
Questa mattina, mentre mi imbattevo sul giornale nel racconto delle ennesime avventure fuori porta dell’anziano intermediario divino di una religione concorrente, mi sono ritrovato a pensare ad uno strano paradosso religioso moderno: quello per cui più una religione si fa vanto dell’onnipotenza del proprio dio più, stranamente, la religione stessa ha bisogno di ingenti e costose strutture per sopravvivere. Questo per me è proprio stranissimo: se un dio è davvevo così potente, come può non essere in grado di comunicare direttamente con i suoi fedeli con parole semplici e soprattutto non equivocabili, attraverso un mezzo di informazione adeguato? Ed invece no: ci ritroviamo questa gran confusione di divini tirapiedi ad intasare ogni mezzo di comunicazione: giornali, radio, televisioni, Internet più tutti quelli che non hanno ancora inventato. E questi sono solo i mezzi invasivi involontari, ovvero quelli in cui chiunque, seguace o meno della tal religione, si ritrova a doversi sorbire le opinioni del prelato di turno. Se uno è un devoto seguace e frequenta anche i luoghi di culto si becca anche la dose extra, quella senza la quale va dritti all’inferno. Ma non sarebbe più semplice usare proprio l’evento del rito periodico per tutte le comunicazioni, e liberare tutti i mass-media da quel genere di informazione di scarsissimo interesse per chi crede in qualcos’altro o in niente del tutto?
