffica. Se ancora avete dei dubbi e credete che l’enorme dio cattolico ami essere pregato e riverito, e soprattutto che si diverta poi a manifestare il suo potere in favore di chi lo venera e lo teme, potete accelerare i vostri processi mentali con degli esperimenti sull’efficacia delle preghiere.

 

Se siete studenti, potete fare questo: in vista di un compito in classe, dividete la vostra classe in due gruppi. Un gruppo passerà i pomeriggi precedenti il compito a studiare, mentre l’altro gruppo li passerà in chiesa a pregare affinché dio interceda per fare andare bene il compito, facendo arrivare le risposte alle domande in testa da sole o facendo sì che venga chiesta l’unica cosa che si sa. Quindi presentatevi tutti al compito e attendetene i risultati. Il coefficiente di efficacia della preghiera a dio sarà ottenuto sommando i voti di chi ha pregato e dividendo il risultato per la somma dei voti di chi invece ha studiato.

 

coefficiente preghiera

 

Più il coefficiente è alto e più il ministero dell’istruzione dovrebbe farsi delle domande. Nel caso venga prossimo allo zero, allora forse dio quel giorno era impegnato a punire qualcuno che ci ha messo troppo ad asciugarsi il pistolino dopo aver fatto la pipì.

 

Se invece è un po’ che non andate a scuola e i vostri figli si rifiutano di partecipare ad un esperimento così intelligente, allora si può provare a cambiare contesto. Per esempio, la prossima volta che siete malati, invece che rivolgervi al vostro medico andate in chiesa a pregare di guarire. Magari informatevi di quanto avreste speso in medicine, e fate lo stesso investimento in ceri con sopra stampata la faccia della madonna o di un qualsiasi papa simpatico del secolo passato.san-callisto Se il vostro problema di salute ha un santo dedicato (Santa Lucia per i problemi di vista, San Lorenzo per le scottature da barbecue, San Callisto per i calli, San Gottardo per la gotta, San Sone per la calvizie, San Dokan per le escoriazioni da grosso felino, San Candido per le malattie veneree, San Bernardo per le irritazioni vaginali …), rivolgetevi a questo per massimizzare l’efficacia della guarigione. Certamente al termine dell’esperimento sarete in grado di valutare voi stessi il risultato, per capire quanto sia efficace la preghiera mirata alla cura delle malattie. Per uno studio statistico più attendibile è preferibile coinvolgere quante più persone possibile, sia nel gruppo dei preganti che dei pregati: amici, parenti, la parrocchia o la diocesi intera. Se ad esempio metà dei cattolici affetti da mal di schiena della provincia di Brescia smettesse di curarsi dal medico ma cercasse una cura esclusivamente attraverso le preghiere personali e di amici e parenti, alla fine dell’anno potremmo fare un confronto paragonando i risultati con quelli che sono ricorsi al medico. Con i grandi numeri non si sbaglia, e un risultato positivo dei guariti per preghiere porterebbe ad un risparmio notevolissimo nella sanità pubblica, che è notoriamente molto più costosa degli interventi divini a pagamento anticipato di preghiere e ceri sintetici.

 

Può essere però che non abbiate bisogno di questi esperimenti. Forse perché già da bambini vi hanno passato per buoni alcuni argomenti scientifici come il metodo sperimentale, il Big Bang o l’evoluzione delle specie, e l’idea di discendere dalla scimmie non vi sembra poi tanto strana o aberrante. Allora è probabile che per voi già da tempo il ruolo di dio nell’universo si è parecchio ridimensionato: non più il dio impiccione, permaloso ed importuno, ma qualcosa come un divino architetto che ci ha messo una minuscola frazione di secondo a definire delle leggi della fisica ben funzionanti, per poi dare origine con un enorme botto alla vita, l’universo e tutto quanto, e quindi ritirarsi ad un ruolo compiaciuto di osservatore passivo. Il dio passivo o menefreghista non compie miracoli e non è un guardone. Si limita a fare una verifica alla fine della vita di ognuno, per vedere se ci si è comportati per bene o no, in linea con le sue idee iniziali. In quella che era la mia visione, questo dio marginale non stava nemmeno ad andare troppo sul sottile su tutte quelle questioni esclusive delle singole religioni, tipo il pesce del venerdì, la convivenza, l’aborto, ma si limitava a suggerire di seguire il proprio buon senso, che più o meno equivale a dire che se non fai del male a niente e nessuno, allora si può fare. L’esistenza di questo dio serve solo a rispondere al problema principale, quello che non ci siamo creati da soli, e quindi qualcosa di più grande deve esserci per forza.

 

Terzo passo: credo che dio esista, non credo che dio esista, credo che dio non esista

Quando dio è diventato una piccola risposta al grande problema di chi ha creato le leggi della fisica e ha fatto partire il grande flipper dell’universo, la mente si fa confusa. La risposta banale che ci viene deriva da decenni di educazione alla religione: il nostro cervello è troppo piccolo per capire tutto, e dobbiamo accontentarci di credere, per fede. adamo-ed-evaGuai agli arroganti che vogliono sfidare dio cogliendo i frutti della conoscenza, Adamo ed Eva insegnano questo all’inizio della bibbia, Tommaso conferma tutto alla fine del vangelo. Col cavolo, questa è negazione dell’approccio scientifico sperimentale, e per me è regressione mentale. Non mi piace quando mi si tratta come un bambino curioso ed impiccione, e mi viene da pensare che mi si nasconda qualcosa. Piuttosto divento agnostico, ovvero liquido il grande problema della presenza o meno del grande essere creatore con un gigantesco chissenefrega.

 

Dio poi è misteriosamente territoriale. Come il fatto di nascere a Brescia aumenta leggermente le possibilità di tifare per il Brescia, così il nascere in Italia fa aumentare a dismisura quelle di diventare cattolici. Ma sono tutti cretini gli altri, a non capire che il dio giusto è quello di chi nasce in Italia, e che la squadra per cui vale veramente la pena fare il tifo è il Brescia Calcio? Vorrei chiederlo ad un bergamasco. E ad un pakistano. Chiunque che non sia irrimediabilmente plagiato deve rendersi conto che non c’è un dio giusto ed una serie di falsi dei, ma al massimo ci sono diverse manifestazioni dello stesso dio. E a questo punto non vedo perché si debba correre dietro alle piccole differenze tra un culto e l’altro. Si segue il massimo comun divisore a tutte le religioni normali: comportarsi bene e non suonare il campanello la domenica mattina presto. Gli agnostici fanno così.

 

Quarto passo (facoltativo): grazie a dio sono ateo

Per quanto tempo si rimane agnostici? Non si sa. Non è facile dismettere gli abiti dell’agnosticismo: sono molto comodi perché hanno queste tasche enormi in cui ci sta di tutto. Ma non sono gli abiti più eleganti, come tutti gli abiti con tasche enormi. Essere agnostici da un lato ci fa sentire protetti rispetto ad improbabili collere divine ed eterne dannazioni, ma da un altro ci pone nel mezzo di due opposti schieramenti, nel brutto ruolo degli indecisi, quelli che non stanno né da una parte né da un’altra. Quelli che tanto hanno schifato il Sommo Poeta da piazzarli sullo zerbino della casa dei disperati ma orgogliosi peccatori infernali. Insomma, nella vita occorre decidersi. Magari ci vuole tempo ma alla fine, anche se sembra complicato, rinunciare al piccolo dio menefreghista non è una scelta poi così difficile. Tanto è un dio che non fa più niente: non si arrabbia con nessuno, non dà peso al fatto di essere adorato o meno, e non manda più nessun erede a farsi maltrattare dall’umanità. forse è anche morto, se mai un dio può morire. Probabilmente non è mai vissuto. Di dubbi scientifici e fatti inspiegabili che hanno sempre fatto gridare al miracolo nel passato ormai non ce ne sono più, e quindi lo spazio riservato al legittimo pensiero che esista un dio creatore è sempre più stretto. Detto così suona anche peggio, perché qualunque cosa sia questo dio, altro non è che il dio dell’ignoranza residua dell’umanità. Rinunciarci non deve essere poi così difficile, e lo sarà sempre meno. Addio, dio dei buchi della scienza, non ci mancherai. Benvenuta conoscenza. Benvenuto umanesimo.

 

E’ solo questione di tempo: qualcuno ci mette pochi giorni, altri degli anni, altri ancora diverse reincarnazioni, ma prima o poi ci si rende conto che nessun essere superiore dedica la sua infinita esistenza con passatempi idioti come osservare i suoi inferiori per vedere cosa combinano. Se un essere è davvero superiore come vuol farci credere, dovrebbe guardare in alto, non in basso, altrimenti è solo un grande onanista, e dovrebbe autopunirsi con la morte in base alle sue stesse leggi. A noi umani piace guardare chi sta peggio, ma perché siamo insicuri ed un po’ deficienti. Guardiamo i reality show perché sono pieni di persone ancora più deficienti di noi che si comportano in modo ridicolo o umiliante, e questo ci fa sentire intelligenti ed importanti. Magari ci fa anche venir voglia di iscriversi all’edizione successiva. Forse ci sentiamo un po’ dio per la nostra possibilità di votare per buttare fuori l’uno o l’altro dei concorrenti, sebbene questo potete è condiviso con milioni di idioti teledipendenti nostri pari. Ma è un po’ presuntuoso pensare che sia dio ad essere fatto a nostra immagine e somiglianza, costruito su quelle che secondo me sono delle gravi tare che ci portiamo dentro per via di un’evoluzione un po’ troppo veloce. Non c’è questo dio, non può esserci. Questa è solo la materializzazione di un brutto essere umano spaziale onnipotente generata dalle nostre menti difettose di ottusi scimmioni da salotto.

 

Se però siamo arrivati al punto da ritenerci atei, allora il più è fatto. Consiglierei nel caso anche una bella raccomandata alla propria curia, a suggellare il nostro importante traguardo ufficiale di liberazione dalla religione cattolica. Ce lo meritiamo, dà senso di orgoglio ed euforia e da ultimo ci ricorda che indietro non si torna. E poi, fatto inatteso, fa sentire leggeri, nonostante la leggenda dica che su di noi sia appena ripiombato nientemeno del peccato originale.

 

Quindi prima o poi ci si rende conto che, come dice ancora il poeta, siamo soli. E non significa che siamo liberi da ogni moralità, ma che forse è ora di farci seriamente i conti: chi siamo, cosa vogliamo essere per gli altri, quale è il nostro ruolo nel mondo finché saremo ancora vivi. Perché non c’è nessun dio a mettere a posto le cose che sfasciamo, e nessun dio da ringraziare o da maledire quando ci rendiamo protagonisti di grandi imprese o solenni bestialità. Siamo solo noi ad essere artefici del nostro destino. Anzi, non c’è nemmeno il destino, ma solo noi, le nostre azioni ed un intero universo soggetto alle leggi naturali.

 

Un po’ quindi non ci si stupisce se quelle brutte bestie degli atei, mostri senza coscienza e senza inibizioni morali a frenare i loro istinti, misteriosamente si comportano meglio dei religiosi timorati di dio. Già. Strano vero? Perché per fare un esempio di attualità, gli autori della strage di Parigi una volta tornati in strada non hanno inneggiato ai principi etici dell’ateismo come vuol farci credere il buon papa cattolico, ma al fatto che il loro dio fosse grande. Già: molte persone sono pronte ad ucciderne altre per motivi religiosi, ma nessun ateo ha mai fatto lo stesso, e mai lo farà. Forse il motivo è che non ci sono entità ultraterrene, materne e protettive a cui confessarsi per mettere a posto la coscienza e a cui affidare le sorti di questo mondo incompleto e temporaneo, in vista del un grande disegno divino. Questo mondo è tutto quello che abbiamo, e il tempo che abbiamo a disposizione va dal momento in cui nasciamo a quello in cui moriamo. E’ poco, ed è inutile sprecarlo a parlare con qualcosa che non esiste se non nella nostra testa. E’ anche molto peggio se roviniamo la vita a noi e agli altri sull’altare della nostra monumentale stupidità. Non è facile capire tutto questo perché vuol dire liberarsi degli anni di condizionamento mentale che abbiamo subito fin da quando eravamo dei bambini, ma se avete fatto le cose per bene alla fine ce la si fa. Anzi, una volta abituati a vivere senza dio è difficile tornare indietro. E’ un po’ come rientrare nella pancia della propria mamma dopo che si è passato un po’ di tempo fuori. Probabilmente all’inizio il mondo apparirà un po’ spaventoso, dopo il trauma del parto e questa inondazione di colori accecanti, suoni assordanti e di parenti impiccioni. Ma quando poi si inizia a guardarsi in giro, a camminare e a percorrere distanze sempre maggiori anche grazie alla patente di guida, l’idea di ritornare in quello spazio così stretto non ci affascina più tanto come all’inizio. Se non in parte ed occasionalmente, ma solo per quelli di noi che non ne sono dotati. Non siamo poi così soli: non c’è nessuno sopra di noi a guardarci benevolmente e a prendersi i meriti del nostro impegno, non c’è nessun cattivone puzzolente sotto a cui dare tutte le colpe della nostra incapacità.

 

Quinto passo, finale: la Sugosa Via del Flying Spaghetti Monster

E’ facile pensare che un cattolico deluso per arrivare all’ateismo debba passare almeno un poco dall’agnosticismo. E’ però più complicato capire da dove si debba passare per arrivare al Pastafarianesimo: si cambia dio al volo, senza ateismo di mezzo, o si lascia un periodo di pausa di riflessione senza dio, come si fa in genere quando si decide di cambiare un partner poco soddisfacente?

 

pirate-ship-black-spotsIo stesso non mi ricordo bene, ma se non sbaglio come prima cosa ho deciso di trovare un dio alternativo, più comodo e meno impegnativo di quello dell’infanzia. E dopo qualche mese di ricerca sommaria mi è stata suggerita Sua Spaghettosità, ed ovviamente è stato carboidrato a prima vista. Solo successivamente ho capito che non era poi così importante credere alla lettera alla sua esistenza, ed allora continuando strenuamente a ritenermi un devoto pirata Pastafariano, ho iniziato anche a professare l’ateismo come libero pensiero. Il Pastafarianesimo per me è stato quindi una nave pirata che mi ha fatto veleggiare nel sugoso mare della religione, fino alle sponde del continente della liberazione dalla stessa. Il viaggio è stato talmente avventuroso ed affascinante che ho deciso di non abbandonare il pregevole vascello, che come nient’altro mi dà i migliori strumenti per affrontare i pericoli che mi si presentano davanti.

 

Non so quanta gente arrivi al Pastafarianesimo passando dall’ateismo radicale, e quanta invece ci giunga più placidamente dall’agnosticismo disilluso. E’ certo però che i vantaggi della meta sono davanti agli occhi di tutti. Come termine di paragone, da una parte c’è il cattolicesimo: una religione molto costosa con il suo enorme parco di immobili da mantenere e le onerose gerarchie da foraggiare e a cui confessare i propri peccati. All’altro estremo c’è l’ateismo, in cui ognuno fa capo a sé, senza papa o profeta alcuno. Il Pastafarianesimo è una via di mezzo, anche se ad essere corretti, non sta proprio a metà. E’ un po’ più vicina all’ateismo, tipo che se l’ateismo fosse il pianeta Terra e il cattolicesimo fosse la Luna, il Pastafarianesimo si troverebbe a circa un metro sul livello del mar dei Caraibi. Questo perché è una religione a basso costo, composta da una comunità brillante di pirati volenterosi ed amichevoli, la cui unica forma di gerarchia è rappresentata da un profeta per niente invasivo. Gli atei possono aver ragione a credere che hanno tutto quello che gli serve per capire cosa è giusto o sbagliato per vivere felici, ma vuoi mettere una comunità coerente, attiva e motivata in cui riconoscersi come fratelli e sorelle, in cui si è autorizzati ed invitati a dire la propria opinione per concorrere a definire una religione ogni giorno migliore, e che ci può aiutare quando si è in confusione o quando si cerca un fratello con cui bere una birra e condividere due idee sulle grandi questioni del mondo? Quando poi dico che è una religione a basso costo, intendo che lo è in ogni senso: da un lato si risparmia tempo prezioso, perché non siamo precettati ad assistere a nessun rito a cadenza periodica o a praticare incomprensibili sacramenti, e da un altro si risparmiano anche un sacco di soldi: non avendo beni terreni e personale vestito con costosi abiti di seta e broccato da mantenere, non ci sono nemmeno gli altissimi costi a cui ci ha abituato la chiesa cattolica. Gli unici costi sono quelli dei canoni di affitto dei server su cui girano i siti Internet, o al massimo le spese di vestiario pirata e di cancelleria dei pirati più solerti, impegnati in attività di propaganda religiosa sul territorio. Tutte queste spese sono fino ad oggi state sostenute senza troppe storie dagli interessati, fieri di appartenere ad una delle poche religioni autosostenute e low-cost del mondo. E anche volendo saremmo comunque molto lontani dai miliardi di euro che costa ogni anno la chiesa cattolica a tutti i cittadini italiani, a prescindere se credano o meno in quel particolare dio.

 

Il Pastafarianesimo è stata pure la prima religione ad introdurre il periodo di prova, proponendo ai fedeli provenienti da altre religioni un mese di tempo per testare la religione più sugosa di tutte, con la clausola del soddisfatti o rimborsati. Essendo poi che il Flying Spaghetti Monster non è sicuramente un dio permaloso, nulla vieta di adorarlo in contemporanea ad altre divinità preesistenti. O a giorni alterni, tipo pastafariani il venerdì sera, quando si va all’osteria con gli amici, e di nuovo cristiani la domenica mattina, a messa. Queste formule di convivenza religiosa sono un sistema straordinario per giudicarne la validità e la piacevolezza dei rituali.

 

E da ultimo, un concetto fondamentale, nella sua banalità estrema: il Pastafarianesimo non fa terrorismo, esattamente come non lo fa l’ateismo. E intendiamo che non fa né terrorismo psicologico né terrorismo reale. Il primo è quello dell’inferno e del paradiso, secondo cui se si seguono senza contestare certe regole di cui alcune ovvie e altre assurde, quando si muore si finisce in un posto piacevolissimo; in caso contrario si va a finire in un posto molto inospitale, probabilmente circondato anche da gente simpatica con cui condividere la malasorte, ma serviti da un personale scorbutico e dalle pessime maniere. Il terrorismo reale invece è quello che autorizza certi personaggi molto devoti ma dalla filosofia spiccia ad usare armi nei modi più disparati per convincere gli altri della bontà della propria fede, con il fine ultimo di guadagnare un loro personale premio futuro. Questo secondo tipo di terrorismo è figlio del primo, dato che da quello trae le alte aspettative nel futuro dopomorte degli attori protagonisti. Ma è anche il più fastidioso, perché finché alcuni si rovinano la vita seguendo un dio insensato, a noi Pastafariani un po’ dispiace, ma sono pur sempre fatti loro, e noi rispettiamo le scelte di tutti. Quando però la loro ostinazione va a danno di altri, allora non va più bene. E un’altra cosa che non va bene è che si neghi la relazione tra le due cose. Fa comodo avere qualche miliardo di fedeli premurosi e attenti a seguire le regole senza discutere per paura di finire all’inferno. Scoccia un po’ quando alcuni di questi particolarmente zelanti fanno delle stragi più o meno clamorose in nome del dio pregato da tutti. Il Pastafarianesimo non fa niente del genere, ma non lo fa davvero. Non fa leva su premi futuri per forzare degli atteggiamenti poco sensati nel presente, siano essi una violenza solo contro se stessi o anche contro altri. E oltre al terrorismo, il Pastafarianesimo non fa nemmeno del qualunquismo religioso, prendendo le distanze dai citati terroristi e addossandone le colpe agli atei. Grazie, molto corretto: l’ha fatto il buon papa cristiano in nome di un misterioso accordo di mutua protezione tra le grandi religioni, come a dire che non è importante a quale religione si crede, l’importante è continuare a farlo senza farsi troppe domande. Questi terroristi sono fedeli islamici, come sono cristiani i loro degni compari che negli Stati Uniti massacrano i chirurghi delle cliniche abortiste; sono tutte persone cresciute in due delle tre più grosse religioni monoteiste, e sono pronte ad uccidere in nome del loro dio di amore e tolleranza. Se ci mettiamo anche i pacifici ebrei ed i loro atteggiamenti illuminati nei confronti dei palestinesi, allora il quadretto è completo.

 

Forse è ora di finirla.

 

Forse è ora di seguire la Via del Flying Spaghetti Monster, che non è tracciata col sangue di nessuno, ma solo col sugo di pomodoro.

Cutlass

Sull’idea che un prete tocchi mio figlio

Nonostante tutto quello che si sente in giro, a quanto pare l’idea che un prete cattolico metta le mani sul proprio figlio minorenne riscontra ancora un discreto successo nei genitori italiani. Mi sto riferendo ovviamente all’antico rito religioso del pedobattesimo, a cui il nostro popolo è abituato ormai da un paio di millenni a questa parte, come a tutta una serie di cerimoniali della chiesa cattolica, al punto da considerarli cosa normale se non addirittura necessaria.  Flying Spaghetti Monster Icon by TestingPointDesign Nel mio caso però non ho avuto dubbi riguardo al pensiero se fosse giusto o meno far battezzare mio figlio. Considerando che io il battesimo l’ho subito quando ero lontano dalla possibilità di oppormi (da che mi dicono i presenti al rito ho addirittura dormito per tutta la cerimonia) e che l’ho dovuto annullare in seguito. Un po’ di tempo fa ho iniziato a parlare di cosa ha portato a decidere di sbattezzarmi, per poi parlare dell’inizio delle pratiche burocratiche. Quindi ho parlato dello stato temporaneo di attesa interreligiosa per poi finalmente potermi ritenere sbattezzato, quindi apostata e scomunicato con la ricezione della comunicazione di sbattezzo da parte della curia di Brescia.   Trattandosi di un figlio, per decidere se il pupo fosse o meno da battezzare si è trattato solamente di parlarne con la mia amata, madre del bambino, e ci siamo chiariti abbastanza bene. Alla fine se il battesimo ci sarà, sarà solo se lo vorrà il piccolo, e quando avrà l’età che lo stato giudica adatta per guidare un’automobile. Questa decisione condivisa è stata ben accettata da alcuni parenti e meno da altri, ma di questo punto parlerò più avanti.   Al momento il problema grosso della nostra associazione pastafariana è che non disponiamo di potenti strumenti di raccolta di dati statistici. E mi piacerebbe sapere quali sono le reali percentuali di genitori che iniziano a credere che far spruzzare dell’acqua da un prete sul proprio figlio neonato sia una cosa inutile se non addirittura dannosa e pericolosa (vedi cosa è successo allo stesso Dante Alighieri). Ma come sempre quando si parla di dati raccolti e pubblicati dalla chiesa cattolica c’è molta ambiguità e confusione. Suggerisco a questo punto due pagine di quei miscredenti dell’UAAR che commentano i numeri pubblicati come ufficiali dalla chiesa cattolica di battesimi, sbattezzi e decessi in Italia e nel mondo. Se dal titolo possono sembrare letture serie e noiose, in realtà finiscono spesso nell’esilarante: questa qui ed il suo aggiornamento di qualche anno dopo.   A quanto pare quindi l’unica autorità in grado di dare dati ufficiali sul numero di battesimi rilascia delle statistiche a dir poco fantasione e allegre, forse a causa della tradizione di eccedere col vin santo durante le varie cerimonie. Per basarmi su dati certi cercherò quindi di lavorare su dati di prima mano di cui sono assolutamente sicuro. Ho quindi raccolto i dati dai bambini nati negli ultimi nella nostra famiglia:


 

  • Numero di bambini nati: 4
  • Numero di bambini battezzati: 2
  • Numero di bambini non battezzati: 2

Qui di seguito il grafico a torta risultante:   Grafico dei bambini battezzati in provincia di Brescia    Mi assumo io stesso la responsabilità dei dati pubblicati e della correttezza delle statistiche derivate. In mancanza di dati ufficiali nazionali più attentibili, per me fanno quindi fede questi: il 50% dei bambini nati negli ultimi anni in provincia di Brescia non verrà pedobattezzato. Mancando altri dati certificati o perlomeno verosimili la statistica è da considerarsi buona per tutto il territorio nazionale.   Lasciamo ora queste complicate formule matematiche per passare all’opinione pubblica, anche queste raccolta da esperienza diretta.   Alcuni amici e parenti approvano l’idea di non battezzare il neonato. In particolare quelli che si professano atei, agnostici, pastafariani o perlomeno non cattolici, o quelli di cui ignoro il credo religioso, ma che pure a loro volta non hanno battezzato la prole.   Altri amici e parenti forse non approvano in pieno l’idea di non battezzare un neonato. Ma perlomeno la rispettano, esattamente come io rispetto quelli che insistono a far battezzare i propri figli. Credo che dietro al rispetto delle scelte dei neogenitori ci sia anche il pensiero di fondo che concetti come limbo, inferno, purgatorio e paradiso non siano più così temuti e considerati come un tempo, e che quindi una scelta come la nostra non vada a condannare un pargolo a situazioni dantesche come fiamme eterne o diavoli col forcone.

Limbo pirataBimbi in coda per entrare nel limbo dei giovani pirati

Ormai il limbo stesso non è più il luogo dell’eternità destinato ai bambini innocenti morti senza battesimo, quanto la giocosa e popolare competizione caraibica dell’asticella.

  La categoria più affascinante quando si parla di bambini non battezzati è ovviamente la peggiore, ovvero quella degli amici e dei parenti che sono seriamente preoccupati di questa scelta, che a loro dire è palesemente insana e viziosa. Alcuni portano considerazioni di circostanza, come il fatto che non battezzare un bambino lo porti ad essere escluso da una serie di attività sociali gioiose ed affascinanti. Altri invece hanno un atteggiamento ancora più drammatico a sottolineare la nostra pericolosa o capricciosa sconsideratezza, e pronunciano frasi come Te lo battezzo io di nascosto.   Ai primi, che portano avanti la questione con argomenti razionali, si ribatte ovviamente razionalmente, dicendo ad esempio che:

  1. qualcuno deve pur iniziare a smetterla con questo rito bizzarro e discutibile
  2. forse è vero che il bambino si perderà dei momenti sociali importanti, ma non ricordo di essermi mai divertito molto alle cerimonie come battesimi, cresime e comunioni. Da che mi ricordo gli unici a divertirsi veramente erano i parenti durante i pranzi che seguivano i vari sacramenti, in cui si coglieva la scusa e l’occasione per riempirsi lo stomaco al ristorante. E allo stesso modo se mai in alcuni brevi momenti della mia vita può essere piacevole stare a messa o al catechismo, non era certo per l’elevata ispirazione che traevo dalla fruizione del divino verbo cattolico, quanto perché per ingannare il tempo dei tre quarti d’ora settimanali più lunghi della mia infanzia, mi adoperavo come ogni bambino sano e normale di questo mondo in una serie di cose proibite e tendenzialmente sconsigliate, immorali o blasfeme, come:
    • bisbigliare a bassa voce, parlare, urlare o picchiarsi col vicino di banco
    • dare pizzicotti a quelli del banco davanti
    • contorcersi per evitare di ricevere pizzicotti da quelli del banco di dietro
    • fare la gara a chi ride per ultimo guardandosi negli occhi col vicino
    • fare barba, baffi, occhiali, sigarette e cicatrici a Gesù e a tutto il suo seguito di profeti ed apostoli nel libro delle preghiere. Magari aggiungendo alla scena anche alcuni gustosi fumetti e didascalie, per far esprimere ai protagonisti alcuni concetti inaspettati ma che ben si adattassero al contesto dell’immagine. L’interpretazione artistica più riuscita veniva spesso approvata dai compagni facendo girare il libro tra i vari banchi, fino a giungere alla catechista che ricompensava l’autore con una salva di vigorosi scapellotti
    • cercare di catturare mosche e affini
    • liberare silenziosamente delle scorregge clamorose e pestilenziali, cercando subito con tecniche raffinate di comunicazione facciale e corporale di far cadere la colpa sul più stupido o sul meno simpatico della classe
    • incidere nel banco con un coltellino o un altro mezzo di fortuna alcuni capolavori ermetici di letteratura destinati all’immortalità, come Piero scemo, Viva Inter o Paolo ama Francesca

In effetti, pensandoci bene è meglio non privare il pargolo di questi importanti momenti di crescita sociale. Ma ciò non significa che intendo battzzarlo. Dico solo che se le autorità cattoliche me lo permetteranno lo manderò a messa, a catechismo e all’ora di religione a scuola esattamente come gli altri bambini della sua età, ed esattamente come è successo a me alcuni decenni fa. Ma il vero motivo non è quello che voglio che si lanci in tutte le imprese sopra citate, quanto che ho dannatamente paura che se gli nego chiesa e catechismo, appena compie diciotto anni in un accesso di follia adolescenziale confonde l’effetto di una canna con una esperienza mistica e mi parte monaco o vescovo.   Come ultima obiezione a chi mi dice che un bambino senza battesimo sarà un paria sociale, dico che già adesso i matrimoni civili hanno superato quelli religiosi anche in Italia, e non passerà molto tempo che accadrà lo stesso con i battesimi. Arriveremo ad un punto in cui battezzare un bambino in chiesa susciterà lo stesso stupore di chi al giorno d’oggi fa cose strane e malviste come pregare a tavola prima di mangiare o chiamare il prete per benedire l’automobile nuova. C’è chi fa ancora la prima cosa? Tra i miei conoscenti che io sappia no, nemmeno tra i supercredenti frequentanti. C’è chi fa la seconda? Certo che c’è. E i preti si prestano? Come no: basta pagarli e troveranno il tempo pure per benedire un cambio gomme.   A chi invece intende battezzare mio figlio di nascosto senza né l’approvazione né mia o della madre né del piccolo non si può ovviamente ribattere razionalmente. In questi casi a minaccia si risponde con minaccia. Trattandosi nel mio caso della zia devota è anche abbastanza semplice: basta dire che anche solo se prova a fare una cosa del genere al bambino, non lo vedrà più fino a che non compie diciotto anni. E se poi sarò stato un buon padre pastafariano mi aspetto che la volontà di mio figlio maggiorenne lo porti a proseguire nei miei propositi rancorosi nei confronti della zelante zia negandosi a suo piacere ancora per un po’ di anni. Della serie che mio figlio lo vedrai solo in foto.   Ma non sempre è così facile prevenire tutte queste perniciose e pie manifestazioni da parte di chi ci circonda. Viviamo ancora nostro malgrado in una società pesantemente cattolicizzata, e tutta una serie di cose che io reputo assurde e fuori dal tempo vengono date ancora per normali dalla maggior parte delle persone. Il pericolo è letteralmente dietro l’angolo, come testimonia quello che è successo pochi giorni fa. La mia amata stava passeggiando per le vie del paese con il nostro pargolo, facendo le classiche commissioni mattutine e godendosi una piacevole giornata di fine estate. Spunta da dietro l’angolo l’ennesimo volto noto del paese che vede la carrozzina e coglie l’occasione per fare due chiacchiere su quanto sia bello e sano il suo occupante, a chi assomigli e via dicendo. Assolutamente niente di male, se non fosse che la persona altri non è che un pericoloso esemplare di vecchia catechista bigotta, di quelle sempre sorridenti ed indaffarate che conoscono tutto e tutti, e che hanno quell’aria che meno male che ci sono loro che mandano avanti la casa del signore, sennò chissà cosa succederebbe. Dalle chiacchiere di rito un estraneo potrebbe scambiarla per una normalissima ed amorevole signora, forse solo un po’ più stucchevole della media nei commenti. Ma all’improvviso parte il gesto insano: di sua iniziativa la megera (sarei più portato ad usare un termine più scurrile, e se mi trattengo è nel rispetto del lettore, non certo della sciagurata) decide che il momento è propizio per benedire il neonato. La catechista alza la mano destra ed impone con il pollice sulla fronte di mio figlio un simbolo abituale nella sua religione, ovvero quello di un antico strumento di tortura e di morte in uso duemila anni fa nell’impero romano. Ovviamente senza chiedere niente a nessuno come fosse un atto dovuto, e quindi mantenendo lo stesso atteggiamento poco costruttivo che ha mia zia nel voler battezzare il piccolo di nascosto.   Vengono da sé un paio di domande:   Lo sa lei che questo bambino è figlio di due persone che anche se in un remoto passato hanno passato del tempo in oratorio essenzialmente per ragioni di età, al momento non frequentano né chiese né alcun luogo di aggregazione riconducibile all’autorità cattolica di cui lei si fa ministra del culto? Per abitudine sono portato a considerare gli ambienti dove bazzicano queste persone abbastanza efficaci nel far circolare ogni genere di notizie, in special modo quelle di poco conto o che riguardano la sfera privata di altre persone. Quindi, oltre a sapere benissimo che nessuno di noi due da tempo non frequenta più la sua parrocchia, è possibile che la donna abbia anche appreso del mio sbattezzo ancora prima di mia madre. Il gesto della pia donna forse potrebbe essere stato dettato dall’abitudine di una consumata catechista in buonafede con si attribuisce capacità divine o taumaturgiche. Ma se avesse saputo del mio sbattezzo, il gesto potrebbe essere tranquillamente un disperato tentativo di un pia donna di salvare l’anima di un piccolo angelo dalla terribile condanna ad una qualche dannazione eterna per colpa di alcune sciagurate scelte di coppia. Entrambe le possibilità mi spaventano, ma d’altra parte siamo qui perché queste cose non accadano più.

  1. Lo sa la donna che non c’è al mondo solo la sua religione? Ha mai pensato che la gente del suo paese non si divide solemente tra cattolici praticanti, cattolici non praticanti ed immigrati di colore da guardare un po’ male perché portano i figli alla moschea il venerdì invece che in chiesa la domenica? DiavolaccioNe avrebbe forse a male lei se per esempio io mi dessi al satanismo, e decidessi di omaggiare la sua progenie irrorando i suoi nipotini ed i suoi animali domestici con del sangue di caprone? Sicuramente lo farei in buona fede, mica certo per cattiveria. E allora anche lei dovrebbe astenersi dall’imporre la sua religione a chicchessia, e soprattutto a chi non è in grado di difendersi come un bambino di pochi mesi. E che se fa questo è solamente perché i numeri stanno dalla sua parte, e tuttora è altamente probabile che ogni bambino che passa dalle sue grinfie finisca nel giro di pochi anni, suo malgrado, per essere battezzato, comunicato e cresimato, e che troverà la forza di ribellarsi solo col matrimonio. Provi a benedire me la prossima volta se ha il coraggio, e vediamo come va a finire.

Forse non dovrei arrabbiarmi tanto. Ovvero: se non credo nel dio cattolico, non credo nemmeno in tutto ciò che ne deriva, e quindi chissenefrega della catechista bigotta. Ma non è solo questo. Se per esempio io sono stato battezzato, non basta la raccomandata dello sbattezzo a cancellare un fatto accaduto nel passato, quello per cui un po’ di anni fa un prete mi ha fatto un segno della croce sulla fronte secondo un rito di una religione che non riconosco. Un documento si può annullare, ma il passato non si può cancellare. Nella mia grande ignoranza riguardo alla cultura dell’estremo oriente l’unica cosa che so è che è molto più antica e per molti aspetti anche molto più saggia, rispettosa ed equilibrata della nostra. E alcuni di quei popoli considerano la fronte come luogo del terzo occhio, quello che non funziona con le cose terrene ma che serve a cogliere il divino o il trascendentale. Terzo occhio Il fatto che io non creda minimamente in queste cose non significa che io debba trascurarle a priori, dato che la mia opinione a riguardo è dettata non dalla conoscenza ma dall’ignoranza. L’unica cosa che so per certo è che un rito come quello in uso nella chiesa cattolica di tracciare una crocetta proprio dove secondo le filosofie orientali si trova il terzo occhio sembra più che altro un rozzo tentativo di atrofizzare una abilità non approvata. Come a bloccare qualsiasi capacità di riconoscere da sé il trascendentale se non dietro la guida forzata di preti ed intercessori vari. Di questo me ne parlava giusto pochi mesi fa una persona conosciuta ad una festa vegana nel mio paese, quando ancora il piccolo era nella pancia della mamma. Allora mi ha fatto piacere sapere qualcosa in più sulle possibili potenzialità di una persona vergine da battesimo. Ora invece dopo quello che è successo mi fa solo arrabbiare di più.   Vorrà dire che a tempo debito farà seguito un battesimo purificatore pastafariano per immersione in birra ceca. Ho letto da qualche parte che funziona molto bene.

l’atto pratico dello sbattezzo, tra avvistamenti e raccomandate

Dopo aver scritto questa pagina lunedì scorso, ho iniziato le pratiche tecniche per invitare finalmente il parroco di Gussago a rimuovere il mio nome dal suo registro dei battezzati.

Ho scaricato per l’ennesima volta da qui il documento dello sbattezzo. Grazie UAAR per renderci facili e comprensibili le sottili questioni stato/chiesa in cui noi comuni sprofonderemmo miseramente. Grazie decreto legislativo 196 del 2003: con te i nostri diritti di confessione religiosa si camuffano da diritti alla privacy.

Il documento dello sbattezzo non è proprio bellissimo, anche se bellissimo è il compito che gli viene assegnato. Sembra un modulo per la disdetta di un qualsiasi servizio a pagamento. Ecco, è così, nella sua burocratica sterilità:

sbattezzo modulo per parroco


Leggendolo, uno può aspettarsi di trovarlo pieno di acide considerazioni contro la chiesa cattolica, come scritte dalle stesse mani che scrivono decine di articoli al giorno al gusto fiele e veleno su uaar.it . Non è così: non ci troverete una sola malignità. Pura formalità burocratica, con ripetizione alla nausea della codice segreto 196/2003, la chiave che apre la via all’apostasia. A furia di cercare però forse c’è una piccola parte di involontario umorismo: quando si chiede al povero parroco che il mittente rinuncia “fin da subito a qualsivoglia pausa di riflessione o di ripensamento in ordine alla soprascritta istanza”. Mi evoca l’immagine di migliaia di vecchi parroci di campagna, sparsi in tutta Italia, terrorizzati dal dover riportare al proprio superiore l’orrore burocratico della lettera che tengono in mano, al punto di appellarsi alla disperazione con una “pausa di riflessione o di ripensamento”. Le estreme armi del clero contro chi non teme scomuniche ed anatemi.

Letto e riletto, ci ho pensato un po’ su, e alla fine ho deciso di scrivermi a mano tutto quanto, come a voler dire al parroco che noi empi senzadio siamo comunque abbastanza alfabetizzati da poter buttar giù una lettera dattiloscritta senza troppi errori, e senza andare troppo storti con le righe. E nel contempo anche di offrire un po’ di conforto umano al prete che la riceve, come a dire che non sono una macchina, ma che ho dedicato un po’ del mio tempo per rispetto al tempo che lui nella sua sofferenza dedicherà a me. Poi magari manderà anche la lettera al grafologo pontificio a Roma, per capire che orribile personalità malvagia e contorta sta dietro ad una richiesta tanto disumana. Se lo fanno, magari scopriranno anche che sono un ragazzo normale con irriverenti aspirazioni piratesche, un ottimo rapporto con un Dio Invisibile e Spaghettoso e dotato di un gran senso dell’umorismo, e che semplicemente non ne può veramente più una lunga serie di comportamenti disgustosi della chiesa cattolica apostolica romana.

Ecco qua il risultato, così come è stato fotografato dal potente satellite del Vaticano:

sbattezzo autografo

Ci ho messo un po’ a scrivere tutto, e due fogli invece di quello solitario della versione digitale. Probabilmente è anche un po’ meno comprensibile, per quanto mi sia sforzato di dominare l’estro della mia mano mancina. Non ho fatto nessuno scarabocchio, ma non ho rispettato molto il mio secondo proposito, ovvero quello di fare le righe dritte. Pazienza, chissà che idea si farà il grafologo del papa. Sono però molto contento di come il secondo foglio sia pieno per tre quarti, che reputo un’ottima percentuale conclusiva, e mi riempie di orgoglio la mia firma finale, che ultimamente trovato molto travagliata ed impoverita di personalità a causa di una serie di aride ripetizioni burocratiche.

I due fogli sono finiti piegati in tre parti a fisarmonica e imbustati con la fotocopia della carta di identità. Quindi orgogliosamente portati in pausa pranzo all’ufficio delle poste.

E qui potrebbe essere già il primo capitolo della saga di Ulisse. Questo articolo non vuole parlare dei disservizi di uno stato vittima di se stesso, ma quando vado alle poste so già che può capitare che tutto vada per il meglio, ovvero che banalmente non succeda niente di strano, o che invece qualcosa vada storto, anche senza che si arrivi ala rapina. Nel mio caso ho beccato il solito raduno di anziani che hanno deciso di festeggiare con orgoglio una qualche loro misteriosa ricorrenza andando a richiedere servizi all’ufficio postale proprio quando il non-pensionato come me esce dal lavoro. Il numero che mi ritrovo in mano dista di diverse decine da quello sul tabellone, e gli sguardi desolati della gente in coda mi evocano immagini di film sull’immigrazione dei nostri compatrioti ad Ellis Island. Bene, grazie, forse è meglio tornare un’altra volta.

Controllo gli orari di chiusura, aspettandomi il peggio. Ma no! Piacevolissima sorpresa: le poste chiudono alle 19:15. Insperato davvero: posso tranquillamente tornare all’uscita dal lavoro.

Così accade. Sorpresa! Poste chiuse. Ma come!? Una gentile signora, pure lei impegnata come me a citare tra i denti il nome di dio invano, mi fa notare un secondo cartello, meno evidente del primo e posto ad altezza cane, che recita qualcosa come “orario estivo: dalle 8:15 alle 13:15”. O qualcosa del genere. Bravi, grazie. Ritiro quanto detto prima. E mi chiedo da cosa possa nascere il rancore che si nutre verso i dipendenti statali. Boh, chissà.

Che poi le mie non sono altro che malignità dettate dall’ignoranza: se d’estate i dipendenti delle poste lavorano meno ore al giorno, sono più che sicuro che a ciò corrisponde una detrazione proporzionale dello stipendio. Per forza. Quindi non stiamo lì a perderci del tempo: si torna di sabato mattina. Prima però controlliamo bene gli orari del sabato, che non si sa mai. E facciamo anche un paio di giri dell’edificio, alla ricerca di altri eventuali fogli informativi su orari e modalità.

Il sabato decido di partire preparato. Mi porto da leggere e da bere. Infatti tempo tre minuti e vengo servito. Quando poi chiedi di fare una raccomandata compreso nel prezzo c’è lo sguardo miserevole e accondiscendente della impiegata che ti dice “guarda che per la raccomandata devi prima compilare questo!” E tira fuori un foglio da sotto la sua scrivania. Non ho ben capito se si aspetta che io prima ancora di essere servito scavalchi la loro porta da saloon, giri dietro alla loro scrivania e mi prenda un foglio da solo e mi metta a compilarlo, di modo da arrivare perfettamente preparato quando mi trovo di fronte a lei. Dio degli Spaghetti, aiutami Tu.

Compilato tutti i fogliettini, controllato, consegnato e pagato. No grazie, signora, niente posta celere. Sì: da Gussago a Gussago. (Cambia qualcosa se è da Gussago a Rodengo?) Mi viene da chiedermi cosa accadrebbe se dovessi chiedere la posta celere o aerea per spedire una raccomandata al parroco che di fatto abita giusto a centocinquanta metri da casa mia. E che anche oggi ho incontrato che mi passava davanti mentre uscivo di casa per mandargli una lettera. Tengo questi misteri per me: già tre euro e novanta mi sembra un prezzo più che sufficiente per il servizio richiesto.

Un paio di pagnocchine dal fornaio e torno a casa. E incontro ancora il parroco. Gran Dio della Pasta, ma mi segue? O mi precede? E come fa poi, che lo becco sempre in senso contrario al mio, roba che se io vado lui torna, e se io torna lui va? E poi come fa ad essere così veloce, con quella sottanona bianca… Questi misteri un po’ mi lasciano perplesso, ma me li scrollo di dosso pensando che la ricerca del divino nell’inspiegabile è un tipico vizio delle religioni arcaiche come quella per cui giusto oggi ho richiesto di non farne più parte. Basta, questa pecorella smarrita non vuole più essere salvata, e avete tempo quindici giorni per dimostrare di averlo capito. Beee beeee beeee.

Grazie, buonanotte.

pecora e pecorino

come particolari pratiche di religioni alternative alla nostra possano indurci all’apostasia

Questa mattina ho avuto un segno, da Lui, ovviamente. Uno di quei segni che arrivano quando effettivamente ce n’è bisogno. Chi se non Lei manda questi inequivocabili segnali, La cui Spaghettosa Amorevolezza supera i confini dell’umana comprensione, lasciando però delle vistose chiazze di sugo?

Andiamo però con ordine: ieri sera la radio annuncia il caso di un rappresentante di una religione alternativa alla nostra, sorpreso ad officiare i suoi riti con un chierichetto. Il problema denunciato nella notizia era che tali riti non venivano celebrati nell’edificio preposto, ma in una doccia da campo di Rovereto sulla Secchia, nel modenese, uno dei paesi colpiti dal recente terremoto. La cosa sorprendente era che i due celebranti non indossavano gli abiti religiosi previsti per la cerimonia. Anzi, non indossavano nessun tipo di abito. Un solo fedele ha assistito alla liturgia. Forse per sbaglio: orari e luogo non erano stati resi pubblici nel bollettino parrocchiale. Il fedele ha quindi deciso di rendere subito noto a tutti l’evento eucaristico, sottolineando però ad altre persone la mancanza di rigore nell’officio liturgico. Un celere intervento delle forze dell’ordine ha evitato che venisse ripetuto l’antico rito cristiano del sacrificio del corpo a salvezza dell’umanità.

il prete nudo

Niente di strano. Credo che siamo abituati ad episodi simili. Il fatto ha però scatenato un acceso dibattito tra me e la mia amatissima. Dibattito un po’ particolare, visto che eravamo entrambi d’accordo nel definire l’episodio particolarmente infelice. Io stesso non credo che vedremo il volto di questo sacerdote nella prossima campagna dell’otto per mille della chiesa cattolica.

Se devo dire la mia, non posso giudicare in maniera positiva il fatto che molti esponenti del clero cattolico di tutto il mondo siano usi a rapporti intimi con i più giovani elementi delle gerarchie religiose. E sono certo che la mia opinione è conforme a quella della pubblica morale, oltre che dello stato italiano.

La mia amatissima era ancora più turbata, facilmente per via del suo stesso lavoro di educatrice, che le pone davanti agli occhi una serie di problematiche sconosciute ai profani. Ha trovato poi particolarmente oltraggioso che la politica della stessa chiesa cattolica sia quella di nascondere tali problemi invece che cercare di risolverli con l’aiuto di professionisti di settore, o con il laser.

Insomma, dopo tante parole, quasi per forza siamo arrivati ad una questione da tempo lasciata in sospeso, ovvero quella di esprimere il nostro dissenso dalla politica della chiesa cattolica attraverso l’atto dell’apostasia e del conseguente sbattezzo. Io da tempo mi considero un apostata, dichiarandomi fieramente pastafariano. Lei invece solo ieri ha iniziato il trasloco religioso, dopo un lungo periodo di tacita inosservanza. Si trova però in una situazione areligiosa di passaggio, e la cosa la turba un po’; il credo pastafariano la convince solo fino ad un certo punto, ma sono convinto che risolveremo tutto nel modo migliore, trovando per lei la religione più adatta.

vacca sacra

Ammetto di non essermi mai sbattezzato: la cosa mi ha sempre elettrizzato, ed avevo già compilato la lettera un paio di anni fa. Ma disgraziatamente il prevosto del mio paese una domenica sera ha pensato bene di morire, proprio mentre io ero intento nella compilazione del modulo prestampato scaricato dal sito dell’UAAR. I miei amici maliziosi dicono che la perpetua ne ha rinvenuto il corpo stecchito nel suo ufficio ancora con il braccio destro alzato e contratto intorno alla mia raccomandata. Non è vero: non ho ancora inviato niente.

Si parla quindi di sbattezzo urbi et orbi in casa mia nostra. Due su due. Se poi è vero che a Gussago fino ad ora c’è stato un solo sbattezzato, la cosa prende un certo gusto: improvviso aumento del 200% dei senzadio in paese! Roba da far impazzire le statistiche. Roba da articolo di cronaca di paese sul Giornale di Brescia, e da convocazione presso il vescovo del nuovo prevosto di Gussago. Sempre che non muoia di nuovo, beninteso.

Se dapprima lo sbattezzo personale mi eccitava, parlare di sbattezzo collettivo un po’ mi spaventa. La sensazione è quella di partecipare a quei riti collettivi religiosi in cui diecimila fedeli si buttano di testa in un burrone. Il fatto poi che l’idea non fosse mia, ma della mia amatissima, ovvero colei che spesso e volentieri mi parlava di matrimonio in chiesa, mi turbava ancora di più. Dio delle lasagne!

La notte non porta consiglio. Solo la mattina mi accorgo che avevo dimenticato di compiere un rito domestico fondamentale: innaffiare il basilico, recentemente mutilato in Sacrificio per l’ennesima gloriosa spaghettata al Pesto Pirata. Per tradizione pastafariana le piante del loggiato vengono innaffiate quando possibile con i resti dei Sacri Pasti, ovvero l’acqua di cottura degli Spaghetti. Con l’attenzione del caso inizio ad officiare il rito sul martoriato basilico. Uso poi l’acqua rimanente per il prezzemolo, per l’erba casoncella, per il timo ed infine per le varie piante ornamentali. Terminata l’opera chiudo casa ed esco in strada.

E, finalmente, ecco il Segno tanto atteso: chi vedo passare frettoloso davanti ai miei occhi assonnati? Il prevosto del paese, colui che riceverà le due raccomandate dello sbattezzo, e che avrà tempo quindici giorni per adempiere al suo dovere. Questo per via delle leggi dello stato italiano a cui controvoglia deve sottostare, e per cui deve procedere ufficialmente con la rimozione dei nostri due nomi con l’apposizione dell’ambita scritta ACTUS FORMALIS DEFECTIONIS AB ECCLESIA CATHOLICA.

Chiudo il portone, ed il religioso è già avanti di circa cinque metri: si infila dalla piazza nella via del centro che anch’io sto per imboccare. Indossa abiti bianchi: strano, credo che siano quelli di rito, e non quelli da passeggio, neri. Starà andando a celebrare da qualche parte. Ci vuole poco a sorpassare a piedi un anziano signore in sottanone, e così penso di fare. Ovviamente a sentire il mio passo lui si gira a vedere chi arriva. E’ ovvio: il prete è sempre una autorità, e come tale si aspetta saluto e controsaluto. Mi dispiace, ma mi sono limitato a sorpassarlo. Avrà seguito per un po’ con gli occhi il passo di un giovane maleducato, prima che si perdesse nelle tortuosità dell’antica strada.

Magari non è il più elegante dei miei sorpassi. Forse peggio anche di quello, sanzionato, di Vettel accaduto ieri pomeriggio. Ma a me è piaciuto. E ci leggo anche qualcosa di metaforico.

Accidenti quanto ho scritto! Basta così, alla prossima. Vi farò sapere come è andata a finire.

Hasta l’apostasia! Il vostro infedele Alberto.