Il sorpasso

Ecco cosa accade a fare deo sorpassi avventati a Felicittà, grazie, Richard Scarry!

Un giorno qualsiasi si sta tornando a casa dal lavoro, ed ecco che arriva il sorpasso: un grosso veicolo tipicamente nero sbuca dal nulla, da dietro o davanti non fa differenza. Non accelera perché è già molto veloce, non frena perché non ne avverte il bisogno e sicuramente non mette la freccia per lo stesso motivo. Al massimo sfareggia un po’ se c’è qualche sciagurato che già occupa la corsia del sorpasso, che in quel momento è diventata di sua proprietà. Alla fine questo veicolo si è limitato a cambiare corsia, a sorpassare, a rientrare e scomparire all’orizzonte, ma lasciando dietro di sé un’orgia di pensieri burrascosi.

Ovviamente la prima cosa che si pensa é: ma come si fa a essere così, diciamo, superficiali? Siamo in un centro abitato, c’è un limite dei 50 all’ora che già di suo è un attentato alla vita e al buon senso. Questo veicolo non solo viaggia a 80 all’ora in mezzo al paese, ma si esibisce anche in un sorpasso spensierato. Ma non pensa a quello che potrebbe succedere? Non so, un bambino che esce da una strada, una bici o un’altra macchina da uno stop, qualsiasi cosa.

Più ci pensavo più non capivo. Di sorpassi del genere ne ho visti tanti, perché dalle mie parti di automobili grosse e potenti ce ne sono in abbondanza e vengono giudate tutte più o meno così. Ma il tempo mi ha dato l’opportunità di sciogliere il mistero che ci sta dietro. La prima cosa che ha aiutato a comprendere è che dentro queste potenti vetture ci stanno sempre dei guidatori. Questi guidatori tra un sorpasso spensierato e l’altro può essere che a malincuore scendano e camminando svolgano attività umane, magari proprio in posti che frequento pure io. Strano a dirsi, ma può succedere. Ma come li avrei riconosciuti? Non si possono usare gli abbaglianti quando ci si sposta con i piedi. Ovviamente ho sempre escluso di trovare queste persone nelle osterie o nelle trattorie dove vado io, o anche solo nel negozio di alimentari vicino a casa mia, dove al massimo potrei incontrare la loro servitù. Alla fine il posto trasversale che unisce gente come me a gente come loro è l’ambiente di lavoro, e già potevo capirlo guardando il tipo di macchine nel piazzale davanti.. E’ successo infatti un po’ di tempo fa che tornando a casa in bicicletta dal lavoro l’ennesima versione aggressiva del grosso veicolo nero di cui sopra dovesse assolutamente sorpassarmi velocemente al costo della vita (la mia) in uno stretto senso unico non lontano da dove abito. Non mi sono esibito in gestacci, e meno male perché mi avrebbero complicato la vita dato che quando poi arrivo a casa lì vicino c’era parcheggiata l’auto sorpassatrice, e chi scende se non uno dei miei capi? Capo che mi sorride, saluta e se ne va a fare le sue cose in uno dei costosi negozi vicini a casa mia, sicuramente in biblioteca.. Così, come se niente fosse, come se non avesse appena tentato di passarmi sopra con due tonnellate di ferraglia. E qui ho capito una cosa, che potrei definirla come una diversa prospettiva del sorpasso.

Per me il sorpasso è una cosa seria, che nel dubbio è meglio non fare. Si sorpassa quando la segnaletica stradale ce lo permette, quando non arriva nessuno dall’altra parte, quando non ci sono incroci, angoli ciechi o pedoni a bordo strada, quando la visibilità è dal buono in su e i pericoli non minimi, ma assenti. Per noi fare un sorpasso è una occasione rara, non siamo abituati e dobbiamo pensarlo bene, o piuttosto non lo si fa e si rimane dietro con pazienza al trattore che porta le sue balle di paglia in giro a prendere aria.

Il mio capo non fa nulla di tutto questo, e lo so perché non è una persona da comportarsi in questo modo. Il mio capo è uno che non è abituato alla concentrazione: se gli si manda una email deve essere corta, altrimenti non leggerà nulla dalla terza frase fino a quella prima della mia firma. Durante una discussione di qualsiasi tipo se l’argomento diventa complicato o si limita a ripetere la stessa frase generica ma a volume sempre più forte fino a che gli altri smettono di parlare, o si alza in piedi e semplicemente se ne va. A volte con passo più spedito, simulando un impegno precedente, a volte camminando all’indietro con la faccia di chi spera che la gente smetta di guardarlo e fargli domande. Diciamo quindi che non è i ltipo di persona da cui aspettarsi ragionamenti sottili.

Se questo è il campione umano del sorpassatore aggressivo, sospetto quindi che il motivo per cui chi guida automobili grosse e potenti faccia sorpassi molto azzardati non sia perché è molto più bravo e veloce di me a valutare i rischi, ma che in realtà non ci pensi proprio: si sorpassa e basta, senza pensieri, e lo si fa semplicemente perché c’è un spazio sufficiente a farci passare la propria auto, almeno in larghezza. Al limite si valutano le conseguenze ma solo nel caso in cui se ne debbano presentare, e lo si fa nell’ordine con abbaglianti, strombazzate, se proprio frenate o nel caso più complicato incidenti in cui di solito non si è quello che ha la peggio.

Qundi è inutile arrabbiarsi tanto con chi sorpassa in modo spensierato perché non serve a niente: per me il sorpasso è un rischio e un problema, mentre queste persone è già tanto se conoscono la differenza tra le due corsie.