Un lavoro sorprendente

A volte mi capita una cosa stranissima. Succede che si sta parlando con altre persone di cose così, del più e del meno, e che all’improvviso uno dei presenti faccia una domanda, apparentemente innocua, che suona più o meno così:

Ma che lavoro fa Giuseppe?

La cosa strana che mi sorprende non è la domanda, quanto la risposta. Non sempre, perché molto spesso Giuseppe fa un lavoro normale, tipo il falegname, il terzino o l’eroe dei due mondi. Sarà però che vivo in un luogo ad alta concentrazione di edifici religiosi cattolici (l’Italia), ma capita spessissimo che Giuseppe faccia questo lavoro veramente stranissimo:

Giuseppe fa l’insegnante di religione.

Non riesco mai ad abituarmi all’idea di quante persone servano per insegnare una religione ad altre persone, e soprattutto che non siano sufficienti tutti quegli edifici molto vistosi sparsi un po’ su tutto il territorio italiano, come questo qui:

E pure popolati da uomini adulti con abiti appariscenti e magari un po’ ridicoli come questi qui:

Insomma, in Italia è quasi impossibile trovare un posto da cui non si possa vedere anche solo la punta di un campanile, una croce di legno attaccata ad una parete o un televisore con dentro un vescovo intento a spiegarci qualcosa. Inoltre il loro dio si è imposto a suo tempo come il migliore di tutti e che per ulteriore sicurezza ha pure inventato il concetto di monoteismo. Ma tutto questo ancora non è sufficiente a diffondere il verbo e a mantenere unito il loro popolo, e sono necessarie altre persone, questa volta vestite in un modo molto meno appariscente, per insegnare questa religione anche nelle scuole.

E Giuseppe questo fa: insegna la religione cattolica nelle scuole. Ho dato per scontato che si tratti di religione cattolica un po’ per abitudine ed un po’ per quanto detto sopra. Per quanto questa professione mi stupisca ogni volta che la sento, so che nessun insegnante di religione proviene da ambienti satanici, o che sia un vecchio monaco scintoista giapponese.

E qui sta tutto il mio stupore: ci sono chiese, cattedrali, oratori ed una serie di altri edifici religiosi bellissimi, in posizioni centrali o strategiche, molto più belli dei bar sperduti dove io vado a bere birra in onore del mio dio: tali edifici sembrano proprio predisposti ad attirare adulti ma soprattutto bambini tra le braccia amorose del loro personale religioso. A chi non vorrebbe naturale spendere un po’ del proprio tempo in questi ambienti così grandiosi, edificati a prova terrena di un dio tanto poderoso? Niente da fare: ancora non è sufficiente. Serve proprio il nostro Giuseppe l’insegnante di religione, a ripetere ancora le stesse cose, ma questa volta in una brutta aula scolastica di fronte ad una platea di alunni svogliati ed indisciplinati. Questo è quello che mi stupisce ogni volta.

Dopo lo stupore, mi viene sempre lo stesso pensiero: anche a me piacerebbe essere un po’ come Giuseppe. Mi piacerebbe andare all’università, laurearmi in ateismo e quindi diventarne un docente nelle scuole elementari del mio paese. Certo, non insegnerei solo l’ateismo, esattamente come Giuseppe vi verrebbe a dire che nella sua ora di religione non fa solo catechismo cattolico, ma ci piazza anche due chiacchiere veloci sulle altre religioni. Nel mio caso, essendo che dell’ateismo, una volta compreso che dio non esiste, rimane un po’ poco da dire, avrei ben più tempo da dedicare ad argomenti corollari, tipo ad insegnare ad usare la propria testa e a non credere a tutto quello che ci viene detto e che deve essere accettato per fede, soprattutto se a dirlo è un adulto vestito come un pagliaccio del circo.

Questo mi piacerebbe, ma in Italia ancora non si può. Pazienza, un giorno ci arriveremo, forse.

Ah, chiaramente l’ora di religione di Giuseppe dovrebbe rimanere come alternativa didattica all’ora di ateismo. Solo che gli cambierei il nome. Qualcosa come: l’ora di miti e leggende.

Quando, non so perché, mi ritrovo a difendere l’islam

Per qualche strano motivo, mi ritrovo più spesso a difendere i diritti dei mussulmani che non quelli di gruppi di persone che mi stiano più care, tipo i pastafariani, gli atei o i gozeriani. Come se poi a me i mussulmani stiano particolarmente simpatici, o che stia pensando di abbracciare in segreto la loro religione. Forse che gli atei, i pastafariani ed i gozeriani sono pochi e discreti, non suonano i campanelli, non esplodono e non guidano grossi camion sopra le persone; basta questo a renderli simpatici un po’ a tutti, e basta dire apertamente quanto ci stiano simpatici per dare prova tangibile di essere persone aperte e tolleranti.

“Io ho grande rispetto degli atei! Ho avuto un professore al liceo che era ateo e comunista, che non solo non mangiava i bambini, era pure molto bravo ad insegnare!”

Ecco, se uno dice così si può considerare automaticamente una persona per bene e tollerante, quindi migliore di tutti i mussulmani.

E qui intervengo io, a farmi del male. Vorrei spiegare a queste persone per bene e tolleranti che anche se ci sono molti mussulmani che sono un po’ retrogradi, esplosivi o maleducati, questo non vuol dire che lo siano tutti. Che sono certo che ci sono dei mussulmani che sono moderni, educati e che non esplodono. Sarei quasi tentato di citare un famoso best-seller dell’antica Mesopotamia, in cui un dio in cerca di consensi si era trovato a discutere con un suo seguace se radere o no al suolo un paio di città, a seconda che quest’uomo vi avesse trovato o no un piccolo numero di persone conformi alle sue leggi divine.

Arrivo anche a dire che conosco alcuni mussulmani che non solo si comportano in maniera civile, ma che non li ho mai visti pregare una volta, e che quando ne hanno voglia si fanno una birra e si mangiano pane e salame. Ma qui interviene il buon cristiano, esperto ad applicare agli altri le morali altrui:

“Se non rispettano le leggi dell’islam, allora non sono mussulmani, perché il corano va seguito alla lettera, e dice chiaramente che per essere dei buon mussulmani bisogna picchiare le proprie mogli e uccidere tutti i cristiani”

Già. Non ho letto il corano, ma pare che ci sia scritto così. A dire il vero non l’ha letto nemmeno il nostro moralista cristiano, ma a lui è sufficiente che l’abbia detto Magdi Allam alla televisione.

E via così. Loro a citare casi di mussulmani retrogradi, esplosivi o maleducati, ed io a dire che magari non sono tutti così, ma anche a dire quanto mi dia fastidio dover ogni volta difendere proprio i mussulmani dalle accuse lanciate da dei cristiani così aperti e tolleranti. Preferirei poter scegliere un altro grupo religioso a cui mi sento più vicino, ma così va il mondo, e mi fa passare per uno che è contento quando un uomo picchia sua moglie.

Potrei parlarne ancora per molto tempo, ma se mi sono annoiato io a discuterne, chissà chi legge. La chiuderei da dove ho iniziato, con l’autodichiarazione di tolleranza e apertura del buon cristiano, che è più o meno quella citata all’inizio:

“Io ho grande rispetto degli atei, per me l’ateo ha diritto a vivere la sua vita come ogni credente”

Parole che inciderei a fuoco sulla porta del bagno di casa mia, ma che dette dalla persona che voleva battezzare mio figlio di nascosto suonano un po’ contraddittorie. Strano modo di rispettare le persone.

Decisioni post mortem

Le importanti dichiarazioni della chiesa cattolica riguardo al trattamento dei cadaveri mi hanno fatto cambiare completamente idea su cosa debba essere fatto del mio corpo: non voglio più essere cremato, quanto che venga disperso direttamente il mio cadavere.

Messaggio per i suicidi mussulmani che non si sono ancora fatti esplodere

Varoom!-Lichtenstein
Esplosione Pop di Lichtenstein, dalla Wikipedia

Ogni volta che sento parlare dell’ennesima strage ad opera di un aspirante martire mussulmano, mi viene da pensare a che povero mentecatto debba essere stato in vita, per valutare così poco la propria esistenza e rinunciarci in un modo così poco elegante: arrivare perdere la vita solo perché qualcuno più sveglio di te ti ha detto che finirai in un posto meraviglioso dove passerai un tempo infinito a deflorare un numero finito di vergini; mi sembra proprio una scemata fatta apposta per imbrogliare i gonzi.

Quindi vorrei dire questo:

Il vostro dio non esiste: è tutta una trovata per rincoglionirvi e farvi fare delle cose drammaticamente stupide, e la vostra politica del farvi saltare per aria uccidendo un po’ di persone abbastanza intelligenti da non pensarla come voi non funziona: non ci state convertendo neanche un po’

Ecco, giusto per capirci. Perché se pensate di ucciderci tutti in questo modo, non ce la farete mai, e finisce che voi siete morti e la maggior parte di noi è ancora viva, alcuni poi intenti a riconoscere i brandelli appiccicosi del vostro cadavere dal DNA. Per quanto alcuni di noi abbiano paura a prendere la metropolitana, l’aereo o a frequentare luoghi affollati, stiamo comunque continuando a fare un numero di figli maggiore delle persone che voi state uccidendo. Fanno molte più vittime il tabacco, il cancro o gli incidenti stradali. Se volete essere più efficaci dovreste cambiare politica, per esempio andando in piazza a regalare sigarette senza filtro, grandi tagli di carne rossa o automobili e motociclette di grossa cilindrata.

E pure, come ho già detto, la vostra è una religione veramente brutta. Bisogna essere proprio dei deficienti per passare dalle nostre religioni poco invasive ad una che arriva a chiederti di saltare per aria sulla base di una serie di promesse mai dimostrate. Le nostre religioni nella peggiore delle ipotesi ci chiedono di non mangiare il pesce nei venerdì di quaresima e di frequentare una chiesa per un’ora a settimana più le feste comandate. Niente digiuni, niente menù ridotti, niente preghiere obbligate, pellegrinaggi e crociate contro gli infedeli. E non cambieremo nemmeno la nostra religione solo per farvi contenti, visto che siete talmente approssimativi nelle vostre squallide dimostrazioni di forza che vi limitate ad esplodere in luoghi affollati, non in luoghi affollati esclusivamente da fedeli di altre religioni. Non è proprio uno dei sistemi più raffinati di pulizia religiosa.

Forse è solo che siete dei repressi sessuali perché non riuscite ad aver successo con le donne occidentali a causa del vostro ridicolo machismo fatto di bigotteria religiosa, musica inascoltabile, maschilismo da medioevo, violenza domestica e passione per le armi. Probabilmente è per questo che una promessa di un gran numero di vergini fa così presa su di voi. Se volete avere successo con le donne occidentali e placare un po’ i vostri bollenti spiriti, iniziate a comportarvi bene, ad essere rispettosi ed amorevoli, ad abbassare il volume della radio e magari a sintonizzarvi su stazioni normali, perché da queste parti nessuno ascolta Servo per amore in automobile o in casa a tutto volume: penso che anche dio ne sarebbe un po’ imbarazzato. Vedrete che le cose inizieranno ad andare un po’ meglio. Le nostre donne non amano essere trattate come pecore, ed in genere vogliono l’esclusiva: dovreste abituarvi a questa cosa. Se dà fastidio a voi quando la vostra donna soddisfa anche i piaceri di altri tre uomini, allora mettete in conto che anche a lei può urtare il fatto che voi ve la vediate con altre tre donne. Si tratta di uguaglianza dei sessi, è una cosa giusta e dovreste abituarvi anche a questo. Per lo stesso motivo sappiate che non è giusto uccidere, molestare, picchiare la vostra donna o i vostri figli solo perché non la pensano come voi, e per di più è contro la legge di ogni stato civile. Facilmente siete voi ad essere degli ottusi bigotti, e invece di cercare di reprimere le persone che vi stanno accanto, potreste cogliere l’occasione per migliorarvi imparando da loro. Vedrete che se impiegate il tempo ad amare i vostri cari invece che ad odiare noi che abbiamo un dio diverso dal nostro vi porterà ad abbandonare i vostri propositi di sparpagliare il vostro corpo in un luogo pubblico.

Genitori egoisti

egoisteDi recente un brillante politico di destra ha definito egoista un suo avversario perché ha deciso di avere un figlio. Quello che ha turbato maggiormente l’animo candido del nostro sottile pensatore non è tanto la realizzazione di un istinto paterno, quanto le condizioni pregresse: il politico rivale non deve avere figli perché è gay, vive con un altro uomo, ovviamente gay anche lui, e fa pubblica mostra di questa sua condizione sessuale senza lasciare intendere di vergognarsene o di volersi pentire di fronte al personale ecclesiastico autorizzato.

Già questo suo totale disprezzo della morale costituita a vantaggio della propria egoistica felicità sarebbe sufficiente a far indignare il rigoroso popolo che sostiene il brillante politico di destra, e che questo cerca di accontentare con roboanti dichiarazioni. Si sa che la morale dello stato italiano è appaltata direttamente alla chiesa cattolica, dove l’omosessualità non trova spazio se viene praticata tra adulti laici consenzienti, a differenza di quanto accade tra prelati e minorenni. Queste sono le indicazioni morali italiane; il nostro politico di destra lo sa bene e ci si attiene scrupolosamente.

Il nostro politico omosessuale di sinistra da persona egoista che è ha dimostrato invece di avere un profondo disprezzo per le tradizioni morali di questo paese, turbando un gran numero di persone per bene che lo preferirebbero solo ed infelice. Ma di recente ha veramente superato il limite: lui è il suo compagno sono ricorsi ad una tecnica non tradizionale per avere un bambino, innocente vittima della loro arroganza. Chiaramente all’estero, dove questa pratica è legale. Questo è vero egoismo: ancora una volta, il politico gay ha anteposto la sua felicità a quella del mondo intero, che ora si trova a fare i conti anche con questa spudoratezza.

Se infatti il politico di destra, con grande magnanimità e forza d’animo, si era astenuto dal commentare le pratiche private del politico omosessuale di sinistra, di fronte a questa scandalosa provocazione non ha potuto fare a meno di esternare tutto il suo disappunto. Ed è proprio in riferimento a questo episodio che ha pronunciato la sua nobile frase:

“Questo per me non è futuro, questo è disgustoso egoismo”

Certo, l’aggettivo disgustoso dipende un po’ dai punti di vista. Forse se mai il politico omosessuale di sinistra volesse commentare le abitudini sessuali di quello di destra, potrebbe definire disgustoso il suo ostinarsi a volersi accoppiare con delle femmine della sua specie. Ma tant’è, ognuno ha i suoi gusti e disgusti.

Quello che però mi fa riflettere è ancora l’egoismo. Perché parola non potrebbe essere più azzeccata di fronte alla volontà di un uomo (e di una donna, in certi casi) di diventare genitore. Certamente quello che ha mosso i sentimenti del politico di sinistra è stato proprio egoismo. Come posso dire questo? Molto semplice: perché ho due figli anch’io, avuti, ahimé, nel modo tradizionale. Non escludo che in futuro possa ricorrere a qualche tecnica proibita, giusto per indisporre più politici e vescovi possibile, ma per adesso, date le mie modeste finanze, mi sono trovato costretto a ricorrere al metodo più economico e, lo ammetto, più divertente.

I miei figli sono il frutto essenzialmente del mio egoismo. Mio e della loro madre. Quando abbiamo pensato che sarebbe stato bello avere un bambino tutto nostro, francamente il nostro pensiero non è corso alla salvezza di uno spermatozoo e di un ovulo che avrebbero fatto la stessa fine ingloriosa della stragrande maggioranza dei loro fratelli. In realtà abbiamo pensato a noi stessi con in più un bambino che ancora non conoscevamo, e a come questa cosa ci avrebbe reso felici. Abbiamo fatto un bambino per essere felici. Abbiamo pensato esclusivamente alla nostra felicità: siamo esseri egoisti.

Poi abbiamo scoperto una cosa che già sospettavamo fortemente, ovvero che una volta che si è genitori la nostra felicità dipende soprattutto dalla felicità del bambino, e quindi abbiamo dovuto aggiustare il tiro includendo anche lui nei nostri pensieri sulla felicità. Qualcuno potrebbe pensare che siamo molto generosi a prestare tutte queste cure a nostro figli, ma in realtà non c’è niente di più falso, perché non stiamo facendo altro che rispondere ai nostri istinti naturali, che ci spingono a cercare la propria felicità nella realizzazione di quella delle persone amate. Io non so se il politico di sinistra queste cose le sa, ma se non le sa sono certo che le scoprirà presto. Dal momento che si ritrova ad essere padre non potrà più pensare egoisticamente solo a come essere felice lui o a come contrariare il suo avversario, come ha fatto fino ad adesso: dovrà iniziare a pensare alla felicità del figlio. Altrimenti si accorgerà che non sarà più felice come prima. E’ il prezzo del suo egoismo, e succede con tutte quelle persone egoiste che si ostinano ad avere figli, con i sistemi più svariati.

Detto così può sembrare che la mia idea è che tutti i genitori siano egoisti. In realtà non la penso così, anzi: molti genitori sono lontanissimi dall’esserlo. Sono egoisti tutti quei genitori che fanno i figli solo quando lo desiderano, per sfogare il proprio desiderio di paternità o maternità, e che poi fanno di tutto perché siano felici. Ma non lo sono i genitori di tutti gli altri casi, ad esempio quelli che non usano sistemi anticoncezionali perché la loro religione glielo impedisce, e si ritrovano ad avere un numero indefinito di figli che poi non possono mantenere. Oppure quelli che stuprano o che vengono stuprati. In questi casi non si può parlare di egoismo. Magari si parla di stupidità o di violenza, ma non di egoismo. Sono certo che il politico di destra non avrà niente da dire, in questi casi.

Che poi a dirla tutta il politico di sinistra alla fin fine è felice di poter essere padre, e da questo momento farà di tutto per rendere felice suo figlio oltre che il suo compagno. Quell’altro politico e i suoi seguaci invece sono felici solo quando riescono ad impedire che gli altri lo siano, quando invece potrebbero tranquillamente curarsi esclusivamente dei fatti loro, o di rendere felici i propri figli o a pensare egoisticamente di farne qualora ancora non ne avessero. Credo che le persone brutte ed egoiste siano loro, dopotutto.

L’età dell’innocenza

220px-TheAgeOfInnocenceEssere padri è un po’ questo: rivivere le tappe della propria vita nella crescita dei propri figli, in un viaggio affascinante e meraviglioso attraverso le loro scoperte ed esperienze. Magari cercando di evitare che i propri figli debbano incorrere negli stessi errori, o peggio che si trovino a dover subire passivamente le stesse tare che ci sono stare iniettate nella testa, e di cui ancora sopportiamo le conseguenze.

Ed infatti eccomi qua, padre amorevole dal cuore pastafariano e dal fegato ateo, intento a compilare il modulo per la preiscrizione del nostro bambino alla scuola dell’infanzia. Quella che una volta era chiamata scuola materna, e prima ancora nell’era giurassica, quando l’abbiamo fatta noi, asilo. Solo che asilo fa brutto, con quel suono un po’ da parcheggio ed un po’ da rifugiati, mentre scuola ha tutto un sapore di apprendimento, perché quando si hanno quattro anni giocare va bene, ma meglio se lo si fa in modo intelligente e stimolante.

Ma a quanto pare non è solo giocare in modo intelligente e stimolante. Perché dal modulo salta fuori che già devo decidere se sia il caso o meno che il mio bambino a tre anni partecipi alle lezioni di educazione cattolica, o in alternativa destinarlo ad altre non ben identificate attività o portarmelo a casa. Già, in un asilo statale. Già, a tre anni. Che ancora non gli insegnano nemmeno l’italiano e la matematica, forse perché è troppo piccolo e a tre anni magari è più il caso di farlo divertire ancora un po’, povero cucciolo. Ma questo non vuol dire che debbano avere la decenza e la cortesia di risparmiargli le sue prime ore di indottrinamento forzato al credo del dio più alla moda in Italia da quell’anno infausto che è stato il 313.

Devo dire che questa conversazione l’ho già tenuta in una birreria un paio alcune ore fa, solo con toni molto meno pacati; le mie invocazioni all’altissimo hanno fatto girare un po’ di teste dai tavoli vicini, non fosse altro per il suo accostamento, tipico bresciano, ad un noto animale della fattoria. Qui cercherò di essere più formale.

Non voglio soffermarmi sulle questioni economiche, ovvero sulla pratica vergognosa di insegnanti assunti dalla curia ma pagati con i soldi di tutti, per insegnare delle cose fuori del controllo di uno stato che ha l’arroganza di definirsi laico. Quello che mi spaventa è che hanno abbassato il tiro: una volta si iniziava a sei anni a bombardarci la testa con le avventure di Gesù e la sua allegra compagnia di soli uomini. Ora, forse che i bambini sono più svegli dei loro padri, si è deciso di iniziare molto prima. Immagino che ormai a sei anni questi scolaretti siano già degli contestatori in grado di mettere in crisi un insegnante di religione che vuol parlarti di un dio con dei superpoteri degni di un eroe Marvel. Se si inizia tre anni prima, magari c’è ancora speranza che gli si possa far prendere per buona e assodata la storia del dio buono che compie miracoli a furor di popolo e che per motivi misteriosi finisce a giustificare le peggiori porcherie della storia dell’umanità, operate in suo nome. Di questo passo andrà a finire che ci chiederanno se vogliamo avvalerci del diritto di usufruire delle letture di passi scelti del vangelo direttamente sulle pance delle mamme in dolce attesa.

Chiaramente ho deciso di non avvalermi di questo importante diritto. Lo avevo già deciso da tempo, dopo lunghe riflessioni. Da un lato ho pensato che se sono quello che sono lo devo all’ostinata propaganda cattolica che siamo costretti a subire in questo stato falsamente laico, che mi ha spinto alla nausea e al rigetto. Ma d’altro lato ho pensato alla fatica che ho fatto per pulirmi il cervello da tutte queste sciocchezze del dio zombie buono che vuole salvare un’umanità bovina ed impotente. Sono certo che se terremo sgombra la mente dei nostri bambini più tempo possibile, poi avranno maturato da sé gli strumenti per respingere una storiella tanto presuntuosa quanto sciocca ed irrilevante.

Certo, la mia sembra già una forzatura da ateo che vuole togliere ad un bambino innocente la possibilità di aprire la sua mente alla conoscenza di una religione. In uno stato normale sarebbe vero. Ma non siamo in uno stato normale. E l’ora di lezione che non voglio che mio figlio segua non è l’ora di religioni, con un insegnante qualificato che espone in modo imparziale i vantaggi e gli svantaggi che si possono trovare ad aderire ad ogni religione del mondo, e soprattutto a restare atei. Purtroppo quest’ora di lezione è dedicata interamente all’indottrinamento cattolico. Non ti apre la mente alle più interessanti possibilità del momento, quali il veganesimo, il satanismo o il pastafarianesimo, ma ti chiude la testa e ti spara ad alta velocità sul primo tratto del binario del cattolicesimo, da cui scenderai comunque troppo tardi, se avrai mai questa fortuna. Non è una possibilità, ma una condanna. Quindi no.

E non sto privando mio figlio proprio di niente. Magari suona strana la parola ateo associata ad un bimbo di due anni e mezzo, ma è quello che è, da quando è nato. E dovremo tutti abituarci all’idea che tutti i bambini nascono atei, sia in Italia, che in India o a Gerusalemme, e che si ritrovano ad essere qualcos’altro è solo perché vengono costretti per via ereditaria quando sono troppo piccoli per opporsi. Io non farò così. Se un dio esiste, lo sfido a manifestarsi di persona per convincere mio figlio ad adorarlo. Ma da solo, senza nessuno squallido intermediario. Può portare tutti i cespugli ardenti che vuole, se lo ritene utile alla sua causa.

Comunque, questa è la foto di mio figlio, poco più di un anno fa:

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Quindi è evidente che le sue scelte le abbia già fatte, senza che nessuno, dio o umano che sia, gli abbia dovuto dire niente.

Il Cristo del selfie e il patrono dei pedofili

Quando si abita in centro al paese si vedono molte cose da una diversa prospettiva. Come i concerti di piazza, che mentre tutti li guardano seduti di fronte al palco, io posso vederli dalla finestra del salotto. Le prospettive più interessanti sono però quella che riguardano la chiesa cattolica, e per una volta non mi riferisco tanto all’enorme gerarchia di prelati con cui siamo rassegnati a convivere, quanto proprio all’edificio stesso.

Se infatti mi metto a guardare dalla stessa finestra che dà sul campanile che fa (o faceva, ancora non ho capito) tutto quel rumore nelle feste comandate, posso vedere il tetto della chiesa da una prospettiva del tutto particolare.. E non solo la chiesa di cui sto parlando, ma anche un’altra più vecchia e più piccola che neanche a dirlo ha un muro in comune con il mio gabinetto. Potremmo definire questo modo di guardare le chiese come la prospettiva gatto.

La chiesa dal campanile rumoroso
La chiesa dal campanile rumoroso
La chiesa appoggiata al mio gabinetto, vista in prospettiva gatto
La chiesa appoggiata al mio gabinetto, vista in prospettiva gatto

La chiesa attaccata al mio gabinetto è in assoluto la mia preferita, perché ha una caratteristica che la rende meravigliosa: è sconsacrata. Questa parola magica porta con sé vari significati, ma i più importanti sono che:

  1. ha un campanile muto: non l’ho mai sentito suonare una volta in vita mia. Se dovesse farlo, credo che mi volerebbero giù i libri dagli scaffali, quindi non voglio nemmeno pensarci. Dovrei fare causa al prete per spargimento di letteratura.
  2. il comune ce l’ha in comodato per credo una trentina d’anni, e per tutto questo periodo non ospiterà bizzarre celebrazioni, quanto più interessanti eventi mondani: mostre di quadri, incontri, proiezioni di film, concerti, cose così. A volte ci scappa il concertino di musica sacra, ma è il comune a decidere il programma, Pink_Floyd_the_Wallquindi capita anche di vederci il film The Wall o di sentirci parlare Umberto Guidoni, astrofisico non certo famoso per la frequentazione di chiese. Trent’anni non sono tanti, ma sono fiducioso che per allora tante cose saranno cambiate, e che tutti gli italiani avranno capito che il cristianesimo è solo un’invenzione e che possono tranquillamente fare a meno della religione, o sceglierne una migliore che non punti tutti sul sacrificio e sulla cieca obbedienza. Non l’islam, quindi.

Torniamo quindi all’altra chiesa, quella dal campanile rumoroso. Come si vede dalla foto, su tetto della chiesa sono visibili due delle tre statue poste in cima alla facciata. La cosa particolare è che non le si vede dal davanti, ma dalle terga. Che poi, quanti possono vedere queste statue, poste in cima al tetto di un edificio altissimo, dalle terga? Credo solo chi abita nel mio appartamento, che è abbastanza alto, ed alcuni gatti. Penso che se lo scultore avesse messo una coda di maiale alle statue non se ne sarebbe accorto nessuno.

chiesa-rumorosa-2Ed ecco che dopo anni passati ad aprire i battenti della finestra la mattina e a chiuderli la sera, finalmente vedo davvero quello che non ho mai visto: le due statue, che da davanti fanno bella mostra di sé e che le fonti ufficiali che riconoscono come le virtù teologali, da dietro offrono un’interpretazione moderna della chiesa di oggi di una precisione straordinaria.

Ed ecco quindi a voi il cristo del selfie, intento a catturare un ricordo di sé con il suo telefonino all’ultima moda:

cristo del selfie

 

ed un moderno santo patrono dei pedofili, che indossato un pesante mantello invita un fanciullo ad entrarvi, spingendolo per la testa.

santo protettore dei pedofili

 

Sono due statue scolpite nel 1800, ma per me sono il riassunto meglio concepito della chiesa cattolica di oggi. Probabilmente anche di allora, quando il papa aveva ancora un suo esercito.

Da un lato il selfie, a rappresentare l’uso massiccio dei mezzi di comunicazione più frivoli e moderni, spesso in modo autoreferenziale, per cavalcare con successo un’enorme massa di giornalisti, politici e fedeli senza coscienza o capacità critica. E’ lo sfruttamento dell’immagine di un papa così simpatico e bonaccione che dice continuamente cose con il suo divertente accento sudamericano. O le immagini di un prete che gira nelle baraccopoli invece che nei corridoi del vaticano a dare un’immagine idilliaca del sistema perverso dell’otto per mille. E’ il cristo del selfie, l’aspetto pubblico e che ci piace tanto di questa chiesa cattolica fatta di vecchi che si sforzano di piacere a noi giovani.

Dall’altro la protezione dei pedofili, a simboleggiare i continui successi della chiesa cattolica nella difesa dei soprusi dei poteri forti ai danni dei più deboli e nel mantenimento dei propri assurdi privilegi, il lato oscuro di una chiesa fatta di parole e di apparenza che mostra tutta la sua potenza quando gli viene timidamente chiesto di giustificare il vergognoso operato dei propri dipendenti, o di mettere in atto lei stessa qualcuno di quei princìpi di carità cristiana che continua a chiedere agli altri stati. La pedofilia è solo il più triste e lampante esempio di questo costante atteggiamento di prepotenza ed arroganza che vede la chiesa muoversi impunita e riverita tra le pieghe di uno stato italiano molle e ossequioso. Ecco, questo è il patrono dei pedofili.

Da casa mia non vedo il didietro della terza statua, e non posso sapere chi rappresenti. Sarà la madonna dell’otto per mille.

Ricetta e filosofia della bruschetta

Uno dei miei piatti estivi preferiti è la bruschetta. Offre talmente tanti vantaggi che ho dovuto elencarli in seguito, dopo la ricetta.

La preparazione stessa poi è talmente semplice che definirla ricetta fa pure un po’ ridere: forse è più una preparazione meccanica. Ne affronterò lo stesso i passaggi chiave, nel caso voi non siate già dei bruschettatori seriali come lo sono io.

Ingredienti ovvi

Il pane da bruschetta

Il pane da bruschetta

Un po' di pomodorini

Un po’ di pomodorini

Olio

L'aglio, comprimario non essenziale

Aglio, non essenziale

Origano

Sale, per chi ha le papille gustative rovinate

 

Preparazione

Le cose da fare in contemporanea sono due: da una parte tostare il pane, dall’altra tagliare e condire i pomodorini.

Se avete un tostapane a tempo, allora potete tostare il pane in tutta tranquillità, mentre tagliate i pomodorini. Altrimenti sappiate che l’arte di tagliare i pomodorini è talmente affascinante che rischiate di rimanere assorbiti, e di dover mangiare i vostri pomodorini tagliati alla perfezione su delle fette di pane bruciato. Insomma, attenzione. Una tostatura ideale prevede un pane croccante a sufficienza da potervi grattare sopra l’aglio ma comunque flessibile, quindi non biscottato. Se è diventato come le fette biscottate che si comprano e che si rompono anche solo a pensare di volerle tirare fuori dal sacchetto, sappiate che ad ogni morso ci sarà un contraccolpo della fetta che darà lo slancio ai pomodorini per cercare di tuffarsi nel colletto della camicia dei maschietti o nella scollatura dei vestiti delle pulzelle.

Parliamo quindi dei pomodorini. Ci sono varie tecniche di taglio.

La più intuitiva è il taglio tipo salame: si afferra il pomodorino tenendolo con tutte e cinque le dita di una mano da un lato del pomodorino, cercando di non farlo scivolare nel senso opposto (cosa non facile, date le dimensioni dell’oggetto) e sforzandosi di tagliare solo il pomodorino con il coltello impugnato nell’altra mano. Dato l’elevato rischio di amputazioni, possiamo anche definire questo procedimento come la tecnica di Capitan Uncino.

Una affascinante tecnica americana è quella del doppio piatto, descritta qui: si mettono tutti i pomodorini in un piatto piano, gli si mette sopra un piatto uguale capovolto e si passa una katana giapponese tra i due. Silvan-con-biondaUn po’ come quel gioco di prestigio in cui il Mago Silvan tagliava a metà la sua bionda assistente rinchiusa in una specie di feretro. Con un solo taglio otterrete tanti mezzi pomodorini. Sempre che i vostri siano pomodorini OGM della Monsanto, tutti di identico diametro studiato per essere uguale al doppio della profondità del piatto. Se invece sono pomodorini italiani otterrete alcuni pomodorini tagliati a metà, altri appena sbucciati su in lato o affettati più o meno a caso, altri ancora interi. Se poi il vostro coltello non taglia come la spada di Goemon il samurai, facilmente otterrete un grossolano frullato di pomodoro dal lato di uscita della lama. Ah, ricordatevi che non basta tagliarli a metà: dovrete comunque riprenderli uno a uno per ripassarli in quarti o ottavi usando una tecnica più tradizionale.

Il pomodorino, protagonista della bruschetta
Il pomodorino, ancora ignaro del suo prossimo destino

La tecnica che preferisco io è quella del taglio rotante. Funziona così: come prima cosa si taglia a metà il pomodorino sul diametro, tenendolo con le dita da ogni lato.

Il pomodorino tagliato a metà
Il pomodorino tagliato a metà

Poi si prende una delle due metà e la si appoggia con la parte tagliata sul tagliere. Si afferra quindi il mezzo pomodorino di nuovo con le dita da ogni lato e di nuovo si farà passare la lama per tagliarlo ancora in due parti. Quindi si ruotano di novanta gradi i due quarti di pomodoro, li si afferra con due dita per lato, e si dà il terzo taglio, perpendicolare ai primi due.

Mezzo pomodorino tagliato in quattro
Mezzo pomodorino tagliato in quattro

Essendo che il mezzo pomodoro è sempre stretto dalle dita da ambi i lati, non servono prese scivolose e di forza per trattenerlo, e diminuisce quindi il rischio di servire ai vostri ospiti alcune parti di voi. Inoltre alla conclusione dei tre tagli state già afferrando le parti tagliate, e potete gettarle al volo nella ciotola di servizio. Ultima cosa: durante il secondo ed il terzo taglio potete far scorrere leggermente tra loro le parti lungo il taglio appena eseguito, di modo da assicurarvi che questo sia stato completo, e che non siano ancora attaccate tra loro da un pezzetto di pelle. Insomma, senza troppo sforzo si riesce a garantire un servizio eccellente in pochi secondi a pomodorino.

La ciotola dei pomodorini già tagliati e conditi
La ciotola dei pomodorini già tagliati e conditi

Una volta che avete riempito una ciotola come quella della foto, potete metterci l’olio, l’origano e se proprio volete il sale. Con una ciotola come quella della foto accanto si possono riempire circa due bruschette come quelle delle foto sopra, o quattro mezze bruschette come quella della foto sotto. Questo per evitare la spiacevole situazione di avere del pane scondito o troppi pomodorini di avanzo, e quindi degli ospiti contrariati.

Mezza bruschetta condita, pronta da infilare in bocca
Mezza bruschetta condita, pronta da infilare in bocca

Il servizio poi viene fatto proponendo all’ospite di occuparsi delle fasi finali di preparazione, che poi sono la grattatura dell’aglio sulla fetta e lo spargimento dei pomodorini. I motivi sono vari, ma principalmente che a non tutti piace l’aglio nella stessa misura, e che se lasciate troppo i pomodorini sulla fetta questi sbrodolano sul pane e vi ritrovate a servire ai vostri ospiti una specie di zuppa fredda su pane molle.

 

I vari motivi che rendono interessante questo piatto

  1. E’ divertente da preparare e consumare. In particolare la seconda cosa è importante, perché un cibo con cui il consumatore deve interagire con perizia ha il suo perché. Magari rievoca un po’ i nostri istinti di cacciatori/raccoglitori, chissà. Certo, funziona meno con gli anziani più tradizionalisti, specie se hanno il Parkinson, ma se si tratta di un aperitivo in piedi o cose del genere, allora fa la sua figura. L’abilità del consumatore non sta solo nello strofinare la giusta quantità di aglio e nello spargere dei pomodorini sopra una fetta di pane, ma anche nel dominare questi elementi mentre li si azzanna: se non si è sufficientemente attenti e capaci è facile che i pomodorini, che conservano parte della forma sferica originale, finiscano per rotolare un po’ ovunque, con grande ilarità degli altri commensali.
  2. E’ vegano. Già: se non ci aggiungete ingredienti impropri tipo mozzarella, tonno o altri derivati animali, rimane un piatto vegano, del tipo però che piace anche ai carnivori. Un piatto vegano con la straordinaria caratteristica di non avere ingredienti tristi o surrogati come la soia, il veg-formaggio, il non-uovo o così via. Potremmo definirlo un piatto vegano per sbaglio, o in incognito. Anche la birra, ricordiamo, è vegana, come la quasi totalità degli alcolici. Voglio sperare che questo punto non sia fonte di rifiuto o disagio agli integralisti della macellazione.
  3. E’ crudo (I). Quindi ad esclusione del tostapane, non dovete scaldare casa vostra accendendo forni o fuochi. D’estate è un aspetto da non trascurare.
  4. E’ crudo (II).  Altro aspetto interessante delle cose crude: non tutti sanno che molte vitamine sono delicate, e se ne vanno con la cottura. Si evita che le cose più buone rimangano attaccate alla padella o si distruggano nell’ambiente: se si mangia un ortaggio crudo lo si assimila al 100% delle sue potenzialità, Magari è il caso di lavarlo più che bene, per evitare di assimilare anche degli ospiti indesiderati. Se sono ospiti del tipo visibile il vostro piatto sarà anche più nutriente, ma non rispetta più il punto 2. Se invece sono del tipo invisibile, allora auguratevi che la loro popolazione non sia sufficiente per uccidere i vostri ospiti, o per fargli venire il mal di pancia. Vi fareste una brutta fama, e la loro sopravvivenza all’esperienza non sarà sufficiente a dargli desiderio di tornare ad essere vostri ospiti.
  5. E’ molto buono, direi buonissimo. E’ croccante per il pane, e sguscioso per i pomodorini. E’ caldo sotto e fresco sopra. E’ un piatto perfetto.
  6. E’ sano: segue alla perfezione le linee guida dell’INRAN. Non contiene grassi saturi (sempre che non abbiate comprato le bruschette in una friggitoria bavarese), non fa alzare il colesterolo. Magari non lo consiglio come piatto unico se siete in pausa pranzo e di lavoro fate il muratore, ma credo che non ci sia bisogno di dirlo.

Gli ultimi due punti in particolare hanno tutta l’aria di violare il primo postulato di Pardo, secondo cui le cose buone della vita sono illegali, immorali o fanno ingrassare. Per questo ho dovuto aggiungere il paragrafo seguente.

Un unico motivo che rende immorale questo piatto

Mangiare bruschette in Italia è legale, e ho già detto che non fa ingrassare. Ma ci sono buone possibilità che delle persone siano morte per raccogliere i pomodorini, quindi questo piatto è immorale.

Non sempre, certo: potreste aver coltivato i pomodorini in autarchia nell’orto o sul terrazzo, imponendovi dei ritmi di raccolta non massacranti. Io li ho avuti da un’amica che è tornata dalle sue vacanze in costiera amalfitana, dove i suoi generosi parenti le hanno dato grandi quantità di ortaggi e che lei ha poi distribuito in parte agli amici polentoni; per una volta posso dire di avere la coscienza a posto: la mia bruschetta è pulita. Ma tutte quelle volte che sono andato semplicemente al supermercato a fare la spesa per comprare una bella vaschetta di pomodorini, allora non ho fatto altro che incoraggiare un mercato orribile che si appoggia sul benestare di tutti, me compreso, in una situazione del tutto simile allo schiavismo.

De-Strobel La raccolta del pomodoro 1924
De-Strobel La raccolta del pomodoro 1924

Il problema è noto, perché fa parte di quei problemi stagionali che i nostri politici risolvono all’italiana, ovvero facendo un gran polverone di promesse fino alla fine della stagione, sperando che la situazione o si risolva da sola entro l’anno seguente, o al massimo ci sia stato un cambio di governo in tempo per poter incolpare qualcun altro dell’ennesima disgrazia.

Al padiglione Italia dell’Expo sicuramente non si parla delle 13 vittime di quest’estate per la raccolta degli ortaggi del Sud Italia, probabilmente si è preferito fare leva su altri aspetti della nostra agricoltura di cui andare più fieri.

Non voglio nemmeno stare qui a raccontare queste cose già dette e scritte da tutte le parti da gente pagata per farlo, se non per dire che trovo terribile come la vita e la dignità di un essere umano pesi di meno di un prezzo finale pagato al supermercato. Come se io che compro questi pomodorini non possa essere felice di pagarli un prezzo equo, a condizione che chi li raccoglie possa farlo nel rispetto dei suoi diritti e della sua dignità di essere umano.

E non è solo una questione di pomodorini: è anche il mobile della celebre multinazionale dell’arredamento, o il pacco consegnato dal gigante americano dell’e-commerce, o il succoso panino multistrato della nota catena alimentare, e così via. Ovunque si guardi c’è un grande sistema che fa di tutto per accontentare il consumatore a spese del dipendente. Magari non è così per chi raccoglie i pomodorini, che difficilmente arrederà la sua rovente baracca di lamiera con mobili svedesi o oggetti ordinati in Internet, ma normalmente i dipendenti di un’azienda sono i consumatori dei beni o dei servizi di un’altra; mi chiedo quindi che senso abbia fare questa gara assurda sulla pelle dei propri dipendenti, e se è normale che continuiamo a premiare questo sistema che ci piace tanto quando consumiamo, ma che ci massacra quando ne facciamo parte.

Mi è passata la voglia di bruschetta.